Il 28 giugno 2026, a Località Campelli di Gianico, si è svolta la tradizionale cerimonia in ricordo dei partigiani delle Fiamme Verdi caduti durante la Resistenza. L’iniziativa, promossa dal Comune di Gianico insieme ad ANPI, Fiamme Verdi, ANEI, Sezione Combattenti e Reduci e Gruppo Alpini, ha raccolto una partecipazione numerosa e sentita, segno di un legame ancora vivo tra la comunità e la propria memoria storica.
La commemorazione ha ricordato in particolare i fatti del 24 giugno 1944, quando Giacomo Marioli, Gian Battista Pedersoli e Antonio Cotti Cottini furono sorpresi alla Malga Campelli da militi della Tagliamento, guidati da una spia locale. I tre erano parte del gruppo delle Fiamme Verdi legato alla Brigata Lorenzini e si trovavano in quella zona dopo gli scontri e i rastrellamenti che avevano colpito l’area. Marioli venne ucciso sul posto, mentre Pedersoli e Cotti Cottini furono catturati, torturati e poi fucilati.
Nel corso della cerimonia è emersa con forza l’idea che questa non sia soltanto una memoria del passato, ma un messaggio ancora attuale. Don Luca Signori, durante la celebrazione religiosa, ha richiamato il valore cristiano della memoria come riconoscimento del bene compiuto da persone che hanno saputo donarsi agli altri. Secondo le sue parole, ricordare questi caduti significa anche custodire e far crescere i “germi di bene” presenti nelle comunità di oggi
Il sindaco di Gianico, Mirco Pendoli, ha sottolineato il significato civile dell’incontro, ricordando che quei giovani hanno scelto di sacrificare la propria vita per consegnare agli altri la libertà. Nel suo intervento ha rivolto un appello soprattutto alle nuove generazioni, invitandole a non considerare la libertà come qualcosa di scontato e a difenderla attraverso comportamenti quotidiani responsabili, solidali e attenti al bene comune.
L’oratore ufficiale Stefano Sandrinelli ha ampliato il quadro storico, ripercorrendo le vicende della Resistenza in Valle Camonica e spiegando come, dopo l’8 settembre 1943, molti uomini abbiano scelto la montagna per opporsi all’occupazione nazifascista. Ha ricordato il ruolo delle prime formazioni partigiane, spesso poco armate ma sostenute da coraggio, solidarietà e spirito di sacrificio. Nel suo discorso ha insistito sull’importanza della memoria locale, considerata fondamentale per capire il valore della libertà conquistata con grandi sofferenze.
Sandrinelli ha anche lanciato un messaggio molto netto contro guerra, nazionalismi e violenza. Ha definito la guerra il fallimento della politica e ha richiamato il dovere di costruire cooperazione tra i popoli, giustizia sociale e pace. Secondo la sua riflessione, il sacrificio dei partigiani deve tradursi oggi in impegno concreto per il bene comune, nella vita civile, nel lavoro, nelle associazioni e nelle istituzioni locali.
La cerimonia si è conclusa con un forte richiamo ai valori di libertà, resistenza e pace. La presenza di tanti cittadini, famiglie e ragazzi ha trasformato la commemorazione in un momento collettivo di testimonianza, capace di unire memoria storica e responsabilità verso il presente. A distanza di oltre ottant’anni, il ricordo di Campelli continua così a parlare al territorio come invito a non dimenticare e a custodire i valori democratici conquistati con il sacrificio di tanti giovani


