Il 25 aprile scorso gli scout Salodiani sono stati invitati a fare un discorso durante la manifestazione in ricorrenza della festa di Liberazione. In molti si sono domandati il nesso. E gli scout, come loro solito, hanno raccontato loro una storia legata indissolubilmente alla legge scout.

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Tutto ebbe inizio il 9 gennaio 1927 con una delle “leggi fascistissime”, la n. 5 che decreta lo scioglimento dei reparti scout nei centri inferiori a ventimila abitanti. Il 24 gennaio Pio XI scioglie egli stesso i reparti Asci (Associazione scout cattolici italiani) citando re Davide: «Se dobbiamo morire sia per mano vostra, o Signore, piuttosto che per mano degli uomini». Il 28 aprile 1928 un decreto di Mussolini dichiara «soppresso» lo scoutismo.

 Art. 4 Sono fratelli di ogni altra guida e scout

Se la sera del 22 aprile 1928 foste entrati nel Duomo di Milano, avreste visto l’altare illuminato circondato da ragazzi in lacrime vestiti da scout che cantavano sommessamente, deponendo uno dopo l’altro bastoni e bandiere ai piedi dell’altare: quella sera si scioglieva ufficialmente l’ASCI, l’ultima associazione scout italiana, ed i rappresentanti di tutti i gruppi di Milano consegnavano simbolicamente il loro simbolo, la Fiamma. Ma ad un certo punto qualcuno si accorse che un gruppo mancava all’appello: il Milano 2.

 Art. 7 Sanno obbedire.

Nello stesso momento in San Sepolcro – giusto di fronte alla Casa del Fascio – veniva pronunciata la prima promessa clandestina. Fu il primo atto di disobbedienza : gli scout del Milano 2 avevano deciso di resistere “un giorno in più del fascismo”, dando vita così alle Aquile Randagie.

Art. 8  Sorridono e cantano anche nelle difficoltà

Ma chi erano le «Aquile randagie»? Si facevano chiamare Baden, Kelly, Cicca, Sionne, Bufalo, Lupo grigio, Aquila rossa, Dakar, Buck, Leprotto e questi erano alcuni dei loro nomi… i primi. Non avevano legami con la politica, seguivano i propri capi e i propri sacerdoti. Cattolicesimo democratico che era non tanto di opposizione quanto di alterità dal regime: per loro non c’era nulla da spartire col fascismo. Così decisero di continuare a fare gli scout in barba alla legge che lo proibiva». Un serissimo “grande gioco” fatto di riunioni segrete, bigliettini lasciati nei nascondigli, messaggi cifrati, abiti abbondanti per coprire le divise e poter così partecipare alle uscite fuori Milano, in particolare in Val Codera, ribattezzata dalle Aquile: “Paradiso perduto”.

Art. 2 Sono leali

Il movimento scout clandestino aveva un duplice scopo: mantenere l’idea di personalità, di libertà, di autonomia, di fraternità e preparare i quadri per il momento della ricostruzione, avere una forza propria di resistenza ideologica per impedire ai giovani di accettare una sola visuale della vita, della storia, della politica.

Racconta Don Andrea Ghetti detto Baden: « Quando venne il triste momento dello scioglimento, ci siamo detti che tutto il bene da noi ricevuto non doveva essere negato agli altri e che il metodo scout doveva essere salvato. Nostro scopo fu di conservare lo spirito e il metodo con l’attiva applicazione onde nulla fosse dimenticato e per trovarci tutti allenati e pronti per il momento nel quale avremmo potuto riprendere la nostra attività».

Art. 1 Pongono il loro onore nel meritare fiducia

È lo spirito del motto scout Estote parati, («Siate pronti»), che fu anche il nome della rivista di collegamento tra le Aquile. Storia di arresti, agguati e anche di caduti. «Baden» ricercato e «Kelly» pestato a sangue. Ma senza mai arretrare.

Art.10 Sono puri di pensieri parole e azioni.

Nel 1943 con la firma dell’armistizio le Aquile Randagie decidono di entrare tra le fila dei partigiani ma sempre seguendo i principi scout; viene quindi organizzata una resistenza  disarmata e non violenta: “noi non spariamo, non uccidiamo, noi serviamo”.

Art.3 Si rendono utili e aiutano gli altri

Così dopo l’8 settembre 1943 è quasi naturale la partecipazione a Oscar (Opera scoutistica cattolica aiuto ricercati)

Racconta ancora “Baden“:« In una prima fase ci siamo preoccupati di salvare militari italiani che non volevano aderire alla Repubblica di Salò e militari inglesi e americani fuggiti dai campi di concentramento. In una seconda fase ci siamo preoccupati di salvare ebrei ricercati solo perché ebrei. Salvare comprendeva il procurare loro documenti falsi e aiutare la loro fuga in territorio svizzero attraverso la nostra cara e amatissima Val Codera » trasformatasi da paradiso perduto a “Paradiso ritrovato”.

Con la caduta del regime ed il ritorno alla democrazia è successo quello che ci si aspettava. Gli scout sono stati pronti a ricominciare. Spesso non da soli, ma di concerto con tutte quelle associazioni e formazioni che sono state protagoniste durate la resistenza.

 

Scoutismo è perseveranza

Non volevamo che la presenza degli scout alla manifestazione fosse un evento isolato e fine a se stesso, quindi abbiamo voluto proseguire ed approfondire il significato di resistenza organizzando una attività di 3 giorni rivolta a ragazze e ragazzi di 12/16 anni.

Durante le giornate del 29-30 aprile e 1 maggio un gruppo di scout provenienti da Salò, Montichiari e Rezzato hanno fatto un’esperienza sulle tracce delle fiamme verdi. Lungo il sentiero della 7ma brigata Matteotti a Provaglio Valsabbia le ragazze ed i ragazzi scout hanno provato a sperimentare, seppur in maniera fantastica, come vivevano i partigiani durante il periodo dell’occupazione. Rifugi di fortuna, mimetismo, orientamento, comunicazione e condivisione sono state le esperienze che hanno vissuto con il sole, la pioggia ed il freddo.

Questa avventura è iniziata alla Pieve di Provaglio quando un gruppo di Fascisti ha preteso che consegnassimo loro i nostri fazzolettini. Alcuni hanno ceduto ma, con l’aiuto di tutti, li abbiamo cacciati riprendendoci la nostra identità di scout. Durante la prima sera tutti attorno al fuoco sono venuti a trovarci Pietro e Daniele (del gruppo Fiamme Verdi di Brescia) che ci hanno raccontato i fatti accaduti durante il periodo fascista, racconti di ragazzi e ragazze poco più grandi di noi che hanno avuto il coraggio di ribellarsi.

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Il secondo giorno è stato il fulcro dell’avventura. Zaino in spalle e via! Direzione Arveaco in località Prà de la Ruca dove abbiamo costruito ripari di emergenza, cucinato alla trapeur e dopo una notte molto rigida la mattina del primo maggio abbiamo raggiunto il monte Besume e sconfitto definitivamente la minaccia fascista.

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..Ma ad un certo punto qualcuno si accorse che un gruppo mancava all’appello: il Milano 2.

Nello stesso momento in San Sepolcro – giusto di fronte alla Casa del Fascio – veniva pronunciata la prima promessa clandestina, primo atto di disobbedienza : gli scout del Milano 2 avevano deciso di resistere “un giorno in più del fascismo”, dando vita così alle Aquile Randagie.

Il valore più significativo di questo gesto sta nel fatto che furono dei ragazzi a dire NO al fascismo, e mentre tutti si piegavano durante gli interrogatori alle sedi fasciste e alla Questura, il loro No rimaneva intatto.

La nostra legge dice: “Sanno obbedire”… e non “Obbediscono”.

La differenza fondamentale sta nel discernere con coscienza quando un ordine è giusto e quando è sbagliato.

Saper obbedire è contrario alla resistenza o né intimamente correlato?

COSA VUOL DIRE RESISTERE OGGI?

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