Domenica 23 Maggio 2021 alle ore 9:30, presso il rifugio di Pratolungo, una Delegazione di rappresentanti delle Associazioni Fiamme Verdi, ANPI, ANEI, insieme ai Gruppi Alpini, alle Associazioni d’Arma, con le Amministrazioni Comunali di Angolo, Darfo Boario Terme e Borno hanno reso omaggio alla memoria del col. Ferruccio Lorenzini e dei Caduti della battaglia partigiana combattuta l’8 dicembre 1943, che fu il primo scontro armato in Valcamonica di una formazione partigiana organizzata contro i nazifascisti della Repubblica di Salò.

Alla presenza dei Sindaci di Borno e di Cevo hanno posato una corona d’alloro sul monumento che ricorda Alessandro Cavalli, Mario Voltolini, i russi Ivan e Stefano, Henrik Stefanic (Stefanic), caduti durante la battaglia e Giuseppe Marino Bonassoli, René Renault, Kostantinos Jorghu, fucilati a Brescia all’alba del 1° gennaio 1944 con il Colonnello, ed insieme a loro, per ricordare e rendere omaggio a tutti i Caduti per la Libertà.

Dopo l’alza bandiera e la posa della corona si è svolto un breve ricordo di quanto avvenuto nella località l’8 dicembre 1943, al quale si è unito il ricordo del 29° anniversario della strage di Capaci (23 maggio 1992) nella quale persero la vita Il Giudice Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro, servitori dello Stato uccisi dalla mafia per il loro impegno per la Giustizia e la Difesa delle Istituzioni Democratiche contro la criminalità organizzata, i servizi deviati, i politici corrotti.

Anche quest’anno, insieme ai Martiri della Resistenza, si sono ricordati Apollonio Ferrari e Francesco Dovina dell’ANPI di Angolo Terme insieme a Giovanni Bettoni e Raimondo Albertinelli delle Fiamme Verdi, promotori di questa Cerimonia, della ricostruzione della malga di Pratolungo e della realizzazione del monumento.

Con un breve saluto da parte dei Sindaci presenti e la lettura della Preghiera del Ribelle si è conclusa la breve ma significativa cerimonia in onore ai Caduti.

(Luigi Mastaglia)

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Così don Carlo Comensoli ricorda nel suo diario la battaglia di Pratolungo dell’8 dicembre 1943:

È il giorno dell’Immacolata – piove e fa freddo. La nostra attenzione è richiamata dal fatto di alcune corriere cariche di fascisti armati che salgono verso Borno. Alla vigilia era arrivata notizia che un gruppo di partigiani capeggiati dal Colonnello Ferruccio Lorenzini era venuto dalla Val Trompia; attraverso la valle e a Darfo s’erano portati sui monti sopra Terzano. Con noi non vi era alcuna intesa, né avevamo ricevuto alcun avviso. Il fatto di quelle corriere di fascisti ci fa stare in sospeso e Ragnoli alle 8 se ne parte a piedi per Borno. Verso le 11 è già di ritorno. Porta notizie di sparatorie sentite e di voci imprecise circa morti e feriti. I fascisti erano saliti da Borno e da Terzano per chiudere in una morsa il gruppo del Colonnello Lorenzini e annientarlo. Giunti nei pressi di San Giovanni di Pratolungo, mercé l’opera di varie spie e traditori con a capo un certo Ghirardelli, protetti da una fitta nebbia i repubblicani iniziarono ad avanzare in ordine sparso. Si udirono alcune voci e i primi colpi d’arma automatica; il gruppo Lorenzini colto di sorpresa mentre stava facendo preparativi per uno spostamento venne accerchiato. I primi a cadere furono tre russi, un francese e un italiano che vennero di seguito orrendamente seviziati: il Tenente Voltolini Mario; Cavalli Alessandro; Stefani Enrico; Ivan (russo); anonimo (russo). Alcuni riuscirono ad aprirsi un varco approfittando della nebbia, altri si strinsero intorno al colonnello e spararono fino all’ultima cartuccia causando al nemico, secondo voci corse, la perdita di fascisti …

I catturati furono: Colonnello Lorenzini Ferruccio; Renault René; Questas Jorgu; Sbaraini Antonio; Gelmetti Ettore; Berardi Pierino; Gheda Giuseppe; Rossi Dante; Prosperi Girolamo; Castrezzati Paolo; Rallo Guido; Moneghini Mauro; Bonazzoli Giuseppe; Bartoli Vittorio; Bettoni Gian Maria; Galli Vittorio; Bottarelli Giuseppe; Bottarelli Alessandro; Mascherpa Tancredi.

I prigionieri vennero portati a Darfo in mezzo alle offese e ai dileggi di tutti i fascisti locali. Fu soprattutto il Colonnello quello che raccolse più abbondanti le percosse, gli sputi, le insolenze. Maramaldo sarebbe stato meno crudele. Le donne fasciste furono le più spietate.

Furono poi portati nelle carceri di Brescia. Di essi alcuni se la cavarono con poco. Il colonnello Lorenzini, il Bonazzoli, il Renault, Questas furono fucilati il 31 dicembre 1943. … Il tribunale speciale che li condannò era presieduto dal Colonnello Calvi.

[…] Il giorno dopo noi provvederemo a comporre, ciclostilare e diffondere nei paesi della valle il seguente volantino:

“Valligiani! Attraverso i rivoltanti episodi di bestiale ferocia avvenuti in questi giorni a Darfo e altrove, avete riconosciuto, se ancora ve n’era bisogno, il volto e l’animo del fascismo. Queste bestie che dopo aver venduto e trascinato un popolo sotto un giogo straniero, ora lo insultano e lo straziano con selvaggio furore, queste spie traditrici che per un vile interesse vendono il sangue degli innocenti, non hanno diritto di vita in mezzo al generoso popolo Camuno. Ogni fascista è un nemico in guerra. Un nemico che cerca di salvarsi dall’avversione di tutti gli onesti, terrorizzandoli, trincerato dietro fiumane di sangue sparso con rappresaglie perpetuate sugli inermi e sui prigionieri. Questi eccessi di bieco e vigliacco furore sono evidentemente le ultime convulsioni dello sciacallo presso a morire, ma ricordino i colpevoli dei massacri di Darfo e degli altri paesi, e le spie fasciste e tutti quelli che hanno manifestato la loro inumana approvazione, ricordino bene che la giustizia del popolo li saprà raggiungere e non potranno sottrarsi al meritato loro castigo. L’esercito regolare del popolo, che vuole essere italiano e libero non si lascerà sopraffare da un pugno di venduti e di traditori al riparo delle baionette straniere”.