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Invito alla presentazione della ristampa anastatica de “I Quaderni del Ribelle”

L’Associazione «Fiamme Verdi» di Brescia è lieta di invitare la S.V. alla presentazione del volume

I «Quaderni del ribelle». Ristampa anastatica della serie completa (1944-1945)

a cura dell’Associazione «Fiamme Verdi» di Brescia

in collaborazione con l’Archivio storico della Resistenza bresciana e dell’Età contemporanea

dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Brescia

con il sostegno della Provincia di Brescia

e con il patrocinio della F.I.V.L. – Federazione Italiana Volontari della Libertà.

La presentazione si terrà

venerdì 14 settembre 2018 alle ore 17:30

Saletta Sant’Agostino, Palazzo Broletto, Piazza Paolo VI – Brescia

Interverranno:

Pier Luigi Mottinelli, Presidente della Provincia di Brescia

Roberto Tagliani, Associazione «Fiamme Verdi» Brescia / F.I.V.L.

Rolando Anni, Archivio storico della Resistenza bresciana e dell’Età contemporanea

*   *   *

A due anni di distanza dalla ristampa anastatica della serie completa di «Brescia Libera» e «il ribelle» (1943-1945) l’Associazione “Fiamme Verdi” di Brescia prosegue il suo progetto di rivalutazione dei valori del movimento resistenziale con la ristampa dei «Quaderni del ribelle» (1944-1945). Si tratta di undici fascicoletti, stampati e diffusi clandestinamente, nei quali sono raccolte testimonianze preziose, talora pungenti e polemiche ma sempre attualissime nella difesa e promozione dei princìpi che furono alla base della “pedagogia della libertà e della responsabilità” del mondo resistenziale cattolico, portata avanti dagli artefici di quella straordinaria stagione di impegno; testimonianze oggi pressoché inattingibili, a causa dello stato di precaria conservazione degli originali.

La ristampa, resa possibile grazie alla collaborazione dell’Archivio storico della Resistenza bresciana e dell’Età contemporanea dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia e realizzata con il sostegno della Provincia di Brescia, rende nuovamente disponibili contenuti e riflessioni, offrendole alla meditazione e all’educazione delle generazioni vecchie e nuove.

In questo delicato momento storico, segnato dal costante riemergere di rigurgiti d’intolleranza fascista, i semplici fogli di questi «Quaderni» vogliono essere, nelle intenzioni dei promotori, una risposta valoriale e nonviolenta al risollevarsi di atteggiamenti di razzismo, d’intolleranza, di rivendicazione sovranista, di egoismo sociale e politico, di ricerca del capro espiatorio da abbattere a ogni costo, che furono il primo nutrimento del fascismo, che proprio perseguendo quella linea ideologica condusse l’Italia verso le tragedie della dittatura e della guerra.

La cittadinanza è invitata ad intervenire alla presentazione.

Coordinamento Provinciale “Fiamme Verdi”, Brescia

Il resoconto della giornata in Mortirolo – 2 settembre 2018

In una domenica che è parsa preannunciare l’imminente autunno, si è tenuta in Mortirolo, presso la Chiesetta di San Giacomo, la cerimonia annuale, organizzata dall’Associazione FFVV e dall’infaticabile Ezio Gulberti , per commemorare le vicende belliche e umane che proprio in questa località si svolsero nella primavera del 1945.

I numerosi accorsi, le autorità civili, militari e religiose, si sono stretti in un atto di memoria doveroso, sentito e partecipato, e hanno saputo riscaldare l’atmosfera, a dispetto del grigiore del cielo e della pioggia.

La cerimonia ha preso ufficialmente il via con l’istituzionale alzabandiera, al quale è seguita la S. Messa celebrata da Monsignor Tino Clementi, nome caro all’associazione FFVV, che ha saputo trovare, come di consueto, parole capaci di toccare il cuore, volte a rinfrancare la volontà di fede e di fiducia dell’uomo verso Dio e verso ogni prossimo. In questa occasione ha concelebrato Padre Mario Bongio, frate dell’Eremo dell’Annunciata e Cappellano Militare degli Alpini di Sondrio. Ad accompagnare la messa e l’intera cerimonia il Coro Voci della Libertà, nato dalla collaborazione dei 4 cori camuni di Edolo, Sellero, Breno e Borno, diretto dal maestro Piercarlo Gatti.

Al termine della santa celebrazione hanno trovato spazio i discorsi ufficiali. Dopo il saluto del prof. Roberto Tagliani, portavoce ufficiale dei saluti della cara Agape Nulli Quilleri e vicepresidente della FIVL, ha dato il benvenuto il Sindaco di Monno Dott. Roberto Trotti e quindi l’oratore ufficiale, prof. Filippo Perrini, presidente della Cooperativo cattolico-democratica di cultura di Brescia, attiva da più di 40 anni nella difesa e nella diffusione dei valori della libertà di pensiero, di impegno civile e di democrazia. Nel discorso chiaro e appassionato del prof. Perrini hanno trovato largo spazio i termini Europa, libertà, democrazia e rispetto, nella diversità, dell’identità di ogni uomo.  

Infine, a chiusura delle orazioni ufficiali, è stato proprio Ezio Gulberti, presidente delle FFVV e membro dell’Ecomuseo della Resistenza in Mortirolo, a ringraziare quanti hanno partecipato, in maniera sentita, all’appuntamento, ormai consueto e atteso. Ezio ha sottolineato che l’associazione FFVV nacque proprio nel 1945, all’indomani del termine delle vicende belliche e resistenziali, e il primo ritrovo celebrativo e commemorativo in Mortirolo si tenne appunto il 25 luglio del 1945.

Oggi i partigiani reduci sono,  purtroppo, pochi: erano presenti ieri, tra gli altri, la staffetta Rosi Romelli e il combattente Rocco Ramus.  Tuttavia resta vivo il dovere della memoria, nell’accezione dello scrittore Primo Levi, ovvero di tramandare nomi, volti, fatti alle generazioni future, impedendo loro di voltarsi altrove, ma guidandoli a capire il passato, un passato radicalmente legato al presente e garanzia di un futuro che sa ancora di speranza, di occasione da cogliere.

In coda alla manifestazione una delegazione di Sindaci e autorità militari e quanti hanno voluto accodarsi, si è recata presso la località Albero Alto al cippo in ricordo del Maresciallo Tosetti. E’ stato proprio il Tenente Colonnello Salvatore Malvaso, da oggi cittadino onorario Brenese, pronto a lasciare la Valle Camonica per nuovi incarichi, a deporre la corona di fiori in memoria dell’illustre predecessore, con parole dense di commozione verso la terra e la gente camuna, e a quanti, nella recente storia, questa terra e questa gente le hanno amate, profondamente, fino al sacrificio della vita stessa.

Ancora una volta, ritrovarsi la prima domenica di settembre in Mortirolo, è stata più di una semplice commemorazione, è stato un vero e proprio passo nella Storia, con la S maiuscola perché è la Storia delle storie degli uomini, profondamente umani, piccoli, talvolta deboli o imperfetti, ma disposti a farsi carico di un destino più grande, portandolo sulle spalle, con la responsabilità di darne conto ai discendenti, nel testamento ideale che tiene legati i padri ai figli; ma oggi il passaggio di testimone si fa ancora più urgente, pressante in un mondo che, troppo spesso, pare avere smarrito la memoria.

Di seguito l’orazione ufficiale, tenuta dal professor Filippo Perrini.

“Sono commosso per essere con voi in questo luogo altamente simbolico – dove si tenne la più grande battaglia campale sostenuta dalla Resistenza in Italia – , essendo stato educato da mio padre agli ideali antifascisti e a una profonda ammirazione verso la Resistenza delle Fiamme Verdi.

Sono stato invitato quale presidente della Cooperativa Cattolico-democratica di Cultura (Ccdc), che in oltre 40 anni di attività ha più volte realizzato iniziative che vogliono tenere desta l’attenzione sui valori della Resistenza, sulle donne e gli uomini assassinati dai nazifascisti per motivi politici o razziali (con la posa di decine di pietre d’inciampo) e sul pericolo, mai completamente annullato, di un possibile ritorno a sistemi autoritari e illiberali.

Cronologicamente noi italiani col termine Resistenza indichiamo il periodo che va dall’8 settembre 1943 al 25 aprile 1945, anche se in Alta Vallecamonica si combattè fino al 2 maggio. In quei 20 mesi si rimise in moto la storia dell’Italia:

  • con la Resistenza l’Italia visse, a livello di popolo, la sua grande “rivolta morale”;
  • riscoprì un più alto senso della Patria, in antitesi al bellicismo fascista;
  • vide la sua gente progressivamente impegnarsi in una scelta politica che faceva sue le ragioni dell’antifascismo e della democrazia;
  • si ricongiunse finalmente all’Europa dei popoli che insorgevano contro la dominazione nazista.

La Resistenza italiana infatti si inserisce, sia pur con caratteri propri, nel più vasto quadro della resistenza europea, che ebbe inizio ben prima dell’8 settembre in Francia, Olanda, Norvegia, Belgio, Danimarca, Polonia, Grecia, Jugoslavia, Cecoslovacchia, Russia, Romania, Ungheria, Bulgaria, Albania, ma anche – ed è stata la Resistenza più ardua e più lunga temporalmente – nella stessa Germania.

Parlare di Resistenza significa infatti parlare di un movimento e di un fatto che investì l’intera Europa. Resistere significò rifiutare moralmente e politicamente il nazifascismo e, di conseguenza, scendere in campo contro gli occupanti nazisti e contro i governi e le forze che con loro collaborarono.

I partigiani di tutta Europa che si opposero al totalitarismo nazifascista salvarono per tutti noi quell’idea di Europa per cui, come notò nell’Ottocento François Guizot, «nessun europeo potrebbe essere completamente esule in alcuna parte d’Europa».

L’Europa è infatti multisignificante e multiforme e non monistica e uniforme. La libertà nasce dalla impossibilità per una sola forza di soffocare le altre e l’Europa è il continente in cui tale impossibilità accompagna tutta la sua storia, da Serse a Hitler. La libertà è così diventata, nello stesso tempo, il risultato della storia d’Europa e il valore che caratterizza la nostra civiltà. Il tentativo di assoggettare tutta la realtà a un solo potere, a un solo principio, a una sola razza, a una sola ideologia è stato tentato, e più volte, nel passato; ma è sempre provvidenzialmente fallito, e il tentativo più colossale, quello operato nel secolo scorso dalla barbarie totalitaria, è sprofondato nella sconfitta e nell’ignominia.

L’Europa ha potuto resistere alle violente negazioni della sua civiltà generate dal suo interno, e farsi portatrice di libertà nel mondo, perché il messaggio religioso che l’ha fecondata, il Vangelo, porta dentro di sé inequivocabilmente il principio stesso della pluralità delle sfere della vita.

A questi valori si ricongiunge la Fiamma Verde Bortolo Fioletti (Poldo) di 19 anni, ucciso in battaglia dai tedeschi il 1° maggio 1945 a Monno nell’ultima battaglia in Alta Vallecamonica: “Cara mamma, non piangere per me. Perdonami e pensa se io fossi tra coloro che martirizzano la nostra gente… Io sono qui per nessun altro scopo che la fede, la giustizia e la libertà, e combatterò sempre per raggiungere il mio ideale… Presto verremo giù, e vedrai che uomini giusti saremo”.

Non diversamente Teresio Olivelli, il nostro santo delle Fiamme Verdi, nel secondo numero del Ribelle datato 26 marzo 1944 a firma Cursor, scrive: “A questa nuova città noi aneliamo con tutte le nostre forze, più libera, più giusta, più solidale, più cristiana. Per essa lottiamo: lottiamo giorno per giorno perché sappiamo che la libertà non può essere elargita dagli altri. Non vi sono liberatori. Solo, uomini che si liberano… Lottiamo anche perché sappiamo di essere l’esercito reale della nazione e dell’umanità”.

La consapevolezza che la lotta partigiana è una lotta per gli ideali europei è presente fin dall’inizio. Esaminando la stampa clandestina, si constata quanto fosse viva in quelle pubblicazioni la coscienza che la nuova Italia non poteva avere un futuro libero e degno se non in un’Europa riconciliata, decisa a costruire giorno dopo giorno la sua unità politica ed economica. Riporto due citazioni. “Sapremo perdonare anche ai tedeschi – si legge nel primo numero di Risorgimento liberale del 18 agosto 1943 – quando saremo nella comunità di un’Europa libera e civile. Ad un’Europa libera e civile, affratellata nello sforzo di civile rinascita, tendono le speranze di tutto il nostro popolo”. E nel maggio 1944, in piena clandestinità, L’unità europea aveva scritto: “Alla fine di questa guerra l’unificazione dell’Europa rappresenterà un compito possibile ed essenziale: il solo capace di far cessare per sempre la guerra fra i popoli del nostro continente e di ridare alla sua storia un nuovo significato, un ruolo più alto”.

Questa coscienza europea è stata corroborata dalla collaborazione tra i ribelli di tutte le nazionalità europee nei campi di concentramento nazisti e nei campi di battaglia.

Rinchiusi negli stessi campi, i rappresentanti delle tre Chiese cristiane -  cattolici, evangelici e ortodossi – riscoprirono la comune identità nel Vangelo e tornarono a riconoscersi fratelli, avendo compreso che l’era razziale, se fosse stata vittoriosa, avrebbe cancellato l’era cristiana. Lo ricordò la Fiamma Verde Carlo Manziana, deportato a Dachau insieme ad altri 2.500 ecclesiastici e poi Vescovo di Crema, in una memorabile conferenza tenutasi presso i Padri filippini della Pace nel 1977 su invito della Ccdc. Nel lager cominciò il suo cammino il movimento ecumenico, che avrebbe segnato profondamente la seconda metà del secolo XX, contribuendo altresì a preparare in campo cattolico la svolta del Concilio Vaticano II.

I partigiani italiani caduti o giustiziati combattendo nei movimenti di liberazione all’estero sono stati più di 30.000. Si tratta di militari sorpresi dall’armistizio in altri Paesi (Albania, Grecia, Jugoslavia, isole dello Ionio e dell’Egeo, Francia).

Ma anche molti cittadini europei combatterono per la liberazione dell’Italia dal nazifascismo, sia nelle truppe alleate sia nel movimento partigiano.

Sul Mortirolo, tra le 317 Fiamme Verdi che respinsero in due epiche battaglie circa 2.000 militi fascisti della famigerata Legione Tagliamento e delle SS italiane appoggiati dall’artiglieria tedesca, combatterono sette polacchi, due francesi e due jugoslavi.

E tra i 25 eroi della Brigata Schivardi, morti per noi nell’Alta Valle Camonica, ricordiamo con commozione anche il francese Charles Douard e il russo Stefan Rudienko.

Uno dei grandi insegnamenti della stagione resistenziale è stato quello di congiungere coscienza nazionale e libertà, amor patrio e fervide aspirazioni europeistiche. E questi ideali, solo in parte realizzati, hanno assicurato all’Europa 70 anni di pace, cosa che non si era mai attuata nella più che millenaria storia conosciuta del nostro continente.

È un insegnamento a mio parere quanto mai attuale e che non dobbiamo dimenticare in un momento in cui si affacciano nuovi nazionalismi e razzismi”.

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Il nostro grazie a Guerino

Il nostro Guerino Berneri, il partigiano “Guerra”, è andato avanti. Nativo di Corteno, classe 1927, fu il più giovane partigiano del gruppo di Fiamme Verdi che difese il Passo del Mortirolo durante l’inverno 1944-45 e la primavera del 1945, dalla stagione delle battaglie fino alla Liberazione.

Per tutta la sua vita ha testimoniato, sostenuto e difeso i valori per i quali, fin da giovanissimo, era salito in montagna ed era diventato“ribelle per amore”. Con il suo carattere schivo e un po’ burbero, Guerino è stato un grande e generoso amante della Libertà, quella con la “L” maiuscola, perché declinata insieme alla Giustizia, alla Solidarietà, alla Pace.

Rispettato da tutti, amatissimo in Valle Camonica, aveva una speciale simpatia per i ragazzi e per i giovani, con i quali non si stancava mai di parlare, raccontare, discutere. Per molti anni è stato tra i più stretti collaboratori del compianto presidente Ermes Gatti; più volte Consigliere Nazionale F.I.V.L. (Federazione Italiana Volontari della Libertà), dal 2009 era Consigliere Provinciale e Alfiere Provinciale dell’Associazione “Fiamme Verdi”.   In particolare, Guerino ha svolto l’incarico di alfiere con tenacia e impegno, partecipando a tutte le manifestazioni organizzate dalle FF.VV., dalle associazioni partigiane e dalle diverse realtà del mondo istituzionale e associativo, in città, in provincia e fuori provincia.

Con lo sguardo severo ma bonario, il fazzoletto verde, l’inseparabile cappello da alpino e il labaro delle FF.VV. stretto tra le mani, Guerino è stato una presenza insostituibile di questi settant’anni di libertà.

Grazie, Guerino, per tutto quello che hai fatto nella tua lunga e generosa vita; ora che sei lassù, continua ad accompagnarci, insieme ai tanti che ti hanno preceduto, lungo il cammino della Libertà.

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Perchè andiamo in Mortirolo?

Questi sono giorni di riflessione sul significato di questo nostro “pellegrinaggio” che ogni anno facciamo, quasi per “ricaricare le batterie” della nostra coscienza civile e riprendere lo slancio delle attività associative. E quasi naturalmente tornano alla mente alcune parole che Don Riccardo Vecchia  ripeteva nella sua cucina di Molinetto, seduto sulla poltrona dalla quale ormai non riusciva più ad alzarsi da solo, quasi 10 anni fa. Poche settimane dopo la morte di Ermes Gatti, ripeteva quasi ossessivamente: “Non dimenticatevi delle Fiamme Verdi!“  È una frase che ha ripetuto tante volte, a tutti quelli che aveva chiamato a rimetter mano all’associazione dopo la scomparsa del presidente.

Quando ascoltavamo quelle parole, fieri del ricordo dei nostri partigiani, pensavamo che don Riccardo volesse soprattutto che non si disperdesse la memoria dell’autenticità di quel momento storico, vissuto dai partigiani autonomi di ispirazione cattolica.

Ma, guardandole con gli occhi di oggi e meditandole con la mente di oggi, quelle parole forse volevano dire qualcosa di più. Volevano dire a noi e a tutti di non perdere il metro di giudizio “generoso e severo”, per usare le parole di Teresio Olivelli, con il quale misurare la coscienza della nostra società.

Quello che sta succedendo in queste settimane, in questi giorni, l’odio, il rigurgito di slogan e di parole d’ordine, ma soprattutto il riemergere e l’espandersi di modi di pensare lo “stare insieme in una società” che, consapevolmente o inconsapevolmente, si ispirano a quelli del fascismo, ci fa pensare che Don Riccardo ci ammonisse a continuare la lotta che più di settant’anni fa i nostri partigiani avevano combattuto, e vinto. Una lotta contro il fascismo, che, come vediamo, è sempre pronto a risorgere e a riemergere dell’egoismo delle persone e della società. “Non dimenticarsi delle Fiamme Verdi” significa non dimenticarsi che spetta a noi occuparci delle ingiustizie, della sopraffazione, della violenza, dell’egoismo becero e villano, del “me ne frego” usato come chiave di lettura dei problemi complessi del mondo di oggi. Spetta a noi combatterle e proporre valori diversi, giusti e benedetti col sangue dei martiri. 

Ecco perché andiamo in Mortirolo: andiamo ad ascoltare le voci di chi, prima di noi, ha sentito come un suo dovere morale combattere contro questo pensiero, questa azione, questo modo di intendere la società.

Sta a noi, alla nostra coscienza e al nostro impegno proseguire quella lotta.

Buon Mortirolo a tutti.

L’invito alla manifestazione del Mortirolo – 2 settembre 2018

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RISPETTARE LE REGOLE DELLA COSTITUZIONE

L’Associazione “Fiamme Verdi” di Brescia e l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia di Brescia esprimono preoccupazione per l’aspro scontro portato a livello delle massime istituzioni della Repubblica e condannano nettamente gli attacchi personali, le minacce e le intimidazioni indirizzate al Presidente Sergio Mattarella.

Per questo, chiedono a tutti di ricondurre il confronto al ragionamento sul merito dei gravi problemi che il popolo italiano deve affrontare, ancorandolo alle norme della Costituzione, che regolano, guidano e disciplinano le pratiche della democrazia.

La Legge Fondamentale, figlia diretta della Resistenza antifascista, non solo enuncia e rende solenni i valori che reggono la Repubblica, ma descrive in modo dettagliato le regole del gioco delle istituzioni: per questa va letta e rispettata in ogni sua parte, non scegliendo frasi utili a suffragare le proprie intenzioni.

Si pensi ai continui e strumentali richiami alla “sovranità popolare”, dimentichi di quanto prescrive il secondo comma dell’articolo 1, che recita «La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione»: a motivo della memoria presente nei Padri Costituenti delle vie dell’ascesa del fascismo, capaci per questo di impedire il ritorno di velleità totalitarie.

Sono troppi, ancora oggi, gli esempi di autoritarismo presenti persino dentro l’Unione Europea, dove intimidazioni, prevaricazioni, minacce e violenza tentano di legittimarsi grazie a parziali affermazioni elettorali.

Oggi più che mai l’Italia ha bisogno del rispetto delle regole prescritte dalla Costituzione, ai diritti che essa sancisce ed ai doveri che essa prescrive.

 

Brescia, 29 maggio 2018

Scarica qui il documento in formato PDF

Cordoglio per la scomparsa di Guido De Carli, presidente emerito FIVL

guido_de_carliÈ “andato avanti” il partigiano comm. Guido De Carli, Presidente emerito della Federazione Italiana Volontari della Libertà. Una figura limpida, schietta, da sempre impegnata nel sostenere e difendere i valori partigiani di Libertà, Democrazia, Giustizia e Solidarietà.

Classe 1923, partigiano nell’Ossola per le Divisioni “Alfredo Di Dio”, De Carli ha dedicato la sua lunga vita al servizio dell’Italia, come partigiano combattente, come funzionario pubblico e, per molti anni, come Presidente Federale FIVL, con il suo carattere sereno e risoluto, capace e operoso, caparbio e fiero nel far valere la preminenza dei valori dell’antifascismo sull’egoismo e sull’indifferenza.

Le Fiamme Verdi lo ricordano, in particolare, per la sua partecipazione all’Assemblea Provinciale del 2014, preceduta dall’orazione solenne tenuta alla manifestazione in Mortirolo nel 2013, quando rivolse ai giovani il suo accorato appello al “dovere della testimonianza e della memoria”: parole profetiche, specie in questo momento storico nel quale sembra affievolirsi sempre più la conoscenza e il rispetto di quanto è stato.

Ci mancherai, caro Presidente: ci mancherà il tuo sorriso , la tua ironia, la tua determinazione.
Ai tuoi figli, Anna e Carlo, ai tanti amici che ti hanno conosciuto e amato, giunga il cordoglio di tutte le Fiamme Verdi Bresciane.

Brescia, 13 febbraio 2018

 

Comunicato FFVV-ANPI su manifestazione neofascista a Mompiano

Le Fiamme Verdi e l’ANPI di Brescia esprimono forte preoccupazione per l’iniziativa pubblica di Ordine Futuro – rivista riconducibile a Forza Nuova – prevista per giovedì 14 dicembre 2017 presso la sala civica di via Rampinelli a Mompiano, Brescia.

Dopo l’esito positivo dell’incontro, avvenuto nei giorni scorsi, tra le Associazioni partigiane e il Sindaco sul tema della regolamentazione della concessione di spazi ad associazioni e gruppi che si richiamino direttamente o mediante simbologie allusive al fascismo e al nazismo, si auspica che il Comune di Brescia giunga al più presto all’adozione di delibere e/o regolamenti che impediscano l’utilizzo di spazi pubblici a organizzazioni neo-naziste, neo-fasciste o che facciano aperto riferimento a tesi razziste e violente incompatibili con i valori della Costituzione Repubblicana, nata dalla Resistenza.

La Costituzione garantisce e tutela all’art. 18 la libertà di associazione, la quale tuttavia trova nella XII disposizione transitoria e finale della Costituzione un limite ben preciso, essendo vietata la ricostituzione – sotto qualsiasi forma – del disciolto partito fascista.

Le Fiamme Verdi e l’ANPI invitano i cittadini e le istituzioni a vigilare e ad attivarsi affinché iniziative simili – di chiaro stampo neo-fascista – non abbiano più a ripetersi nella nostra città, medaglia d’argento al valor militare nella guerra di Liberazione dal nazi-fascismo e così duramente colpita con la strage di Piazza della Loggia, la cui matrice neofascista, in particolare ascrivibile all’organizzazione eversiva di estrema destra denominata “Ordine Nuovo” è stata definitivamente accertata dalla sentenza della Corte di Cassazione del 20 giugno 2017.

Brescia, 12 dicembre 2017

Comitato Provinciale ANPI – Brescia
Comitato Provinciale Ass. “Fiamme Verdi” – Brescia

 

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Beatificazione di Teresio Olivelli – le indicazioni per partecipare alla cerimonia

teresio-olivelliRiceviamo dalla Diocesi di Vigevano e volentieri pubblichiamo:

Come noto dai mezzi di comunicazione, sabato 3 febbraio 2018 alle ore 10,30, presso il Palasport di Vigevano (PV), si terrà il Rito di Beatificazione del Venerabile Teresio Olivelli.

La celebrazione sarà presieduta da Sua Eminenza il Cardinale Angelo Amato, Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, concelebrata dal Vescovo di Vigevano, S.E. Mons. Maurizio Gervasoni, da altri Presuli e Sacerdoti.

Per ragioni di sicurezza e per predisporre i posti necessari, chi volesse partecipare alla cerimonia deve obbligatoriamente prenotarsi inviando una mail all’indirizzo beatificazioneolivelli@gmail.com.

Nella mail deve essere indicato

1) Per parrocchie e gruppi:
– Nome della Parrocchia o Gruppo;
– Indirizzo;
– Cognome e nome, numero di cellulare e indirizzo mail del Capogruppo;
– Numero di partecipanti;
– Presenza di partecipanti diversamente abili, ed eventuali necessità specifiche;
– Indicare se si arriva in pullman (e, in caso di più pullman, il numero complessivo).

NB: è bene segnalare fin da ora l’adesione dei gruppi, anche se non si ha ancora il numero completo dei partecipanti, per avere già concrete indicazioni organizzative.

2) Per singoli fedeli:
– Cognome e nome, numero di cellulare e indirizzo mail;
– Indicare se si arriva a Vigevano in auto o con i mezzi pubblici.

La prenotazione è completamente gratuita.

Il Palasport di Vigevano è fuori città. Sono previsti spazi ed ingressi riservati per le persone diversamente abili, purché la presenza sia segnalata nella mail di prenotazione.

Ci saranno parcheggi per auto e pullman.

Saranno predisposti bus navetta per chi arriva in treno o mezzi pubblici.

Saranno indicati ristoranti convenzionati in centro per il pranzo.

Sarà possibile nel pomeriggio iscriversi a brevi visite guidate di Vigevano.

 

A tutte le richieste di prenotazione verrà data risposta in pochi giorni.

 

Per ulteriori informazioni visita il sito www.teresioolivelli.com.

 

Scarica qui il volantino e il  manifesto della beatificazione del ven. Teresio Olivelli.

FFVV e ANPI scrivono al Sindaco di Brescia per chiedere di vietare le manifestazioni fasciste

Oggi, 20 novembre 2017 le Fiamme Verdi di Brescia e l’ANPI Provinciale di Brescia hanno scritto al Sindaco della città, alla Giunta Comunale e al Consiglio Comunale di Brescia la seguente lettera:

Egregio Signor Sindaco,
Gentili Signore ed Egregi Signori,

con la presente, le scriventi Associazioni Partigiane sono a rappresentare la loro preoccupazione, condivisa da numerosi cittadini e cittadine, per il crescente protagonismo e attivismo di soggetti e associazioni che si dichiarano apertamente fascisti – in Italia così come nella nostra città e nella nostra provincia – creando un clima pesante di intimidazione e di prevaricazione e facendo leva sulle difficoltà economiche di alcuni settori della società, nutrendosi del razzismo, dell’egoismo e dell’ignoranza storica circa cosa sia stato effettivamente il fascismo italiano (1922-1945) e che cosa abbia determinato il neofascismo postbellico nella nostra città, ferita a morte dall’attentato del 28 maggio 1974.

Per questo, l’Ass. “Fiamme Verdi” e l’A.N.P.I. di Brescia si appellano a voi, che rappresentate l’intera cittadinanza, affinché Brescia, città medaglia d’argento per la Resistenza, riaffermi con forza la propria vocazione antifascista e democratica, in ossequio ai fondamenti antifascisti della Carta costituzionale.

Le scriventi Associazioni chiedono, inoltre:

–      che il Sindaco, qualora si presenti l’eventualità, si coordini con le Forze dell’Ordine e con la Prefettura affinché non si svolgano manifestazioni apologetiche del fascismo nel territorio comunale di competenza;

–      che il Sindaco, la Giunta e il Consiglio Comunale proseguano e intensifichino le azioni vòlte al mantenimento e alla trasmissione della memoria storica e alla promozione della cultura democratica e antifascista della città, anche attraverso la promozione e l’organizzazione di iniziative culturali e di pubbliche manifestazioni in collaborazione con le Associazioni partigiane e tutti i soggetti che promuovono la cultura antifascista, con particolare attenzione alle istituzioni scolastiche;

–      a portare il problema dei nuovi fascismi all’attenzione della popolazione ed in modo particolare dei soggetti più giovani e vulnerabili dalla mitologia neofascista;

–      a rigettare qualunque tipo di presenza o manifestazione sul territorio comunale di organizzazioni che si ispirino al fascismo, coordinandosi con tutte le Istituzione preposte;

–      a garantire il rispetto della legalità democratica, promuovendo meccanismi formali d’intervento che neghino il rilascio dell’autorizzazione di occupazione del suolo pubblico ad associazioni e soggetti che presentino richiami all’ideologia fascista, alla sua simbologia, alla discriminazione razziale, etnica, religiosa o sessuale, verificati a livello statutario (ove lo statuto sia presente), o dell’attività pregressa, o in subordine per accertata violazione delle leggi Scelba e Mancino e successive in ordine al tema.

 

Ringraziando per l’attenzione, salutano cordialmente,

 

Comitato provinciale A.N.P.I. – Brescia

Comitato provinciale Ass. “Fiamme Verdi” – Brescia

 

Qui è possibile scaricare la copia ufficiale della lettera: 2017-11-20-inibizione-manifestazioni-fasciste-def

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