Note di Daria Gabusi a margine del convegno del Centro Studi “La Brigata Giacomo Perlasca delle Fiamme Verdi e la Resistenza bresciana” – Idro, 19 novembre 2016

convegnoNella mattinata di sabato 19 novembre, nell’aula magna dell’Istituto di istruzione superiore “Giacomo Perlasca” di Idro, si è tenuto il secondo convegno organizzato dal Centro Studi “La Brigata Giacomo Perlasca delle Fiamme Verdi e la Resistenza bresciana”, che ha sede proprio presso quella scuola. Il convegno, promosso con il patrocinio della Comunità montana di Vallesabbia, del Sistema Museale, dell’Ufficio Scolastico Regionale della Lombardia, era stato riconosciuto come “formazione in servizio” per i docenti dell’area storica, per i quali era prevista anche – nel pomeriggio – la visita guida al Museo della Resistenza e del Folklore Valsabbino di Forno d’Ono. Oltre ai docenti interessati all’occasione di aggiornamento professionale, erano quindi presenti le classi quinte dell’Istituto Perlasca (di Idro e di Vobarno) e alcune classi del liceo “E. Fermi” di Salò.

Il primo convegno, organizzato nel 2015, era stato intitolato Dalla “Storia della Resistenza” alla “Storia delle Resistenze”: Nuovi orizzonti storiografici nel 70° della Liberazione e aveva visto alternarsi due relazioni: Diventare “ribelli”: la moralità di una scelta (D. Gabusi) e La Resistenza italiana nella guerra europea (M. Carrattieri). Quest’anno, il Centro Studi ha invece proposto quattro relazioni, coordinate dalla presidente del Comitato scientifico del Centro studi, Daria Gabusi, nella prospettiva di fornire un primo contributo a un progetto più ampio, finalizzato alla stesura di una complessiva “Storia della Resistenza in Vallesabbia”, che ancora manca.

La mattinata è stata aperta dal Dirigente scolastico prof. Antonio Butturini, che ha proiettato il video sulla Resistenza realizzato da una classe dell’Istituto Perlasca e recentemente premiato dall’Anpi provinciale. Dopo i saluti istituzionali (del presidente della Comunità montana di Vallesabbia G.M. Flocchini e del presidente del Centro studi, prof. Alfredo Bonomi), si è quindi entrati nel vivo delle relazioni.

Rolando Anni (Le comunità della Valle e le formazioni partigiane tra appoggio, indifferenza e contrarietà) ha fornito – da una parte – un significativo affresco di alcuni aspetti socio-economici (ma anche psicologici) connessi alla presenza dei giovani ribelli (perlopiù ‘forestieri’, sconosciuti) nelle piccole e chiuse comunità agricole dell’alta valle. Il tema del complesso rapporto con le comunità veniva così sviscerato nei suoi principali caratteri: solidarietà, indifferenza e contrasto. Dall’altra parte, lo storico della Resistenza ha molto opportunamente richiamato ricercatori e studiosi alle cautele e alle attenzioni metodologiche necessarie per un corretto approccio critico alle fonti orali e scritte relative al periodo 1943-1945.

Già accennato anche da Anni, il tema della violenza diveniva oggetto privilegiato della relazione di Maria Paola Pasini (Cronologia del terrore: soprusi, violenze ed eccidi in Vallesabbia tra il 1943 e il 1945). Prendendo le mosse dal contesto internazionale e nazionale, passando dai proclami di Kesserling (che legittimavano l’uso della violenza contro i civili) alle strategie delle “polizie” della Rsi (violenza repressiva e preventiva), giungeva infine alla situazione locale. La relatrice trovava così conferma dell’uso, anche nel panorama valligiano di strategie ampiamente sperimentate a livello nazionale, come l’utilizzo della rappresaglia per provocare rottura nel rapporto tra popolazione e ribelli. Tra gli esempi possibili, si soffermava allora sulla strage di Bagolino, che – come sappiamo – nella memoria collettiva di quella comunità rappresenta, per molti, una ferita ancora aperta.

Era quindi affidata a Fabrizio Galvagni una prima sintesi sul ruolo svolto e sulle posizioni assunte dal clero valligiano nella Resistenza (1943-1945: Chiesa e clero in Vallesabbia). Veniva perciò messo in luce il ruolo identitario ricoperto dalla parrocchia in quella fase così drammatica della nostra storia nazionale, nella quale i sacerdoti venivano riconosciuti come figure autorevoli alle quali rivolgersi. Attingendo a una fonte preziosa come i Liber Chronicon quotidianamente compilati dai sacerdoti, Galvagni ci restituiva un affresco ben lontano da facili stereotipizzazioni, ma al contrario ancorato al più generale magistero pacelliano, notoriamente improntato sugli appelli prudenza. Con riferimento ad alcuni profili biografici ritenuti particolarmente significativi (don Tommaso Vezzola, don Giovanni Flocchini, don Lorenzo Salice, don Luigi Bianchi), Galvagni illustrava come l’invito alla “prudenza” venisse declinato da non pochi sacerdoti valligiani come appello ad agire con saggezza, a fronte delle scelte difficili che spesso anch’essi si trovavano a compiere.

Chiudeva la mattinata la relazione di Giuseppe Biati («…vedrai che donne e uomini liberi saremo!». Biografie di partigiani), che presentava alcune biografie particolarmente significative di giovani ribelli. Attraverso quei profili Biati riusciva a toccare alcune questioni particolarmente significative per la storiografia resistenziali, come il tema della scelta, l’aspirazione alla pace, la solidarietà.

In rappresentanza delle Fiamme Verdi provinciali è infine intervenuto Pietro Ghetti, che ha ringraziato i relatori e ha sollecitato una partecipazione sempre più viva e attiva alla tutela della memoria della Resistenza.

d.g.