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Limen, memoria e impegno: sulle montagne di Bienno per ricordare la Resistenza

Domenica 12 luglio 2026 si è rinnovato il tradizionale appuntamento a Limen, sui monti di Bienno, luogo simbolo degli albori della Resistenza camuna. Una giornata dedicata alla memoria di quanti, dopo l’8 settembre 1943, scelsero di opporsi al nazifascismo e di aiutare chi fuggiva dalla guerra, dalla prigionia e dalla persecuzione.

Proprio a Limen, nella baita dove il professor Luigi Coccoli, la moglie Irene, Luigi Ercoli e alcuni giovani volontari iniziarono ad accogliere fuggitivi provenienti dai campi di prigionia, soldati sbandati e giovani renitenti alla leva, prese forma una rete di solidarietà destinata a diventare uno dei primi nuclei della Resistenza in Valle Camonica.

Quegli uomini arrivavano dopo lunghi e difficili percorsi attraverso le montagne, affamati, stanchi e privi di tutto. A Limen trovarono accoglienza, cibo, abiti e soprattutto persone disposte ad aiutarli a mettersi in salvo e a fare ritorno alle proprie famiglie. La solidarietà di singoli cittadini e di intere comunità contribuì così alla nascita di una rete organizzata che avrebbe dato vita alla Resistenza camuna e, successivamente, alle formazioni delle Fiamme Verdi.

In questo percorso ebbe un ruolo importante anche don Carlo Comensoli, originario di Bienno e allora parroco di Cividate, che favorì i rapporti tra Luigi Ercoli e gli ambienti bresciani dell’Oratorio della Pace impegnati nell’organizzazione delle Fiamme Verdi. Don Carlo ne divenne guida spirituale e ospitò il comando nella canonica di Cividate.

La manifestazione, promossa dal Comune di Bienno, dalle associazioni ANPI, Fiamme Verdi e ANEI, in collaborazione con il Gruppo Alpini, ha voluto ricordare Luigi Ercoli, Lionello Levi Sandri e tutti i partigiani e le staffette che operarono su queste montagne nella Brigata Ferruccio Lorenzini – Divisione Tito Speri.

Il riconoscimento alle donne della Resistenza

Quest’anno la giornata ha assunto un significato particolare con la consegna degli Attestati di Benemerenza alle donne di Bienno che si distinsero nella Resistenza. Un riconoscimento rivolto a figure spesso rimaste nell’ombra, ma fondamentali per sostenere la lotta di liberazione.

Le donne furono infatti una presenza silenziosa e capillare: madri, sorelle, mogli, figlie e donne comuni che garantirono collegamenti, assistenza, protezione e aiuto ai partigiani, affrontando spesso rischi enormi e mettendo in gioco la propria vita.

La benemerenza è stata assegnata a Maria Morandini; Giacomina e Maria Ercoli; Letizia Pedretti; Chiara Fostinelli e Teresa Vezzoli; Marianna, Marta e Rosa Bellicini; Caterina Bellicini; Giovanna Bellicini; Margherita Morandini; Giovanna, Angela e Giuseppa Felici.

Durante la cerimonia è stato ricordato in particolare il sacrificio di Maria Morandini, uccisa dal fuoco di una mitragliatrice tedesca mentre cercava di avvisare alcuni partigiani dell’arrivo di un rastrellamento nazifascista.

Il riconoscimento alle donne ha rappresentato anche un invito a riscoprire il valore della responsabilità individuale. Come è stato sottolineato nel corso della giornata, di fronte all’ingiustizia non voltarsi dall’altra parte è una scelta, così come lo furono le scelte compiute da quelle donne e quegli uomini che, negli anni più bui della guerra, decisero di aiutare chi aveva bisogno.

Una memoria che parla al presente

L’orazione ufficiale è stata affidata a Massimo Pionelli, del Direttivo Provinciale delle Fiamme Verdi di Brescia, che ha proposto una riflessione sul significato della presenza a Limen a distanza di oltre ottant’anni.

Il nome stesso di Limen, inteso come “confine” o “soglia”, è stato interpretato come il simbolo della scelta compiuta da tanti giovani che decisero di oltrepassare il confine dell’indifferenza e di opporsi alla violenza e alla dittatura.

La riflessione ha richiamato anche i valori della Costituzione italiana, nata dal sacrificio di uomini e donne che combatterono per costruire un’Italia libera e democratica. In particolare, è stato ricordato l’articolo 3, che afferma il principio della pari dignità sociale e dell’uguaglianza e richiama la responsabilità della Repubblica nel rimuovere gli ostacoli che limitano la libertà e l’uguaglianza dei cittadini.

La memoria della Resistenza, dunque, non può essere soltanto celebrazione del passato, ma deve diventare uno stimolo per il presente: un invito a prendersi cura degli altri, a contrastare le disuguaglianze e a difendere concretamente i valori di libertà, giustizia, pace e democrazia.

Nel corso dell’orazione è stato ricordato anche il significato del motto “I care”, reso celebre da don Lorenzo Milani, come espressione opposta all’indifferenza: “mi importa”, “mi sta a cuore”. Un atteggiamento che, secondo il messaggio della giornata, deve guidare anche oggi le scelte individuali e collettive.

“Ribelli per amore”

A concludere la giornata è stata la celebrazione della Santa Messa in suffragio dei Caduti della Resistenza e di quanti sono “andati avanti”, officiata dal parroco dell’Unità Pastorale, Monsignor Marco Domenighini.

Nella sua omelia è stato ricordato come la partecipazione alla Resistenza non fosse stata una scelta improvvisata, ma il risultato di un percorso di maturazione vissuto da molti giovani all’interno delle comunità e dell’Azione Cattolica. Una lotta armata che, per quei giovani, non nasceva dall’odio, ma dalla volontà di difendere la dignità dell’uomo, sostenuta anche dall’impegno di numerosi sacerdoti locali.

È in questo senso che assume particolare forza l’espressione “Ribelli per Amore”: uomini e donne che seppero trasformare i propri ideali, la propria fede e la propria attenzione verso gli altri in solidarietà concreta e, quando necessario, in impegno nella lotta di liberazione.

La giornata si è conclusa con la lettura della Preghiera del Ribelle, affidata al giovane Michele Panteghini, neo iscritto all’Associazione Fiamme Verdi.

Tornare ogni anno a Limen significa quindi rinnovare una memoria, ma anche raccogliere un’eredità. Quella di una comunità che, nel momento più difficile, seppe scegliere da che parte stare. Ricordare quelle donne e quegli uomini significa mantenere viva la consapevolezza che la libertà, la democrazia e la dignità non sono conquiste scontate, ma valori da custodire e difendere ogni giorno.