La sezione di Valle Camonica dell’Associazione “Fiamme Verdi”, l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, con i comuni di Gianico, Artogne, Pian Camuno, Boario Terme, Esine, in collaborazione con le Associazioni Combattenti e Reduci e i Gruppi Alpini, in occasione del 73º anniversario dell’uccisione dei partigiani Giacomo Marioli, Antonio Cotti Cottini e G. Battista Pedersoli, avvenuta a Campelli, rivivono il ricordo onorandoli con la manifestazione che tradizionalmente si svolge ogni anno presso la cascina di Malga Campelli dove le forze nazifasciste, guidate da spie interessate, procedettero all’uccisione di uno di loro ed alla cattura degli altri due che dopo orrende torture saranno fucilati.

La giornata non si preannunciava bella dal punto di vista metereologico: alle ore 7:30 un furioso temporale imperversava su tutta la Valle, tanto che sono intercorse una serie di telefonate tra gli organizzatori per verificare l’opportunità di procedere nel rispetto del programma. Il sindaco di Gianico Emilio Antonioli ha comunque ribadito l’appuntamento in piazza del Municipio per le 9:00 e invitato quanti intendevano partecipare a dotarsi di un buon bagaglio di fiducia. Una fiducia che alla fine è stata premiata perché il nubifragio si è andato attenuando e dal fondo della Valle la striscia di cielo azzurro che ha iniziato a comparire si è via via diffusa verso nord.

In perfetto orario, raggiunta la Malga Campelli si è dato inizio alla cerimonia per rendere onore ai Caduti. Attorno all’altare sul quale il parroco don Fausto Gregori celebrerà la S. Messa, hanno trovato posto, il gonfalone del Comune di Gianico, i rappresentanti dei comuni: di Darfo Boario Terme Riccardo Bonù; di Esine Nicola Donina; di Artogne Giuseppe Andreoli; insieme a Emilio Antonioli Sindaco di Gianico; i gagliardetti dei Gruppi Alpini, i Labari delle Fiamme Verdi e dell’ANPI di Vallecamonica. Di fronte all’altare, coloro che fiduciosi nel bel tempo hanno scelto di non perdere il tradizionale appuntamento e l’occasione per una preghiera in ricordo di questi Caduti per la Libertà.

Si procede alla benedizione e deposizione della Corona sul muro che alloggia la targa con le foto dei Caduti in ricordo del sacrificio dei nostri giovani concittadini. Il Parroco dà poi inizio alla celebrazione della S. Messa in suffragio di tutti i caduti.

Don Fausto Gregori nell’Omelia ha detto:

Mi ha colpito questa tematica delle paure che abbiamo ritrovato nelle letture odierne, – Non abbiate paura – è un’assicurazione che ci vuol dare il Signore perché lui sa che di paure ne abbiamo e parecchie, non ha detto che la vita è facile. Questo va inquadrato nel momento in cui Gesù dice agli Apostoli – vi mando nel mondo, ad annunciare il mio Vangelo, vi mando come agnelli tra i lupi, io sarò con voi – …  e, anche di fronte alla morte abbiamo paura, io m’immagino i nostri caduti che lottavano per gli ideali di libertà, di giustizia, di uguaglianza, di fratellanza, non è che non abbiano avuto paura ma, chi ha il dono della fede, anche di fronte alla morte, è aiutato a superare la paura della morte perché Gesù non dice che c’è il nulla dopo, che c’è il vuoto, che c’è il baratro. Chi ha il dono della fede e della speranza nella vita eterna ha un aiuto per superare la paura della morte. Questo vale in genere anche nelle esperienze quotidiane che ognuno di noi ha, di fronte alla morte tutti hanno paura ma se vicino a lui c’è qualcuno che magari gli dà una mano, che gli dice  – guarda che io sono qui con te, non avere paura, ti voglio bene, ti do una mano a fare questo passaggio (Dio è con noi sempre e noi dobbiamo dire con fede): io mi fido di te –.

Poi ha preso la parola per il saluto istituzionale Emilio Antonioli Sindaco di Gianico:

Porgo a tutti voi il saluto del Comune di Gianico e rivolgo un particolare ringraziamento alle Associazioni Fiamme Verdi e ANPI, alla sezione Combattenti e Reduci, ai Gruppi Alpini e all’oratore ufficiale Stefano Sandrinelli delle Fiamme Verdi, per avere, d’intesa con le Amministrazioni locali, voluto insieme ricordare l’esempio di vita di questi giovani caduti per la libertà. Su queste montagne si è scritta una delle pagine più tristi e violente della lotta partigiana della Valle Camonica. La nostra resistenza non hanno nulla a che vedere con le grandi battaglie campali, da Stalingrado alla battaglia di El Alamein, allo sbarco in Normandia teatri di guerra che contarono milioni di morti. Da noi i caduti non sono stati migliaia, ma le loro morti pesarono come macigni sulle nostre comunità. La nostra resistenza era l’esternazione della voglia di essere liberi, di non dovere sottostare a regole incomprensibili; alla leva obbligatoria per una battaglia inutile; era la reazione a vent’anni di demagogia e populismo dietro il quale proliferavano gli interessi del potere economico dominante riservando al popolo solo parole al vento; – spezzeremo le reni alla Grecia; – credere obbedire combattere; – molti nemici molto onore; – chi si ferma è perduto.
Oggi ci sorprendiamo, conoscendo il risultato guardando le piazze di allora inneggianti a Benito Mussolini, un demagogo, oggi molto imitato, che attraverso false promesse vicine ai desideri del popolo mirava ad accaparrarsi il suo favore a fini politici per il raggiungimento e la conservazione del potere.
Quando gli italiani, soprattutto i giovani hanno capito, sulla loro pelle, che le false promesse portavano solo morte e distruzione, hanno deciso di rendersi liberi e contrastare la demagogia. Un salto di qualità nella consapevolezza che alle false promesse segue sempre delusione, rancore e odio.
Un pensatore recitava: – il trionfo della bugia e momentaneo, ma le rovine sono eterne -. E credo che la giornata di oggi ci porti a riflettere sulla libertà di decidere senza messaggi deviati e post verità. Questi martiri decisero con la loro testa, la loro scelta personale di dare un senso alla vita lottando contro populismo e demagogia per una società più giusta e tollerante.
L’impegno quindi, celebrando questa giornata, è quello di partecipare di più alle scelte ragionando sui messaggi che ci bombardano quotidianamente. Non c’è nulla di facile, non ci sono regali, non c’è nulla che non abbia un costo reale. Chi promette cose diverse, mente, sapendo di mentire.
Viva la Resistenza, viva l’Italia!

Prende quindi la parola l’Oratore Ufficiale, Stefano Sandrinelli, che parla a nome delle Fiamme Verdi e dell’ANPI:

E’ l’alba del 24 giugno 1944 centinaia di militari fascisti e tedeschi partiti da Gianico, da Piazze di Artogne e dal versante della Valtrompia salgono con destinazione l’altopiano ai piedi del monte Muffetto per  iniziare il rastrellamento dei partigiani Fiamme Verdi gruppo C 14 comandato dall’esinese Franco Ceriani (attivissimi nelle operazioni di sabotaggio) che avevano la loro base nelle cascine di Bassinale e Bassinaletto. Hanno precise indicazioni di una spia (una donna che sarà poi giustiziata dai partigiani) e sulla direttrice Faet-Cunei i nazifascisti riescono a scorgere il comignolo fumante della cascina Campelli, intuendo la presenza dei partigiani con una fulminea manovra circondano il cascinale.
All’interno c’è una piccola pattuglia di partigiani: Antonio Lorenzetti (Tone) un temerario 19 enne di Artogne che riesce, con una fuga precipitosa a dileguarsi nel bosco sottostante… un mese più tardi verrà ferito e catturato da un plotone di tedeschi ad Artogne, incarcerato e torturato, terrà serrate le sue labbra e il 28 luglio 1944 sarà fucilato a Darfo – medaglia di bronzo al valor militare ed in suo onore col suo nome verrà intitolata la Brigata Fiamme Verdi che opererà nella zona fino alla Liberazione; il ribelle per amore Giacomo Marioli (Trot) di Esine 19 anni cerca pure lui la fuga ma viene falciato da una raffica proprio sulla porta della cascina; Domenico Cotti Cottini ( Maiahec) anni 37 di Piazze d’Artogne  (saltuariamente capraio taglialegna e carbonaio) collaboratore dei partigiani- sposato e con 4 figli viene bloccato all’interno della cascina e con lui viene bloccato anche  Giovanni Battista Pedersoli (Travaì) 35 anni di Gianico, sono catturati e portati in Bassinale dove vengono torturati e seviziati per ore ma nulla rivelano sull’organizzazione dei partigiani, perciò  sono messi al muro vengono fucilati,
A nulla valgono le suppliche di Antonio Cotti Cottini di aver salva la vita  “Copèm mia che go quater pì” e a nulla sortisce pure il generoso tentativo del Pedersoli di salvarlo ….”Uccidete me che sono un partigiano lui è un capraio non c’entra”.
Ma questi ancora oggi sono vivi nei nostri cuori e nel loro insegnamento questi partigiani che hanno affermato con il supremo sacrificio la loro fede di ribelli per amore!
Con loro abbiamo un debito di riconoscenza per cui ogni anno (dato che per la legge della vita sempre più si assottiglia la schiera dei protagonisti e dei testimoni di uno degli snodi più importanti della nostra storia) tocca a noi  impegnarci a fare memoria, a far sì che si perpetui il ricordo di coloro che hanno sacrificato la loro gioventù e la loro vita per il riscatto morale della nostra Patria, per il ripristino della libertà, democrazia, la pace e la giustizia sociale.
Certamente quindi siamo qui per La commemorazione della lunga schiera di chi donò la propria vita ed i migliori anni della gioventù per combattere e sconfiggere il nazifascismo, per donarci la pace e la libertà:

  • gli alleati (i militari Americani. Russi, Inglesi, Neozelandesi, Francesi, Ciprioti);
  • i militari italiani del ricostituito esercito al sud dopo lo sbarco americano in Sicilia,
  • la divisione Acqui che a Cefalonia rifiutò di arrendersi agli ex alleati tedeschi e fu sterminata,
  • i nostri militari reduci dalla Russia, Grecia, Albania ed ex Jugoslavia che furono internati nei campi di concentramento e che per aver rifiutato di aderire alla RSI ebbero un trattamento disumano: fame, lavoro massacrante umiliazioni inenarrabili ed infine la morte;
  • i civili, il nostro popolo che nel silenzio, anche se povero, ha sempre dato un pane a chi ne aveva bisogno, protezione a chi era in pericolo e non ha mai impedito le requisizioni di animali per la sussistenza dei partigiani.

E con essi, il nostro popolo:

  • tanti parroci camuni ( influenzati dagli insegnamenti e dalle posizioni antifasciste del Vescovo Giacinto Gaggia) furono eliminati e/o perseguitati per rappresaglia per aver aiutati i partigiani, (don Battista Picelli a Zazza di Malonno, don Vender, don Almici e padre Rinaldini a Brescia,  il comandante morale della Resistenza Camuna don Carlo Comensoli a Cividate Camuno, ed in bassa Vallecamonica: don Pietro Salari a Plemo, don Ernesto Belotti ad Artogne, don Giuseppe Bonetti a Vissone, don Boldini a Fraine;
  • le staffette partigiane , i nostri partigiani camuni, che caddero su queste nostre meravigliose montagne;
  • i caduti della brigata Lorenzetti: don Guerino di Gianico,  Domenico Fantoni di Rogno, Dante Gabossi di Esine, Bortolo Macario di Costa Volpino, Maffeo Pè di Pisogne, Marcello Richiedei di Pesazze, Francesco Spagnoli di Piazze, Mario Zenone Spatti di Gratacasolo, Mario Piali di Piancamuno, Pietro Pianta di Darfo, Mario Cominelli di Gorzone, Battista Savoldelli di Gorzone, Francesco Biasini “Tihbe” di Esine, medaglia d’argento alla memoria, Peter, cittadino russo, Santo La Corte, siciliano, medaglia d’argento alla memoria, il primo comandante  dei partigiani di Artogne Rolando Petrini di Siena, morto nel campo di sterminio di Mathausen, Antonio Lorenzetti e i tre caduti di Campelli;
  • i caduti della 54a brigata Garibaldi bis: Luigi Macario di Costa Volpino, medaglia di bronzo alla memoria, Venturino Ottelli di Piazze e Ferluz Feitz, polacco;
  • infine, le nostre 4 medaglie d’oro al valor militare alla memoria ;Giovanni Venturini, Teresio Olivelli ,Giacomo Cappellini e Antonio Schivardi.

Ma siamo qui anche per  la celebrazione della Resistenza.

La Resistenza camuna, mirabilmente diretta da Romolo Ragnoli, tenente degli alpini nella campagna di Russia, e da tanti altri militari graduati – Ferruccio Lorenzini, tenente colonnello di Fanteria; Lionello Levi Sandri, capitano di artiglieria; Raffaele Menici, tenente colonnello degli alpini sul fronte greco; il generale degli alpini Luigi Masini, Enzo Petrini, tenente degli alpini, Giulio Mazzon, ufficiale dell’aeronautica, Filippo Piccinelli, tenente del genio alpini, Il maresciallo dei Carabinieri Tosetti, e molti altri –  fu certamente un fatto militare, più importante di quanto oggi molti vorrebbero far credere, perché con guerriglie, sabotaggi ma anche con vere e proprie battaglie (vedasi Mortirolo) ha tenuto impegnato l’equivalente di 12 divisioni tedesche, tolte dal fronte alleato, e quasi la totalità delle forze militari neofasciste della Repubblica sociale di Salò.
Ma la Resistenza fu anche una rivolta morale! I partigiani furono ribelli!
Ribelli a un sistema, quello fascista, che calpestava i diritti fondamentali della persona umana, che si reggeva sulla forza bruta e sull’arbitrio, che rinnegava ogni forma di libertà.
Ribelli alla civiltà nazista della aggressione militare agli altri popoli, ribelli alla civiltà delle camere a gas e dei campi di concentramento.
Ribelli contro il culto della guerra da parte del nazifascismo che ha portato alla follia della seconda guerra mondiale con questo tragico risultato: 444,523 italiani morti (di cui 284.566 civili) ed un totale di morti durante tutta la guerra sui vari fronti fra militari e civili di oltre 50 milioni.
Troppa gente ha dimenticato quale costo abbia comportato il passaggio dalla disperazione al benessere e libertà di cui oggi godono!
Così cade inascoltato perfino il monito di Primo Levi: “Se comprendere è impossibile … conoscere è necessario perché ciò che accaduto può ritornare, le coscienze possono essere nuovamente sedotte ed oscurate, anche le nostre.”
Eh già… la storia non sempre è maestra di vita e così, l’inconcepibile è diventato realtà!
Durante il confino disposto dal fascismo a Ventotene nell’agosto del 1941 Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni elaborarono il Manifesto per un Europa libera ed unita e l’Europa, dopo la Liberazione dal Nazifascismo, è diventata la regione più libera al mondo e con le migliori tutele sociali: tutela universale della salute, difesa e preservazione dell’ambiente, del cibo del lavoro.
Purtroppo, in pochi anni, l’Europa ma anche gli Usa e tutto il mondo occidentale stanno vivendo una regressione storica. Nel volgere di pochissimi anni tutti quei fatali preconcetti che il dopoguerra credeva di aver seppellito per sempre – razza, frontiere, identità religiosa, paura dell’altro, ripiegamento su se stessi      sono tornati e stanno prendendo il sopravvento. Non c’è paese occidentale nel quale l’estrema destra non stia rinascendo dalle sue stesse ceneri e reinventando il nazionalismo che condito dalla collera sociale nel passato aveva dato vita al fascismo ed al nazismo che distrusse l’Europa.
Ebbene sì …. L’inconcepibile è diventato realtà!
Una percentuale sempre più alta di noi occidentali ha paura di tutto: paura dei musulmani, paura di chi scappa dalla guerra, paura dell’ascesa dei paesi emergenti (con i loro salari bassi che ci fanno concorrenza etc.) …. in sintesi abbiamo paura di un declassamento sociale ed internazionale e voltiamo le spalle all’unità delle nazioni erigendo muri reali e virtuali sentendoci più sicuri al riparo di antichi confini.
Per paura del presente, insomma, fuggiamo nel passato.
Nessuno crede più all’Europa che colpevolmente persevera in politiche di austerità invece di politiche di investimento.
L’Europa deve ritrovare anima ed identità e che possiamo personificare nei nostri giovani che si fanno valere all’estero “la cosiddetta Generazione Erasmus”.
Qui mi permetto di citare una persona che per me è sempre stata un sicuro riferimento,  il Card. Dionigi Tettamanzi:

“Non vogliamo porci la domanda se possiamo ancora sostenere uno sviluppo che non si faccia carico delle esigenze il pianeta: dei popoli poveri ed esclusi dalla mensa imbandita dei paesi ricchi, … che non si faccia carico dell’ambiente, della scarsità delle risorse naturali? Questo non significa fermare il progresso economico ma riorientarlo, significa chiedersi dove stiamo andando e correggere la rotta per raggiungere approdi migliori. Porsi la domanda sul modello di sviluppo e sul tasso di crescita, sulla distribuzione delle risorse ha a che vedere realmente con il progresso ed il benessere di tutti. Ecco, questo non è l’atteggiamento di chi vuol tornare indietro ma di chi vuole proseguire con assennatezza”.

Non sono utopie!
Questo è il metodo che, seppur tra enormi difficoltà, seguono i Comuni virtuosi come lo sono i comuni qui rappresentati.
Però, che tristezza e che preoccupazione constatare che Nessuno crede più all’ONU. Le Nazioni Unite organismo nato per impedire guerre e per far convivere pacificamente le nazioni.Nonostante il grande impegno di Papa Francesco, assistiamo sgomenti alla corsa agli armamenti a partire dagli Usa … e ad una terza guerra mondiale a pezzettini che sempre le sagge parole di Papa Francesco identifica in guerra non di religione ma di interessi, per soldi, per accaparrarsi le risorse naturali, per il dominio sul popolo ……  ma attenzione che armi e nazionalismi ci porteranno di sicuro alla guerra!
Machiavelli diceva che la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi… No, no. La guerra è il fallimento della politica!!
Ecco allora il monito, il testamento dei nostri partigiani che deve essere e sarà per noi un  dovere … Mai più guerre, mai più guerre… pace, pace nel mondo!
Certo, di fronte alla profonda crisi che investe le fondamenta del nostro paese e cioè il lavoro, la cultura, la scuola e la giustizia sociale dobbiamo constatare che la risposta della politica  è fortemente insufficiente! Ma noi che possiamo fare? Come vivere le ingiustizie?
Il teologo Mancuso ci suggerisce : Fare cose di valore. I nostri sindaci con cuore, competenza, professionalità e fatica … si impegnano a promuovere lo sviluppo ed il benessere dei nostri comuni, ma tocca ad ognuno di noi secondo le possibilità e competenze usare i nostri talenti per buone pratiche; tutela dell’ambiente, lotta alla guerra, studiare, inventare tecnologie, medicine vaccini, cibi che facciano progredire e portino benessere a tutte le popolazioni del mondo.
In parole povere, fare il proprio dovere. Certa
mente non isolarci nell’individualismo, o fuggire dall’impegno civile e sociale, Certamente non farci guidare  da uno stile di vita che ha come base il risentimento!
La storia ci insegna che laddove il sentimento di giustizia diviene risentimento generando rabbia e generando violenza invece di ottenere un effetto di incremento di giustizia si ottiene il contrario cioè un incremento di ingiustiziaPerché ciò non avvenga l’unica possibilità che ha il nostro tempo è la Politica! Ebbene sì la vituperata politica il cui compito di mediazione è far sì che la rabbia, che il senso di ingiustizia genera in molti uomini, colpiti dalla crisi economica, si traduca in un progetto politico.
Serve un sussulto di responsabilità e un rinnovamento della politica.
Serve il coraggio della parola, la responsabilità della parola, essere ribelli alle ingiustizie per costruire dignità e speranza.
Serve una politica che abbia come riferimento i principi della Costituzione repubblicana ed antifascista, che ci hanno donato i nostri partigiani.
Il colonello Lionello Levi Sandri (perseguitato perché di origini ebree, che trovò protezione e la solidarietà dai Camuni e che ripagò come comandante delle FFVV nelle battaglie del Mortirolo) ancora nel 1984 denunciava lo scandalo della Resistenza incompiuta e testualmente affermava: “La Resistenza sarà sì incompiuta, ma non superata e tanto meno morta.”
Ed ancora ed infine come non condividere le sue parole:
La Resistenza e gli ideali che l’hanno ispirata possono ancora incidere ed essere vivi ed operanti nella nostra società.
Ma possono esserlo solo se, nel regime di libertà da noi realizzata,  saremo decisi a non accettare le ingiustizie e prepotenze e a non essere di fronte ad esse sordi ed inerti, se rimarremo ribelli a ogni forma di ingiustizia di sopraffazione, di iniquità comunque essa si manifesti.

Malga Campelli (Gianico, 25 giugno 2017
(a cura di Gigi Mastaglia)

 

La locandina ufficiale della Manifestazione:

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Alcune immagini della Manifestazione:

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