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La ROSS degli Scout sulle orme dei partigiani

Si chiama ROSS, Route di Orientamento alla Scelta del Servizio.

Sono sette giorni di cammino sulla Strada, durante la quale ragazzi e ragazze scout di 19-20 anni riflettono e incontrano persone, testimoni, uomini e donne capaci di intraprendere scelte coraggiose e forti.

Per 30 ragazzi provenienti da tutte le regioni d’Italia, all’inizio di questo mese di dicembre, sulla sponda lecchese del lago di Como si è svolta una Route di Orientamento alla Scelta del Servizio quasi al termine del loro percorso scout, forti di tanti anni di incontro con la vita operativa sull’esempio evangelico. Saranno capaci di intraprendere la scelta della partenza, con il proprio zaino in spalla verso l’avventura della vita, al servizio del prossimo, a solcare un sentiero di azioni politiche solide e incisive?

Anche la storia delle Fiamme Verdi ha intrecciato il cammino di questi ragazzi.

Nella giornata del 7 dicembre, lungo il tratto di strada che congiunge Inesio, una frazione sperduta sulle Prealpi lecchesi e la base scout di Colico, non erano soli a camminare.

Con loro, l’esempio del beato Teresio Olivelli, di Laura Bianchini, di Emiliano Rinaldini, e dei Ribelli per Amore che, tanti anni prima, si sono trovati a dover rispondere alla domanda del loro tempo. Sì trattò di scelta eroica, ma non di super uomini, non si trattò di vocazione istantanea e romantica verso scelte fuori dal comune, ma si trattò di saper rispondere alla chiamata del proprio tempo e decidere da che parte stare. Quello che fu difficile, fu per loro voler accettare il prezzo che era da pagare, che per alcuni fu il sacrificio più alto, quello della vita.

Per i ragazzi che hanno partecipato all’evento, l’occasione suggestiva e commovente è stata un incontro lungo la strada, passo dopo passo, sosta dopo sosta ad ascoltare e riflettere sulla storia di alcuni ribelli per amore. A ragionare sullo stretto connubio tra diritti e doveri, tra impegno e responsabilità. A ragionare sul tema alto e profondo della Libertà.

La storia del movimento delle Fiamme Verdi, sconosciuto ai più anche per ragioni geografiche – tutte o quasi le regioni d’Italia erano rappresentate – ha acceso una scintilla sul passato.

E insieme alla riflessione sulle scelte di ieri, si è parlato dell’oggi. La scelta politica, il saper trovare un ruolo costruttivo e propositivo nella nostra società, fuori e dentro le istituzioni, sempre al servizio dell’uomo.

C’è da ben sperare affinché i ragazzi di oggi sappiano assorbire e fare proprio il meglio dello ieri, superando difficoltà presenti ieri come oggi, ma sapendo puntare l’obiettivo verso il bene comune anche attraverso la politica, nella consapevolezza che ogni azione privata ha un risvolto pubblico e ogni bisogno che si affaccia alla nostra vita richiede una risposta e un’assunzione di responsabilità.

Buona Strada!

Alberto Manzoni

Fiamme Verdi a Barbaine: cronaca e immagini

Anche quest’anno un folto numero di cittadine e cittadini della Valle Sabbia (e non solo) è salito a Barbaine di Livemmo per ricordare i trentuno Caduti per la Libertà della Brigata “Giacomo Perlasca” delle Fiamme Verdi.

Come ogni seconda domenica di ottobre la cerimonia ha preso avvio con l’omaggio ai caduti di tutte le guerre in piazza a Livemmo per poi salire alla Chiesa dei Morti di Barbaine dove si trova il sacrario dei caduti della “Perlasca”.

La santa Messa è stata presieduta da mons. Tino Clementi, cappellano delle Fiamme Verdi, e concelebrata da don Roberto Ferranti, assistente spirituale dei giovani universitari della Famiglia Universitaria Bevilacqua-Rinaldini, presenti alla cerimonia insieme al Presidente della Comunità Montana di Valle Sabbia, ai molti sindaci della Valle,  il consigliere regionale Gianni Girelli e alle numerose delegazioni di Fiamme Verdi, ANPI, ANEI, Associazioni combattentistiche e d’Arma.

Dopo la santa Messa sono intervenuti alla cerimonia civile Giovanmaria Flocchini, sindaco di Pertica Alta e Presidente della Comunità Montana di Valle Sabbia, Alice, studentessa dell’Istituto I.I.S. “G. Perlasca” di Idro, e il dott. Federico Manzoni, assessore del Comune di Brescia, oratore ufficiale.

Al termine della cerimonia le figlie dei partigiani Santa Dusi e Toni Doregatti, insieme al presidente FFVV Peli, al presidente Flocchini e al cappellano mons. Clementi hanno posato la Corona di fronte ai Cippi marmorei del Sacrario, accompagnati dal canto corale “Bella ciao”.

Negli articoli dedicati puoi leggere sia l’intervento di Alice sia l’orazione ufficiale di Federico Manzoni.

L’orazione ufficiale di Federico Manzoni a Barbaine, 10 ottobre 2021

Federico Manzoni, oratore ufficiale

Federico Manzoni, oratore ufficiale

Ringrazio anzitutto per l’invito che mi è stato rivolto dagli organizzatori di questa giornata – la Comunità Montana di Valle Sabbia, il Comune di Pertica Alta, le Fiamme Verdi – ad intervenire oggi in questa cerimonia: un grande onore ma ancor più una grande responsabilità.

Siamo in uno di quei luoghi emblematici che Piero Calamandrei nel suo celebre discorso agli studenti milanesi indicava come meta di un pellegrinaggio per conoscere dove è nata la nostra Costituzione.

I 31 cippi che sono alle nostre spalle sono qui a ricordarci gli altrettanti uomini e donne caduti in queste montagne per testimoniare l’anelito alla libertà e il rifiuto radicale della dottrina e della pratica del fascismo e del nazismo.

Su tutti, Emiliano Rinaldini – di cui nel prossimo mese di gennaio ricorreranno i cent’anni dalla nascita – e nel ricordo del quale è qui presente quest’anno anche una delegazione della Famiglia Universitaria, il convitto di studenti nella città di Brescia che a Emi Rinaldini appunto e a Giulio Bevilacqua è stato intitolato.

Una resistenza – come osservava il bresciano Franco Salvi, uno dei più stretti collaboratori e amici di Aldo Moro – che più che un fatto militare è stata un movimento ideale, un moto con un contenuto soprattutto morale e che – aggiungeva – se essa questa non fosse stata, certamente non avrebbe nessun significato celebrarla oggi”.

Se siamo qui, infatti, a ormai oltre 76 anni da quelle vicende, è perché individuiamo nelle biografie di questi caduti, nei loro scritti e nella loro testimonianza, un modello ancor oggi valido, attuale, che val la pena non solo far conoscere alle giovani generazioni ma anche far riscoprire anche al mondo adulto.

Di persone che, per dirla con uno stupendo scritto di don Primo Mazzolari, si sono impegnate senza pretendere che altre si impegnassero e che si sono impegnate senza giudicare, accusare, condannare chi non si impegnava, ma perché, sempre per usare le parole di don Primo, credevano “nell’amore, la sola certezza che non teme confronti, la sola che basta a impegnarci perpetuamente”.

I ribelli per amore, appunto!

Quell’amore, che faceva dire a Pierino, su Il Ribelle del 1° settembre 1944, che “se (troppo presto ancora) oggi non ancora sappiamo liberarci dell’odio di parte e dell’ira di razza di cui ci hanno infettato, che ognuno guardi dentro di sé e coltivi quell’angolino d’amore che non può non essergli rimasto, quel brandello di santo amore lacero e dolorante che ognuno può certo ritrovare in sé stesso”.

Parole queste che suonano quasi inconcepibili per noi oggi, in un’epoca nella quale sembra che a tutte le latitudini traggano nuova linfa i seminatori di odio (amplificati in quest’opera dal potentissimo strumento dei social) che con la violenza verbale spesso alimentano la violenza fisica (come purtroppo abbiamo visto nel gennaio scorso a Capital Hill a Washington o ieri a Roma). Un’epoca in cui sembra farsi strada una concezione dei rapporti improntata più alla legge del taglione e al “fai da te” che non alla giustizia, in cui – senza andare lontani – anche nella nostra Europa sorgono nuovi muri, in cui aumentano le diseguaglianze e diminuiscono (sì, diminuiscono!) i Paesi al mondo nei quali si pratica la democrazia e si rispetta la libertà. O nei quali, la democrazia si svuota, perdendo quelle caratteristiche di sostanza per le quali essa non è semplicemente una mera procedura di espressione di consenso ogni tot anni, ma esige il pluralismo dell’informazione, la separazione dei poteri, il rispetto dei corpi intermedi della società, la libertà religiosa e di espressione…

Potremmo essere tentati dal dire che l’afflato dei ribelli per amore sia ormai del tutto inattuale.

E certo esso è oggi inattuale, ma non perché esso sia inadeguato e superato, come effettivamente tante cose nel corso del cammino dell’umanità si sono rivelate inadeguate o superate, ma perché siamo noi a non essere sufficientemente all’altezza di quello stile.

E’ in questo richiamo alla nostra personale responsabilità, che suonano quantomai attuali le parole di Emiliano Rinaldini, riprodotte in quella splendida pubblicazione che è “Il Sigillo del sangue”, quando ricordava “Non imputiamo ad un capo la colpa di tutto il male che ci sovrasta. Noi tutti siamo responsabili con lui. Se fossimo stati al nostro posto, se nella trincea dello spirito avessimo issato la nostra bandiera, non avremmo ceduto, rinnegato noi stessi. Già da anni abbiamo abdicato e questo crollo è la logica conseguenza di tanto cieco errore. Bisogna ora, prima ancora del crollo finale, che sorgano energie nuove. Occorre gettare (non importa se e come il solco l’accolga) il chicco, con fiducia. Qualche cosa nascerà. Il primo pane d’un età nuova”.

E in questo gesto di gettare il chicco, con fiducia, è molto bello che ormai da diversi anni questa cerimonia sia significativamente impreziosita dalla presenza degli studenti di Idro, la cui scuola per tanti anni conosciuta con l’anonima dizione di Polivalente, ha finalmente assunto la denominazione Giacomo Perlasca, a rinsaldare il legame profondo con la resistenza valsabbina.

Erano ragazzi poco più che maggiorenni quelli che qui ricordiamo! Così come molto giovani erano le staffette che coadiuvavano i ribelli.

Permettetemi qui di rivolgere un pensiero per i tanti testimoni di quella stagione, che in questo ultimo periodo ci hanno lasciato, spesso nell’impossibilità a causa dell’emergenza sanitaria di poter persino far loro visita e di abbracciare i loro cari. E un pensiero particolare, qui a Livemmo, a Carla Leali Baldo.

Ma il gesto di gettare il chicco con fiducia non è solo un richiamo alla nostra personale responsabilità, ma è anche il richiamo a un impegno collettivo, politico – nel senso più alto e nobile del termine, che deve tradursi in concrete iniziative per costruire o ricostruire le condizioni per una convivenza tra i Popoli che sia pacifica, giusta, solidale e sostenibile.

Le drammatiche vicende afghane di agosto (e che, pur se ormai entrate in un cono di relativa ombra, non si sono certo arrestate!), la ancor maggioritaria quota di persone sulla terra che non sono vaccinate perché non hanno accesso al vaccino, giusto per citare due tra le più recenti, evidenti e insopportabili storture del nostro tempo, ci dicono che non è più rinviabile una piena attuazione dell’art. 11 della nostra Costituzione, che non si limita a ripudiare la guerra ma che contempla “le limitazioni di sovranità necessarie a un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni” e che “promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.

Pace e giustizia, questo binomio che il Salmo 85 indica come una auspicata endiadi e che la nostra Costituzione repubblicana individua per la costruzione di un ordinamento sovrannazionale, l’unico in grado di affrontare le sfide del nostro tempo con efficacia.

Sottolineo il termine efficacia ricordando quanto oltre trent’anni fa diceva un nostro grande conterraneo, Mino Martinazzoli, affermando che “oggi la tecnica e l’economia tendono a contare di più della politica” e che una delle ragioni di questa situazione risiedeva (e purtroppo a trent’anni di distanza continua a risiedere!) nel fatto “che gli strumenti, le istituzioni, i comandi della politica sono ancora quasi tutti contenuti nell’angustia delle dimensioni nazionali, mentre le competizioni della tecnica e dell’economia si svolgono sempre di più secondo le lunghezze transnazionali”.

Ricostruire il primato della politica sulla tecnica e sull’economia significa in fin dei conti porre le basi di un nuovo umanesimo o, per essere ancora più chiari, ristabilire il primato della persona, con il suo inalienabile portato di diritti inviolabili e al tempo stesso con la responsabilità di quei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale, di cui parla mirabilmente l’art. 2 della nostra Costituzione, che io considero dei 139 articoli della nostra Carta costituzionale il più bello e il più esigente.

L’essere oggi in questo luogo non è dunque un semplice evento commemorativo di gesta passate e nemmeno la pur doverosa espressione di un debito di riconoscenza per chi ha sacrificato la propria vita per alti ideali e per donarci democrazia e libertà.

E’ in verità l’occasione per rinnovare un patto con i Ribelli per amore e per ribadire l’impegno a continuare nella costruzione e ricostruzione di una società e una comunità nella quale, per riprendere le parole di Emi Rinaldini, ci impegniamo “con tutte le nostre forze a divenire migliori moralmente, con una sensibilità spirituale più alta, con una competenza professionale più profonda”.

Grazie.

L’intervento di Alice a nome degli studenti dell’I.I.S. “Perlasca” a Barbaine, 10 ottobre 2021

Alice interviene a nome degli studenti dell'I.I.S. "Perlasca di Idro)

Alice interviene a nome degli studenti dell’I.I.S. “Perlasca di Idro)

Buon giorno a tutti!

Io sono Alice e frequento la quarta amministrazione finanza e marketing all’istituto Perlasca di Idro. La mia scuola è onorata di portare il nome di colui che è stato il fondatore delle Fiamme Verdi ed io pure, in questo frangente, mi sento onorata ma, soprattutto emozionata, per il fatto che mi venga offerta l’opportunità di donarvi alcuni miei pensieri, che, seppur timidi e modesti, provengono dal cuore. Vi premetto che io faccio parte della banda di Odolo e di Casto e spesso partecipo a celebrazioni di grande valore simbolico. Non mi era mai capitato, però, di visitare questo atipico e suggestivo cimitero. A scuola, gli insegnanti spesso citano questa commemorazione come qualcosa di speciale. Ed ora che sono qua, circondata da questi cippi intrisi di profondo significato, come potrei biasimarli? È meraviglioso parlare ai vivi, evocando le gesta dei grandi uomini che ci hanno preceduto, di uomini eroici che, durante la lotta al regime, hanno offerto il loro contributo, fondamentale per ottenere, non solo per sé ma anche per le generazioni successive, libertà e giustizia. Loro coraggiosamente hanno lottato e ci hanno regalato un dono meraviglioso: la libertà, la libertà di pensare, di scrivere, di decidere… Libertà per nulla scontate…

Infatti, se penso a quello che si sta verificando in questi ultimi mesi in Afghanistan, mi si accappona la pelle…

Si sa, che ogni ideologia totalitaria, da sempre, necessita di un nemico contro cui accanirsi. Il nazifascismo aveva un nemico razziale, il comunismo sovietico un nemico di classe ed oggi lo jihadismo dei talebani ha un nemico di genere: le donne.
Le notizie che filtrano dal territorio afgano, attraverso testimonianze fortemente drammatiche, descrivono una situazione dove le donne sono le principali vittime dell’“Emirato Islamico”. Ritengo che cercare di vietare la parità di istruzione delle donne solo in quanto tali, è una barbarie perché trasforma il razzismo di genere in leggi e regolamenti di discriminazione permanente, condannando le vittime ad una condizione di ignoranza e di sottomissione nella stessa società in cui vivono.
Allo stato attuale, purtroppo, in Afghanistan, le donne sono state catapultate da una condizione di accettabile libertà ad una di prigionia dentro le proprie abitazioni. Quando le vittime designate della repressione del regime, trovano il coraggio di protestare, come avvenuto in alcune giornate a Kabul, vengono picchiate dai talebani in mezzo alle strade. Ho letto che una giovane di 24 anni ha visto con i propri occhi aggredire circa cento donne nella capitale con gas lacrimogeni, spray nocivi e calci di fucile. Molte di loro sono cadute in terra ed hanno perso conoscenza davanti a passanti uomini che guardavano inermi, in colpevole silenzio. Questi episodi raccapriccianti non devono verificarsi in nessuna parte del mondo, a noi vicina o lontana.

Tornando al mio contesto, sorgono spontanei alcuni interrogativi. Come si presenterebbe la società in cui attualmente vivo, se nessuno avesse osato ribellarsi al regime dittatoriale e lottato per un mondo libero e democratico? Come sarei adesso, io Alice, giovane donna, se mi avessero privato del diritto di pensiero e di parola? E’ doveroso ricordare che questi diritti di scelta nascono da una lotta impegnativa e da un grande sacrificio. Ecco perché è fondamentale commemorare i nostri Ribelli per Amore, i martiri della patria, caduti combattendo per un ideale nobile. Chi ha lottato a pugni duri per la libertà, ha agito senza grandi esitazioni, ha dovuto scegliere la strada da percorrere, mettendo a rischio la propria vita e quella di altri. Oggi, osservando con attenzione ciò che mi circonda e, soprattutto, avvertendo la riconoscenza sui volti di tutti i partecipanti, interiorizzo maggiormente che sentirsi liberi non è solo il piacere di fare tutto quello che ci può regalare qualche soddisfazione momentanea. Libertà è, soprattutto, la tutela di un diritto.

Noi giovani, nonostante i se e i ma, dobbiamo continuare a credere in un mondo migliore, in primo luogo studiando il passato e prendendo spunto da quegli uomini e donne che qui oggi celebriamo e che ci forniscono un valido esempio. Una volta ben interiorizzato quello che ci ha preceduto, dobbiamo coltivare il nostro desiderio di conoscere, partendo dal presupposto che sono necessari il dialogo e il confronto perché sempre arricchenti e capaci di salvaguardare la democrazia…

Dobbiamo avere il coraggio di distinguerci ogni giorno, operando con onestà e non seguendo le consuetudini che spesso si rivelano meramente opportunistiche. Dovremmo sempre, coraggiosamente e senza nessun tipo di timore, portare avanti le nostre convinzioni con determinazione. Solo così abbiamo modo di sentirci veramente attivi, propositivi e, soprattutto, vivi.

Concludo il mio breve intervento, ringraziando con gratitudine voi, uomini di oggi e loro, ribelli per amore, uomini di ieri, in quanto mi avete regalato una forte e sana emozione, permettendomi di riflettere sulla libertà e sul suo incommensurabile valore.

Viva la LIBERTÀ, sempre e dovunque.

 

Comunicato congiunto Fiamme Verdi-ANPI sui fatti di Roma del 9 ottobre 2021

Le associazioni partigiane bresciane, ANPI e Fiamme Verdi, esprimono la più ferma condanna per le aggressioni violente e devastatrici poste in atto da gruppi di facinorosi partecipanti alla manifestazione non autorizzata di Roma di sabato 9 ottobre 2021.

Il diritto, costituzionalmente garantito, a manifestare il proprio pensiero non ha nulla a che vedere con gli attacchi violenti che hanno vandalizzato le sedi di organizzazioni sindacali né con le minacce di morte rivolte al Capo dello Stato e ad alcuni componenti del Governo.

La premeditazione e l’organizzazione di questi comportamenti inaccettabili ricordano molto da vicino lo squadrismo fascista degli Anni Venti del secolo scorso, sfociato nella dittatura che la storia ci ha insegnato a conoscere come una tra le più sanguinose e aggressive.

Atti come quelli consumati nel corso della manifestazione di sabato sono incompatibili con la democrazia e contrari allo spirito antifascista della Repubblica e della Costituzione.

Mentre esprimono la propria solidarietà al presidente Mattarella, alla CGIL e a tutti i soggetti che hanno subito danneggiamenti e che sono stati minacciati durante i fatti di Roma, le scriventi associazioni partigiane chiedono a tutte le forze politiche di prendere le distanze nettamente e senza ambiguità alcuna da questi gruppi di fascistoidi facinorosi, che nascondono dietro il diritto costituzionale a manifestare intenzioni e progetti che puzzano di eversione.

Chiedono altresì alle cittadine e ai cittadini che ciascuno si impegni nella propria vita quotidiana a difendere la democrazia costituzionale rispettando le regole della pacifica convivenza e del confronto democratico, isolando i violenti e condannando con forza ogni abuso della libertà, pagata a così caro prezzo dalle partigiane e dai partigiani durante la lotta di liberazione.

Alvaro Peli, Presidente Associazione “Fiamme Verdi” Brescia

Lucio Pedroni, Presidente Provinciale ANPI Brescia

Appuntamento a Barbaine il 10 ottobre 2021

Il sacrario della Brigata "G. Perlasca" di Barbaine

Il sacrario della Brigata “G. Perlasca” di Barbaine

Con grande attenzione e nel rigoroso rispetto delle disposizioni vigenti per contrastare l’epidemia da COVID-19, anche quest’anno, nella seconda domenica di ottobre, si svolgerà l’annuale cerimonia in ricordo dei Caduti della Brigata “G. Perlasca” delle Fiamme Verdi; l’appuntamento è per domenica 10 ottobre 2021 a Barbaine di Livemmo.

Oratore ufficiale sarà il dott. Federico Manzoni, assessore del Comune di Brescia e delegato dell’Associazione “Fiamme Verdi”; come ormai tradizione, a fianco dell’orazione ufficiale alcuni studenti dell’IIS “G. Perlasca” interverranno per commemorare i Caduti per la Libertà.

La cerimonia, organizzata dalla Comunità Montana di Valle Sabbia e dal Comune di Pertica Alta in collaborazione con l’Associazione Fiamme Verdi, è un’occasione importante per ricordare le partigiane e i partigiani di quelle montagne che hanno lottato, sofferto e dato la vita per la Libertà.

Qui di seguito trovate la locandina con il programma:

 

Il programma della manifestazione

Il programma della manifestazione

Il discorso ufficiale di Fausta Gulberti al Mortirolo, 5 settembre 2021

Fausta Gulberti, oratore ufficiale della cerimonia

Fausta Gulberti, oratore ufficiale della cerimonia

“Oratore ufficiale”… Un ruolo importante, impegnativo, che ha visto, nel tempo, figure eccellenti parlare tra queste montagne. Non vi nascondo che essere qui oggi a riflettere insieme a voi sull’importanza di questa celebrazione annuale è per me un onore e mi emoziona.

Vi sarete chiesti anche voi, perché, a una persona come me, nata alcuni anni dopo gli eventi che oggi ricordiamo, tocchi parlare di fatti che potrebbero sembrarle estranei… ma qui, fra i tanti che hanno combattuto, c’era un giovane che occupa un posto speciale nel mio cuore; c’era mio padre, 17 anni e tanta voglia di vivere messa a rischio dagli eventi a cui aveva coscientemente deciso di partecipare.

Questo legame profondo tra me e questa ricorrenza è il motivo principale che mi ha portata ad essere qui oggi.

Anche quest’anno, seppur con le dovute cautele dettate dalla situazione sanitaria in cui ci troviamo, non abbiamo voluto rinunciare al doveroso omaggio a uomini e donne che con coraggio hanno qui vissuto la resistenza tenendo alti i valori della dignità e della libertà.

La Resistenza, uno degli eventi più eroici della storia della nostra Patria.

Uomini e donne, coraggiosi e altruisti, si sono schierati contro le discriminazioni violente dell’oppressione fascista.

Quegli uomini e quelle donne hanno abbandonato le loro case… i loro affetti, molti di loro hanno abbandonato la spensieratezza della gioventù, hanno resistito e ci hanno fatto il dono prezioso della Libertà, della Democrazia e della nostra Costituzione, che abbiamo il dovere di difendere e diffondere. ci hanno fatto dono di così alti valori, a noi spetta il compito di difenderli da chi li strumentalizza!

Nel suo celebre discorso ai giovani studenti di Milano, nel 1955, Pietro Calamandrei, parlando loro della Costituzione, ebbe a dire queste parole:

Quanto sangue, quanto dolore per arrivare a questa Costituzione, dietro ad ogni articolo di questa Costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi, caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento….giovani come voi, che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa carta, che non è una carta morta: è un testamento, un testamento di centomila morti.

Parole forti che ci fanno riflettere, oggi come ieri.

È quindi nostro dovere ricordare, perché solo facendone memoria non voltiamo le spalle a chi ha sacrificato la vita per noi.

La loro Resistenza fu ribellione alle ingiustizie, fu desiderio di costruire un mondo migliore, un mondo giusto.

Scriveva il giovane Bortolo Fioletti (Poldo):

Cara mamma, non piangere per me, perdonami e pensa se fossi tra coloro che martirizzano la nostra gente… Io sono qui per nessun altro scopo che la fede, la giustizia e la libertà, e combatterò sempre per raggiungere il mio ideale. Presto verremo giù e vedrai che uomini giusti saremo! Allora si vivrà con la soddisfazione di vivere e non con l’egoismo di oggi.

Parole semplici ma dense di significato, che esprimono alcuni dei fondamentali principi su cui si è basata la lotta partigiana.

Ci commuoviamo ogni volta che la sentiamo e nei nostri cuori generano sentimento di profonda gratitudine nei confronti dei nostri ribelli.

Poldo non è più sceso da queste montagne; è morto in battaglia. Aveva 19 anni;  come 19 anni aveva Luigi Calvi; 19 anni Bortolo Bigatti; 18 anni Enrico Buila; 18 anni Costante Pianta, solo per citarne alcuni.

Il loro sacrificio e quello di tutti i partigiani, ci permette di vivere «con la soddisfazione di vivere».

Quanti uomini, mentre combattevano, avranno pensato alle loro mamme, alle loro fidanzate, alle loro spose, alle loro sorelle.

Ricordiamoci anche del ruolo di migliaia di donne che parteciparono alla Resistenza Italiana ed Europea.

Donne che solo sostituirono gli uomini nel loro lavoro per il mantenimento della famiglia, ma presero parte attiva e consapevole alla lotta , furono di sostegno concreto all’attività partigiana.

Attingo dal libro di Giuseppe Giovanelli, Fiamme Verdi:

Una presenza femminile notevole è quella delle infermiere partigiane. Spesso donne di paese che accudirono i feriti, portando una parola gentile di conforto e di fede, più efficace di una medicina. Sono anche suore non solo coinvolte nella cura clandestina dei partigiani, ma nella stessa attività cospirativa. Poi ci sono le staffette… Le nostre magnifiche staffette meriterebbero una storia a parte ed un maggior riconoscimento. Occorreva più coraggio per fare la staffetta che per fare il partigiano in montagna.

Queste sono parole di don Domenico Orlandini, il comandante “Carlo” della 284° brigata Fiamme Verdi “Italo”, operante sulla montagna reggiana.

Ci furono poi donne che abbracciarono la lotta partigiana armata, divenendo vere e proprie combattenti.

Queste donne, ognuna nel proprio ruolo, consapevoli del pericolo che correvano e facevano correre alle famiglie erano mosse da un unico grande obiettivo finale: LIBERTÀ… LIBERTÀ PER TUTTI.

Libertà. Mai come oggi, riusciamo a comprendere totalmente il valore di un concetto così – apparentemente – astratto.

Proviamo a considerare la Libertà non come un diritto scontato e acquisito ma come un dovere che richiede continuo impegno da parte di TUTTI NOI.

È un bene prezioso, la Libertà di cui tutti dobbiamo prenderci cura: per non vanificare i sacrifici di chi ha lottato e sacrificato la vita per farcene dono ed è dovere di ogni cittadino difenderla.

Ha bisogno di regole la Libertà, ed è necessario che queste regole vengano condivise e rispettate da tutti noi.

Concludendo, permettetemi: stringiamoci tutti in un virtuale abbraccio in ricordo di chi non c’è più, ma idealmente ci accompagna giorno per giorno, esortandoci a perseguire gli ideali di libertà e democrazia, che anche sotto questo cielo, tra queste montagne hanno visto la luce.

Fiamme Verdi in Mortirolo 2021 – Breve resoconto e immagini della giornata

Sono passati 77 anni da quel settembre del 1945, quando per la prima volta le Fiamme Verdi ricordarono ufficialmente gli Amici caduti nelle battaglie combattute proprio su questi monti.

I loro nomi sono riportati, a perenne memoria su una targa posta dentro la Chiesetta di San Giacomo e sono incisi sul cippo che ricorda il primo luogo di sepoltura di questi nostri Patrioti Caduti:  Luigi Tosetti Maresciallo CC, Giuseppe Algeri, Luigi Calvi, Alessandro Danesi, Charles Douard, Bortolo Fioletti, Mario Gazzoli, Ersilio Manciana, Giovanni Marconi.

Queste le parole, anch’esse incise sul marmo, che li accompagnano:

Su questi monti le Fiamme Verdi della “Tito Speri” in memorabili battaglie vinsero e travolsero le forze dell’oppressione e della tirannia. Qui per la Patria e per la Libertà Caddero; e ancora, Raccolti nel Tempio antico pregano con il nemico fratello caduto, la Pace degli Uomini nella luce di Cristo.

Oggi le Fiamme Verdi tornano sui luoghi simbolo della propria identità, sui monti ventosi della Valle Camonica, per un appuntamento che è ormai tradizione in memoria dei caduti per la libertà. La chiesetta di San Giacomo è ancora una volta la cornice suggestiva di questa cerimonia, testimone oggi così come allora delle vicende di Uomini e Donne che hanno dato tanto, alcune addirittura la vita per donarci la libertà.

Virtualmente ma sentitamente presenti, sono in Mortirolo col pensiero anche Maria Carla Levi Sandri, figlia di Lionello Levi Sandri, il Capitano Sandro, comandante delle FFVV del Mortirolo; Lina Magoni, nipote del generale Romolo Ragnoli, comandante della Divisione FFVV “Tito Speri”; la partigiana Lina Tognoli; il partigiano Rocco Ramus; ci fa onore con la sua presenza Rosi Romelli, la partigiana più giovane d’Italia.

Mons. Tino Clementi, cappellano delle Fiamme Verdi, insieme a padre Mario Bongio, cappellano dell’Associazione Alpini di Sondrio, celebrano la Santa Messa in suffragio di tutti i Caduti. Accompagnano con canti e musica la cerimonia Lucia e le suore Sacramentine dell’Eremo dei SS. Pietro e Paolo di Bienno.

Dopo gli Interventi del Sindaco di Monno, Romano Caldinelli, del Presidente della Provincia, Samuele Alghisi, e di Roberto Tagliani, vice presidente della Federazione Italiana Volontari della Libertà, prende la parola per l’orazione ufficiale Fausta Gulberti a nome dell’Associazione (il suo discorso si può leggere qui).

Al termine dell’intervento, molto apprezzato, di Fausta, una delegazione formata dal Presidente della Provincia di Brescia, dal Sindaco di Monno, dal Presidente Fiamme Verdi di Brescia Alvaro Peli, dal Presidente ANPI Brescia Lucio Pedroni, dal Presidente ANPI Sondrio Egidio Melè e da Mons. Tino Clementi ha deposto una Corona sul Cippo dei Caduti.

Altri omaggi floreali sono stati posati sulle croci che segnano il luogo della morte dei Patrioti, omaggi, per ricordarne la Memoria e il Valore, in rappresentanza di tutte le Associazioni d’Arma presenti, dell’ANEI (Ex Internati), dei gruppi di Militari in Congedo, Carabinieri, Alpini, Fanti, Paracadutisti, dei Sindaci dei Comuni della Vallecamonica e della Valtellina, della Comunità Montana, e dei numerosi partecipanti alla cerimonia. Il tutto si è svolto nel pieno rispetto delle normative anti covid in vigore.

La cerimonia termina con l’impegno e l’auspicio di ritrovarci anche il prossimo anno su questi monti dove è nata la Libertà.
(Resoconto di Luigi Mastaglia)

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Alcune immagini della manifestazione:

L’alzabandiera

Momenti della cerimonia religiosa

Omaggio ai caduti con “Bella Ciao”

Il servizio di Teletutto – 5 settembre 2021

Ecco altre immagini:

“Fiamme Verdi in Mortirolo” ritorna il 5 settembre 2021

Anche quest’anno l’Associazione “Fiamme Verdi” di Brescia torna sui luoghi simbolo della propria identità partigiana, salendo sui “monti ventosi” della Valcamonica per il tradizionale appuntamento “Fiamme Verdi in Mortirolo”, in memoria dei Caduti per la Libertà.

Domenica 5 settembre 2021, a partire dalle ore 9:30, la chiesetta di San Giacomo in Mortirolo (comune di Monno) sarà la consueta cornice suggestiva della cerimonia, che ricorda le due battaglie campali combattute tra il febbraio e il maggio 1945. Dopo la Santa Messa celebrata dal cappellano delle FF.VV., mons. Tino Clementi, Fausta Gulberti terrà l’orazione ufficiale a nome dell’Associazione “Fiamme Verdi”.

Nel pieno rispetto della vigente normativa per il contenimento della pandemia da COVID-19, la cerimonia si svolgerà adottando tutte le cautele prescritte; i partecipanti sono quindi pregati di dotarsi di mascherina e di gel disinfettante per le mani e di osservare scrupolosamente le indicazioni sul distanziamento che saranno fornite in loco.

Qui di seguito trovate l’invito con il programma dettagliato:

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Inaugurato a Villa di Tirano il “Giardino della Memoria”

Il 2 giugno 2021 a Villa di Tirano si è inaugurato con una sobria ma partecipata cerimonia il “Giardino della Memoria”. La cerimonia prende le mosse dalle parole di Julius Fucik, vittima del regime nazista:

Vi chiedo solo una cosa se sopravvivete a questa epoca non dimenticate. Non dimenticate né i buoni né i cattivi. Raccogliete con pazienza le testimonianze di quanti sono caduti per loro e per voi.

Il “Giardino della Memoria” nasce per trasmettere l’impegno, l’onore e l’onere di insegnare e ricordare quel che è stato. La sua costruzione è stata voluta dal Comune di Villa di Tirano, dall’Ecomuseo della Resistenza in Mortirolo, dall’Associazione Fiamme Verdi, dall’Istituto comprensivo di Teglio e  dalla Scuola secondaria di primo grado di Villa di Tirano; nasce anche con il patrocinio dell’ANPI, dell’Associazione Carabinieri e Finanzieri in congedo, dell’ANEI di Valle Camonica, dei sindacati CGIL-CISL-UIL, delle ACLI Lombardia, dell’IsREC di Sondrio, dell’AREC di Brescia e degli Alpini di Valle Camonica, di Tirano-Aprica-Corteno Golgi e della sezione Fanti di Aprica-Edolo.

All’inaugurazione del giardino della memoria, hanno partecipato autorità militari, civili e religiose, a testimonianza del sacrificio e dell’impegno di tutti coloro che negli anni 1943-1945 diedero il loro fattivo contributo di quanti oggi, quindi anche noi, con la nostra presenza, sosteniamo il dovere della memoria, rinnoviamo i valori, nell’anniversario della proclamazione della Repubblica il 2 giugno, rinnoviamo i valori che furono dei nostri padri e oggi ci appartengono e che dobbiamo sentire come patrimonio comune.

Ecco alcune immagini della manifestazione:

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