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Ricorrenza dei Cinque Martiri (Edolo, 11 aprile 2017)

Come ogni anno, l’11 aprile – ricorrenza della fucilazione dei cinque Martiri per mano fascista, presso il cimitero di Mù – davanti al monumento eretto a perenne ricordo dei cinque Patrioti delle Fiamme Verdi Gregorio Canti, Vitale Ghiroldi, Vittorio Negri, Giovanni Scilini e Giovanni Venturini, barbaramente torturati ed infine fucilati, le Fiamme Verdi hanno organizzato la celebrazione in ricordo dei tragici fatti che hanno segnato profondamente gli ultimi giorni della guerra di Liberazione.

Quest’anno la partecipazione dei ragazzi e insegnanti delle quinte elementari di Edolo ha reso più significativa la cerimonia, che ha visto la presentazione dei frutti di un lavoro di conoscenza e approfondimento della tragica vicenda svolto durante le ore di lezione a scuola.

Ezio Gulberti, consigliere dell’Associazione Fiamme Verdi per l’Alta Valle Camonica, ha detto in apertura:

i ragazzi che sono presenti hanno avuto modo di conoscere la storia dei cinque Martiri in un incontro, tenutosi nella loro scuola, con il professor Angelo Moreschi che fa parte della commissione scuola “Ermes Gatti” voluta dall’ANPI e dalle Fiamme Verdi. E’ un piacere grandissimo avervi qui con noi, perché in futuro sarà compito vostro continuare il ricordo di chi ha sacrificato la vita per donarci la Libertà e di curare questo ed altri monumenti che li ricordano. Il programma della giornata che ha come protagonisti i ragazzi: l’alza bandiera lo faranno loro e contemporaneamente canteranno l’inno nazionale, al termine poseranno sul monumento un omaggio floreale.

Subito dopo si è proceduto alla benedizione del monumento. Il Parroco:

eccoci di fronte a Te o Signore, Tu sai chi siamo venuti qui a ricordare, sono i nostri fratelli più generosi che fecero della loro vita prezioso olocausto, noi sappiamo che soltanto cercando Te, soltanto trovando Te, li ritroviamo e cogliamo la sicura cadenza del loro passo e delle nostre (….). Ti preghiamo o Dio, Tu che raccogliesti l’ultimo palpito del loro cuore e confortasti l’ultimo loro grido e l’ultimo loro pensiero. Tu sei colui che solo sa dove molti di essi dormono l’ultimo sonno. Tu sei colui che accettasti come Tuo l’ultimo loro sacrificio. O Dio fa che non si spenga mai il nostro dolente amore, la nostra sincera venerazione, la nostra rispettosa memoria. E santificati dalla tua grazia, facci sentire i nostri caduti, sempre vivi, sempre vicini, sempre uniti a noi che ci confortano, che ci comunicano quella certezza di non essere morti invano per la Patria. O Signore noi chiediamo per loro il dono della pace, del riposo, della gioia senza fine, come a Te piacerà, Amen.

Prende quindi la parola il sindaco di Edolo, Luca Masneri:

Buongiorno a tutti ringrazio Ezio per avermi invitato e per aver organizzato questa manifestazione. Do il benvenuto ai colleghi Sindaci, alle autorità militari, alle Associazioni e a tutti i presenti. Ringrazio particolarmente i ragazzi e le loro insegnanti per la bella idea che avete avuto e per la vostra partecipazione. Voglio ringraziare Ezio e le Fiamme Verdi per la bellissima giornata di ieri all’Aprica con la presenza degli studenti delle scuole della Valtellina dell’Alta Valle Camonica. E’ stata una giornata ricca di contenuti e di sollecitazioni, che ha richiamato tutti noi ad una profonda riflessione. Quello che mi sono portato via dalla giornata di ieri, considerando anche il contributo dei ragazzi della scuola di Paspardo, è certamente l’idea che i ragazzi di oggi hanno dei flussi migratori che non sono più da considerare un’emergenza, e di come oggi l’Europa non sia all’altezza per affrontare seriamente il problema. Ma il momento più bello è quando hanno letto il verbale dell’immigrazione in America, che sembrava di leggere alcuni verbali di oggi, ma la differenza è che l’oggetto di quei verbali erano gli italiani e non altri, per cui, vedete come nel tempo, cambino le circostanze, cambiano le sedi nelle quali avvengono, cambiano le nazioni, ma purtroppo non cambia l’approccio con il quale gli individui si approcciano agli altri individui in condizione di bisogno e di necessità. Io credo che se noi vogliamo onorare la memoria di queste cinque persone, che qui sono cadute e che avevano come unica colpa è quella di transitare nel posto sbagliato in un momento sbagliato, una cosa che ai più piccoli, oggi, può sembrare incredibile. Se noi vogliamo onorare la memoria di queste persone, se vogliamo evitare che fatti simili si possono ripetere, dobbiamo davvero operare, soprattutto sui giovani, perché in loro si radichi una coscienza europea, una coscienza di fratellanza, una coscienza di persone aperte al mondo che ci circonda perché i muri e le barriere non possono risolvere i problemi dell’Europa. E oggi devo dire che se De Gasperi e Adenauer, guardassero all’Europa di oggi in tema di accoglienza e di immigrazione, credo che sicuramente si rivolterebbero nella tomba. Dobbiamo davvero impegnarci, insieme a voi ragazzi ai quali noi passiamo il testimone, perché una cultura dell’accoglienza e della fratellanza possano davvero diffondersi in quanto ritengo sia l’unico modo per salvare il nostro continente. Ragazzi, Grazie, il futuro è nelle vostre mani.

La parola passa a Alvaro Peli, coordinatore provinciale delle Fiamme Verdi.

Buona giornata a tutti. Vedere qui stamattina i ragazzi con le rispettive insegnanti, apre il cuore perché il futuro è qui. Noi abbiamo fatto la nostra parte, abbiamo preso il testimone dai nostri padri e abbiamo cercato di portarlo avanti, ma capite bene che se non c’è la volontà, la voglia, da parte dei giovani di prendere in mano questi valori e di trasmetterli a loro volta, il sacrificio di questi nostri fratelli sarebbe servito a poco. Le Fiamme Verdi, alla conferenza provinciale, tenutasi recentemente, hanno stabilito che il lavoro doveva essere quello del “passaggio del testimone”, Ezio assieme alle Fiamme Verdi della Val Camonica hanno dato l’esempio, sia ieri all’Aprica sia oggi a Edolo con voi ragazzi. Vedervi con noi significa che il patrimonio di valori trasmessoci dai nostri padri é garantito, che avete capito cosa significa la parola libertà e certamente ce lo spiegherete con i vostri interventi, con le vostre parole, con la vostra esperienza, con il vostro modo di fare. Questo ci rallegra perché abbiamo capito che il nostro patrimonio di valori sarà garantito. Grazie davvero a tutti quelli che hanno collaborato a realizzare questa manifestazione e che hanno operato perché forse diversa da quelle tradizionali.

Puntualizza, quindi, Gulberti:

Tra i cinque martiri ci sono Negri Vittorio e Scilini Giovanni, due Valtellinesi di Villa di Tirano. Abbiamo presente tra noi il sindaco di Villa di Tirano, Franco Marantelli, che oltre ad essere un amico fa parte, in rappresentanza del suo Comune, dell’Ecomuseo della Resistenza in Mortirolo insieme ai Comuni di: Aprica, Corteno, Edolo, Monno, Tirano, Mazzo di Valtellina, Sonico, Malonno. Ieri anche il Sindaco di Grossotto ha chiesto di poterne fare parte. L’Ecomuseo ora raccoglie tutti i Comuni che circondano il “Panettone del Mortirolo”, la montagna sacra delle Fiamme Verdi dove sono state combattute le uniche battaglie campali della Resistenza italiana.

Il sindaco di Villa di Tirano, Franco Marantelli, porta il suo saluto:

Buongiorno, con emozione porto il saluto della comunità di Villa davanti al monumento dei cinque Martiri per commemorare i partigiani che nell’aprile del 1945 sono stati qui barbaramente ammazzati e con loro partigiani Ballardini e Lazzarini uccisi alcuni mesi prima. I miei concittadini scelsero la partecipazione alla formazione delle Fiamme Verdi partendo da Villa, più precisamente da Motta e da Stazzona. Sacrificarono la loro vita per conquistare la libertà combattendo una delle poche battaglie che possono essere considerate giuste. Una vicenda storica, quella della resistenza decisiva per il riscatto dal fascismo e dal nazismo per un futuro di pace, di giustizia, di libertà. Dobbiamo essere capaci di trasmettere questi giovanissimi scolari, che saluto calorosamente, i valori che i nostri Martiri hanno praticato e che hanno consentito alla nostra Europa più di 70 anni di pace, di libertà e di benessere. Quindi un’Europa unita di tutte le nazioni che è stata e dovrà essere la condizione per costruire un mondo di pace. Purtroppo in troppe parti del mondo, anche a noi molto vicine, e anche in queste ore, sono tragicamente in corso guerre che sacrificano soldati, beni e soprattutto vittime civili tra cui molti ragazzi come voi. Prima del 1945, in Italia e in Europa era un susseguirsi di guerre, ricordiamo qui oggi le vittime del regime fascista della Repubblica di Salò, del regime nazista e di tutte le guerre. Ringrazio sentitamente Ezio Gulberti per avermi onorato con questo invito e l’Associazione delle Fiamme Verdi che negli anni hanno sempre reso il dovuto omaggio alle vittime della guerra di liberazione. Non si deve non si può dimenticare, la storia deve essere maestra di vita, l’odio e l’indifferenza sono pericolosi. Purtroppo vediamo segnali di questo anche nella nostra società e nella vita politica di ogni giorno, nei fenomeni che mettono in discussione principi e valori che la lotta di liberazione ha affermato e sono stati recepiti dalla nostra Costituzione. Davanti al monumento commemorativo della Resistenza deve essere chiaro che a più di 70 anni dei tragici fatti non cada l’oblio su quanto fatto dal regime fascista e nazista e in generale sulla follia della guerra mondiale ma anche tra fratelli europei, tra fratelli italiani e francesi, e anche tra fratelli dello stesso gruppo familiare. Se da una parte si riaprono le ferite mai rimarginate, dall’altro non possiamo non sentire la gioia di una libertà riconquistata, è la nostra storia, una storia fatta di dolore e sofferenza che però ha portato con la lotta di liberazione ad una società che pur con 1000 limiti e difetti è una società libera. È giusto quindi celebrare la scelta e l’impegno dei nostri Martiri e le gesta della lotta di liberazione. Dobbiamo quindi impegnarci nella libertà ritrovata con il sacrificio di tanti e di questi nostri fratelli in particolare, perché si affermino sempre più i valori della giustizia sociale, della solidarietà, per questo dobbiamo difendere le istituzioni repubblicane, la Costituzione, la democrazia e dobbiamo impegnarci per una migliore unità europea che con tutti i limiti è stata garanzia di pace per oltre 70 anni. Onore ai nostri Martiri.

La parola passa quind ai ragazzi. Uno di essi assume il compito di porre le domande alle quali i compagni, a turno, rispondono:

Che cosa è la Resistenza?

Per quasi due anni dall’8 settembre 1943 al 25 aprile 1945, i partigiani lottarono contro le intemperie, la fame, l’oppressione delle masse, affrontando le forze tedesche e fasciste, sfidando il carcere e la tortura, la deportazione e la fucilazione.
La resistenza è stata una lotta clandestina combattuta alla macchina tra azioni imboscate, con spostamenti continui. Si è combattuto sui monti, per le strade, nelle città, nelle pianure, dietro le siepi, lungo gli argini dei fiumi, sotto i ponti, nelle fabbriche, nelle case, ovunque fosse possibile indebolire il nemico con colpi di mano e sabotaggi.

Chi furono i resistenti?

All’inizio i combattenti della resistenza furono chiamati ribelli, poi patrioti ed infine partigiani.
L’esercito ribelle nato dal popolo è aperto a tutti, ci sono operai, contadini, studenti, professionisti, aristocratici, sacerdoti, industriali, ufficiali.
Grande è il contributo delle donne alla resistenza e alla guerra di liberazione.
Donne e uomini hanno lottato con coraggio e molti di loro hanno subito il carcere, la tortura, la deportazione e la morte nei lager.

Quanti erano?

All’inizio in Val Camonica c’erano circa 2800 ribelli delle Fiamme Verdi, 1000 ribelli garibaldini e tanti altri.

Quali le condizioni di vita dei partigiani?

Le condizioni di vita dei partigiani erano molto dure, in modo particolare durante il periodo invernale a causa del gelo e delle difficoltà per garantire approvvigionamenti e viveri a chi combatteva in montagna.
Ai primi di dicembre del 1944 i partigiani dovettero affrontare la prova più dura, i rastrellamenti senza fine, pioggia e neve in anticipo ed in abbondanza. La resistenza era difficile, ma si doveva in ogni modo superare l’inverno e difendersi.

Le azioni violente che i fascisti e nazisti usavano nei confronti dei partigiani

Per catturare i partigiani in nazi fascisti organizzarono sistematici rastrellamenti.
Il rastrellamento era un’azione militare contro la guerra partigiana che si svolgeva nelle città, nei paesi, sui monti, e dovunque si sospettasse la presenza di ribelli in armi.
Fascisti e nazisti, ben armati e in gran numero arrivavano nella zona prescelta con automezzi, la perlustravano a rastrello come si fa nei prati quando si raccoglie fieno. A volte si accampavano per giorni e giorni.
Era difficile sfuggire senza scontri e senza perdite, ma i partigiani avevano il vantaggio della perfetta conoscenza dei luoghi che occupavano.
Spesso, i rastrellamenti si concludevano con incendi, arresti, fucilazioni e deportazioni.

Le torture

Una delle forme di pressione ripugnante a cui i nazifascisti ricorrevano, nel periodo della resistenza, era la tortura, botte, pugni, calci in tutte le parti del corpo, scariche elettriche, scottature, unghie strappate.

 

Si passa quindi alla lettura di alcune lettere di condannati a morte della Resistenza:

Un insegnante: offro la mia vita per l’ideale più nobile la libertà. Mamma cara non piangere, sii fiera di avere dato un figlio per la libertà, sii orgogliosa di tuo figlio, coloro che l’hanno tradito saranno raggiunti dalla mano della giustizia, con il loro tradimento io vengo condannato a morire, ma non ho paura della morte Mamma, l’affronterò sereno guardando negli occhi coloro che mi fucileranno.

Una casalinga: ho sentito il richiamo della patria per la quale ho combattuto, ora sono qui aspetto la morte, tra poco non ci sarò più, ma muoio sicura di avere fatto il possibile perché la libertà trionfasse.

Un sacerdote: in coscienza non ho commesso delitti, vengo condannato a morte per aver protetto un giovane a cui volevo bene e per aver amministrato i Sacramenti ai partigiani, anche per aver nascosto una radio, muoio perché travolto dalla tenebrosa bufera dell’odio, io che ho voluto vivere soltanto per l’amore del prossimo. Ma l’amore non muore, muoio vittima di chi tiranneggia il mondo, ma muoio anche perché trionfi la carità.

Un contadino: leggerete questo mio ultimo saluto quando sarete più grandi per capire, apprenderete da questo foglio di morte che vostro padre è morto da Italiano che combatteva per un’Italia libera. Addio bimbe mie, spero che quando sarete grandicelle, Mamma vi farà imparare ad amare la nostra Patria.

Un’artigiana: figlia cara non devi piangere né vergognarti di me, quando sarai grande capirai, la tua mamma se ne va pensandoti e amandoti. Sii buona mia creatura adorata, io sono tranquilla.

Un maestro: tutto questo causerà un grande dolore nel vostro cuore, ma io preferisco morire qui nella mia Italia libero e fiero di restare nella mia Patria piuttosto che sotto il tallone dello straniero.

 

Dall’ultima lettera alla Madre di Bortolo Fioletti, ucciso dai tedeschi a Monno il 2 maggio 1945: Cara Mamma non piangere per me sono qui per nessun altro scopo che la fede, la giustizia, la libertà e combatterò sempre per raggiungere il mio ideale. Presto verremo giù e vedrai che uomini saremo!

Proseguono i ragazzi:

Noi oggi, siamo qui per ricordare tutte le donne e gli uomini che durante la resistenza hanno combattuto per liberare la nostra Italia ed offrirci un futuro di pace e di libertà.
Tra queste persone ci sono anche i cinque Martiri, uccisi in quel tragico 11 aprile di 72 anni fa.

I Ragazzi si alternano a leggere le schede dei 5 Martiri ed in particolare quella di Giovanni Venturini.

Definizione di martire: chi sopporta ogni pena per i propri ideali di vita

Gregorio Canti – giovane di Corteno Golgi classe 1921, amico intimo di Giovanni Venturini con lui collaborò per organizzare i rifornimenti ai gruppi partigiani ed allo smistamento e alla consegna di ordini e informazioni utili ai gruppi. Venne fucilato l’11 aprile 1945 vicino al cimitero di Mù.

Vitale Ghiroldi – Giovane di Pianborno, fermato in una frazione Edolo senza documenti, per questo sospettato di essere partigiano. Venne fucilato vicino al cimitero di Mù l’11 aprile 1945.

Vittorio Negri – Valtellinese di Villa di Tirano classe 1915, fu arrestato e torturato. Venne fucilato anche lui vicino al cimitero di Mù l’11 aprile 1945.

Giovanni Scilini – Valtellinese di Villa di Tirano classe 1916. Fucilato vicino al cimitero di Mù l’11 aprile1945.

Giovanni Venturini – di Corteno Golgi, classe 1916, combatté in Francia, sul fronte greco albanese, e in Russia dove subì il congelamento ai piedi e una ferita alla coscia destra riportando una infermità permanente.Nel novembre del 1943 entrò a far parte della resistenza occupandosi principalmente dell’organizzazione per i rifornimenti dei partigiani dell’alta Valle.
Il 26 febbraio 1945 fu arrestato e sottoposto ad atroci torture. Venne fucilato nei pressi del cimitero di Mù l’11 aprile 1945.
Durante la prigionia scrisse alla Mamma:

Cara Mamma, perdonatemi se involontariamente vi ho fatto tanto soffrire. Vi raccomando siate forte come siete sempre stata mentre ero lontano in guerra e pregate per me perché sia sempre più forte. Ormai sono ridotto a misera cosa, non sono più un uomo e qualche volta piango per il dolore ai piedi che non mi serviranno più, pazienza, sono ormai rassegnato si vede che anche questo era scritto nel libro della mia vita. Perdono tutti e non auguro a nessuno quello che ho sofferto io, nemmeno a chi lo ha fatto a me, nemmeno alle bestie. Grazie del bene che mi avete fatto, perdonatemi per i pensieri che vi ho dato e pregate sempre per me e salutatemi parenti e gli amici che mi furono cari, addio, vi bacia il tuo Gianni.

Anche davanti al plotone di esecuzione rivolge ai suoi carnefici parole di perdono: “Sparate, fate il vostro dovere, io vi perdono e vi auguro la felicità su questa terra, io la godrò in cielo, sparate, viva l’Italia, viva Cristo Re”. Venturini è stato insignito della medaglia d’oro al valor militare alla memoria.

Ricordiamo anche che Zefferino Ballardini di Temù e Domenico Lazzarini che vennero imprigionati dai tedeschi ed il 10 novembre 1944, dopo interrogatori e torture, vennero fucilati poco distante dal luogo dove vennero assassinati il cinque Martiri.

Cosa abbiamo imparato?

Oggi abbiamo imparato che la libertà è stata una faticosa conquista.La libertà, anche ai nostri giorni è un valore che va difeso e alimentato ed è il presupposto insostituibile della democrazia.

Al termine della presentazione dei lavori, Gulberti ringrazia a nome di tutti i ragazzi che con la loro partecipazione e il loro contributo hanno reso questa giornata di ricordo un importante momento di riflessione segnando l’inizio di un reale passaggio di testimone tra le generazioni. Ciò fa sperare che i valori per i quali i nostri padri hanno combattuto saranno alla base dei comportamenti delle giovani generazioni nel loro cammino futuro. A chiusura della manifestazione e dopo aver fatto leggere ad un ragazzo le ultime parole di Giovanni Venturini incise sul monumento ai 5 Martiri, Gulperti aggiunge:

Ho chiesto di rileggere queste parole perché in un libro uscito nel 2014, dove si parla di resistenza in Alsazia, – ricordo che la resistenza non è stata un episodio italiano, ma è stato un fenomeno europeo, anzi negli altri paesi la resistenza è iniziata molto prima che in Italia -, in questo libro si narra di un gruppo di ragazzi di 16 / 17 anni, che nel 1940 hanno cominciato una lotta resistenziale armata. Sono stati catturati, sono stati internati in un campo di concentramento dove operava il dottor Mengele che faceva cose indegne per la professione medica, utilizzava cavie umane per fare esperimenti e per testare nuovi vaccini. Uno di questi ragazzi di 16 anni ha scritto nell’ultima lettera i suoi genitori: “Cari genitori, se devo morire, lascio questa vita con il cuore puro, quanto a me non sono vinto, voi mi avete cresciuto per questo sacrificio. Vi ringrazio per tutto quello che avete fatto per me, eroica fu la nostra battaglia, più eroica ancora la caduta. Arrivederci vicino a Dio. Viva Cristo Re, Viva la Francia, il vostro devoto figlio”. Ecco il legame con le ultime parole di Giovanni Venturini “Viva Cristo Re, Viva la Patria”. Dobbiamo dire grazie ai partigiani che hanno combattuto e hanno liberato il nostro paese, che ci hanno dato una Costituzione, creato una Repubblica e 70 anni di pace. A voi ragazzi il compito di difendere la libertà e le istituzioni repubblicane conquistate con tanti sacrifici e spesso al prezzo della vita.
Distribuiamo alle vostre insegnanti, per ringraziarle del grande lavoro che hanno fatto con voi, una copia del libro “Il Ribelle”, é la copia anastatica di tutti i fogli stampati e distribuiti clandestinamente, rischiando la vita, durante la guerra di liberazione.
Nell’assemblea dell’Associazione Fiamme Verdi è stato presentato il sito – www.ilribelle.it – nel quale è possibile trovare la copia digitalizzata del libro. È uno strumento importante utilizzabile per ricerche e approfondimenti oltre che documento storico importante.
Ai ragazzi, doniamo libretto dal titolo “La Resistenza incompiuta” che riporta il discorso fatto dal Comandante Lionello Levi Sandri (il mitico Capitano Sandro delle battaglie del Mortirolo), ai Comandanti partigiani riuniti a Bassano del Grappa il 22 settembre 1984. A questa riunione ha partecipato Sandro Pertini allora Presidente della Repubblica Italiana e valente Comandante Partigiano, durante la Resistenza. E’ un discorso duro, sferzante, attuale; che colpisce e fa pensare. Che ci chiede di reagire, di pensare, di guardare alla società con gli occhi della storia e del futuro. Un discorso che ci riguarda: che riguarda il destino delle nostre comunità, della nostra Repubblica, della nostra democrazia.

(a cura di G. Mastaglia)

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