Il 18 aprile 2026 la comunità della valle Camonica si è ritrovata unita a Cividate per celebrare e ricordare, a cinquant’anni dalla scomparsa, Don Carlo Comensoli, figura profondamente radicata nella storia e nel cuore del territorio. Una giornata intensa, partecipata, in cui memoria e presente si sono intrecciati nel segno della riconoscenza e della responsabilità.
La cerimonia si è aperta in Piazza Fiamme Verdi con un momento semplice ma carico di significato: la deposizione di un omaggio floreale. Subito dopo, le voci degli studenti hanno dato vita all’Inno d’Italia, restituendo emozione e speranza attraverso un coinvolgimento autentico. Proprio i più giovani sono stati protagonisti, raccontando con sensibilità e impegno la vita e i valori di Don Comensoli, dimostrando quanto la memoria possa diventare viva e concreta.
Il corteo, accompagnato dalla banda, ha attraversato il paese fino al monumento ai Caduti, dove il silenzio e i gesti solenni hanno reso omaggio a chi ha sacrificato la propria vita per la libertà. La celebrazione è proseguita con la Santa Messa, momento di raccoglimento e riflessione condivisa.
Al centro degli interventi, il significato profondo del 25 aprile: non solo una ricorrenza storica, ma una conquista costruita attraverso sacrifici, scelte difficili e coraggio quotidiano. In questo contesto, la figura di Don Carlo Comensoli è emersa con forza: sacerdote, guida morale, partigiano e primo sindaco del dopoguerra, capace di trasformare la fede in azione concreta, accogliendo, proteggendo e resistendo senza mai tradire i propri valori, neppure di fronte alla prigionia e alle torture.
Le parole pronunciate dal presidente della FIVL Roberto Tagliani, hanno richiamato il senso più autentico della Resistenza: un’esperienza collettiva fatta di gesti silenziosi, di aiuto reciproco, di persone comuni che, insieme, hanno scelto di non voltarsi dall’altra parte. Un’eredità preziosa, che oggi interpella soprattutto le nuove generazioni.
È proprio a loro che è stato rivolto l’invito più forte: custodire questa memoria non come qualcosa di lontano, ma come una radice viva, da cui trarre forza per costruire il futuro. Perché la libertà, la pace e la democrazia non sono mai acquisite per sempre, ma vanno rinnovate ogni giorno, con consapevolezza e impegno.
Una giornata che non è stata solo commemorazione, ma esperienza condivisa, capace di unire la comunità attorno a valori che restano, oggi come allora, essenziali.






