Dalla Resistenza al futuro – evento online, 20 aprile 2021

Diamo volentieri notizia di un evento dedicato a Carlo Bianchi e alla Resistenza che si svolgerà online martedì 20 aprile 2021 alle 18:00, che vede il patrocinio della nostra Associazione e l’intervento dell’amico Anselmo Palini.

Per partecipare occorre collegarsi in streaming al canale YouTube della Fondazione Culturale Ambrosianeum.

La locandina dell'evento

La locandina dell’evento

Auguri di Buona Pasqua 2021

Domenica sarà di nuovo Pasqua.

Gesù il Cristo, Dio che si è fatto uomo come noi, tornerà a risorgere.

Risorgiamo con lui, e impegniamoci ad essere migliori.

Impegniamoci, non sforziamoci: fare il bene non dev’essere una fatica, ma una gioia.

Impegniamoci, non rassegniamoci: essere più accoglienti non dev’essere un ripiego, ma un progetto di vita.

Impegniamoci, non restiamo a guardare: essere d’esempio sarà utile in primo luogo a noi che a gli altri.

Impegniamoci, non in vista dei nostri obiettivi, ma verso la novità che solo il Crocifisso e Risorto conosce come un bene per noi.

Impegniamoci per primi, non chiediamo di farlo agli altri, alle istituzioni, alla società, al mondo: prendiamo in mano la nostra vita e ispiriamola ad azioni di generosità umana.

Quasi ottant’anni or sono, i nostri partigiani e le nostre partigiane decisero di impegnarsi. Presero sulle spalle la loro responsabilità di cittadini e si dedicarono a costruire la pace, coniugandola con la libertà e la giustizia.

In tal modo furono gli artefici ideali e materiali di un’Italia nuova, di una società nuova, di un progetto di vita nuovo. Che guardava avanti con gli occhi della speranza, non indietro con le lacrime della nostalgia.

Buona Pasqua, amiche e amici. Una Pasqua di impegno e di futuro.

Associazione Fiamme Verdi, Brescia

 

Tiziano  Vecellio, Cristo risorto (particolare del Polittico Averoldi, 1520-1522) Brescia, Collegiata dei Santi Nazaro e Celso

Tiziano Vecellio, Cristo Risorto
(particolare del Polittico Averoldi, 1520-1522)
Brescia, Collegiata dei Santi Nazaro e Celso

45° anniversario della scomparsa di don Carlo Comensoli (4 marzo 1976-2021)

Don Carlo Comensoli in un ritratto di Edoardo Nonelli

Il 4 marzo 2021 ricorre il 45° anniversario della scomparsa di don Carlo Comensoli, storico cappellano e padre spirituale delle “Fiamme Verdi”.  Domenica 7 marzo nella Chiesa Parrocchiale di Cividate Camuno sarà ricordato con la celebrazione della Santa Messa alle 10:00 (accessi contingentati e regolamentati secondo la vigente normativa Covid).

Nato a Bienno il 15 febbraio 1894, Carlo rimane presto orfano di padre, morto da minatore emigrante in Alsazia. Si formò sotto la guida di mons. Zammarchi e padre Bevilacqua e fu ordinato sacerdote nel 1917. Durante la prima guerra mondiale svolse l’incarico di addetto alla sanità fino al 1919. Attivista del neonato Partito Popolare, divenne parroco a Cividate Camuno nel 1937, maturando nel corso degli anni di servizio pastorale un atteggiamento critico nei confronti del fascismo.

Dopo l’armistizio entrò in contatto con gli iniziatori del movimento resistenziale in Valcamonica, da Costantino Coccoli a Luigi Ercoli fino all’incontro con Romolo Ragnoli, col quale avviò un fecondo sodalizio resistenziale, ospitando nella sua canonica di Cividate il comando clandestino della divisione “Tito Speri” delle Fiamme Verdi. Sospettato d’intelligenza coi ribelli, fu arrestato il 25 marzo 1945 e trasferito a Canton Mombello, fino alla liberazione avvenuta il 24 aprile.

Nominato sindaco al suo ritorno a Cividate, si impegnò per tutta la vita nella difesa dei valori resistenziali e nel sostegno alla rinascita economica e sociale della Valcamonica. Creò l’Archivio storico della Resistenza, raccogliendo documenti e testimonianze della guerra di liberazione camuna e stendendo i cosiddetti “Diari Comensoli”, dettagliati registri storico-memoriali indispensabili per la ricostruzione delle complesse vicende resistenziali bresciane.

Morì a Breno il 4 marzo 1976.

Il Presidente Mattarella socio onorario delle FF.VV.

mattarella

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Il 30 gennaio 2021 l’Associazione “Fiamme Verdi” ha scritto al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per esprimergli l’apprezzamento per la vicinanza della massima carica della della Repubblica ai temi e ai valori della Resistenza, della memoria storica della lotta di Liberazione e della Costituzione.
Proprio dalle parole di Mattarella nel messaggio augurale di fine 2020 l’Associazione ha tratto lo slogan per il tesseramento 2021: “È tempo di tornare a costruire, insieme”.

Nella lettera delle FF.VV. bresciane c’era un dono per Mattarella: la nomina a Socio Onorario dell’Associazione “Fiamme Verdi”, con tanto di tessera associativa n. 1, accompagnata da pubblicazioni patrocinate dall’Associazione.

Il Presidente Mattarella ha molto gradito la lettera e l’omaggio e ha risposto con una sua missiva, inviata attraverso la Segreteria del Quirinale, che volentieri pubblichiamo:

“Roma, 12 febbraio 2021

Gentile Presidente Peli,

il Presidente della Repubblica ha ricevuto la Sua cortese lettera e mi incarica di ringraziare l’Associazione ‘Fiamme Verdi’ di Brescia per le affettuose parole di stima e di apprezzamento che ha voluto indirizzargli, come pure per avergli voluto inviare, su delibera del Consiglio direttivo, la tessera di membro onorario e una copia della ristampa anastatica dei giornali clandestini ‘Brescia Libera’ e ‘il ribelle’, unitamente alla ristampa dei’Quaderni del Ribelle’.

Il Capo dello Stato desidera, altresì, esprimere il suo compiacimento per l’impegno profuso dalla Vostra Associazione nel tener viva la memoria e i valori della lotta partigiana e della Resistenza in un contesto storico e travagliato come quello che stiamo vivendo.

Augurandole di proseguire con lo stesso entusiasmo e la stessa passione di sempre nella Vostra attività associativa, il Presidente Mattarella mi incarica di inviare a Lei e a tutti gli associati i suoi più cordiali saluti, cui unisco con piacere i miei personali.

Simone Guerrini
Consigliere – Direttore del’Ufficio di Segreteria del Presidente della Repubblica”

 

Lieti, orgogliosi e anche un po’ commossi di annoverare il Presidente Mattarella come socio onorario della nostra Associazione, gli assicuriamo da queste pagine che proseguiremo con immutato entusiasmo nella nostra missione!

Le Fiamme Verdi Bresciane

 

 

lettera-mattarella

La lettera del Presidente Mattarella alle FF.VV.

Bienno, un monumento per ricordare Luigi Ercoli

Venerdì 15 gennaio 2021, in occasione del 76° Anniversario della morte di Luigi Ercoli nel campo di sterminio di Melk, a Bienno si è inaugurato un Monumento a lui particolarmente dedicato, nel comune ricordo di tutti i Combattenti per la Libertà.

La cerimonia, contingentata nella partecipazione a causa del protrarsi della pandemia, ha visto la partecipazione del “Comitato Promotore Memoria Luigi Ercoli”, dei familiari, delle rappresentanze delle Fiamme Verdi, dell’ANPI, dell’ANEI, dell’Azione Cattolica e del Gruppo Alpini di Bienno e delle autorità civili (nella persona di Massimo Maugeri, sindaco di Bienno e Assessore della Comunità Montana) e religiose (mons. Giovanni Giacomelli, mons. Tino Clementi e mons. Mario Morandini).  Era presente anche una piccola delegazione di insegnanti e studenti dell’I.C. “Romanino” e studenti del Liceo Artistico “Golgi” di Breno, che hanno illustrato le motivazioni alla base del loro impegno nella realizzazione delle opere, avviato con il convegno del 27-28 settembre 2019, dedicato alla figura del giovane biennese e proseguito con la posa della gigantografia di Luigi Ercoli sulla torretta dell’Oratorio, da lui progettato e costruito insieme ai ragazzi dell’Azione Cattolica.

I Ragazzi delle quinte classi della scuola primaria hanno realizzato il libro per ragazzi Fili di Luna – la storia di Luigi Ercoli, stampato e distribuito alle famiglie grazie al contributo delle amministrazioni comunali di Bienno e Berzo Inferiore. I testi sono stati preparati da oltre settanta alunni insieme alle insegnanti Laura Bontempi e Armida Davide, con la collaborazione della scrittrice Cosetta Zanotti; anche le illustrazioni sono state realizzate dai ragazzi, sotto la guida dell’artista Edoardo Nonelli.

Il monumento dedicato a Luigi Ercoli ed ai Combattenti della Resistenza è stato ideato e realizzato dagli studenti del Liceo Artistico “Golgi” presso il laboratorio dell’Accademia “Arte e Vita” di Breno, coadiuvati da Carlo Pedretti e Mario Bettoni e realizzato con il contributo della Fondazione Comunità Bresciana.

Massimo Pionelli, nell’aprire la breve cerimonia a nome del Comitato Promotore, ha ringraziato quanti hanno sostenuto questo straordinario percorso, intrapreso nel settembre del 2019 per ricordare il centenario della nascita, aggiungendo:

 Voglio ricordare il nostro concittadino con le parole di un altro prigioniero morto in un campo di concentramento, Dietrich Bonhoeffer: «Non siate uomini ai margini della realtà, ma uomini forti». Oggi siamo qui a ricordare un uomo forte: i ragazzi hanno lavorato per ricordare un uomo forte, anzi fortissimo, e hanno ottenuto un risultato eccezionale: il monumento esprime il desiderio di far volare le idee nonostante i tanti reticolati che cercano di impedirlo.

Mons. Giovanni Giacomelli ha impartito la benedizione all’opera; dopo i saluti del sindaco Maugeri, i ragazzi hanno brevemente preso la parola per la presentazione dei lavori.

Il mattino seguente – sabato 16 gennaio, anniversario della morte di Ercoli, alle ore 9:00 – mons. Tino Clementi, cappellano delle Fiamme Verdi, coadiuvato da Mons. Giovanni Giacomelli e da Mons. Mario Morandini ha celebrato la Santa Messa in suffragio di tutti i Caduti della Resistenza nella Chiesa di Santa Maria a Bienno.

Auguri dall’Associazione “Fiamme Verdi” Brescia

Girolamo Romani detto Romanino, Natività (1545) - Brescia, Santa Giulia Museo della Città

Girolamo Romani detto Romanino, Natività (1545) – Brescia, Santa Giulia Museo della Città

Al termine di questo anno terribile, che ha visto scomparire molti amici e amiche, testimoni della lotta di Liberazione, il pensiero che “Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è il Cristo, il Signore.  E questo vi servirà di segno: troverete un bambino avvolto in fasce e coricato in una mangiatoia” (Lc 2, 11-12) ci ispiri sentimenti di pace, di perdono, di serenità e di amore fraterno.
Nel ricordo di quanti ci hanno lasciato, possa la luce che rifulge dalla Grotta spingere tutti noi a rimettersi in cammino con fiducia, con determinazione, con umanità.

Buon Natale,

Associazione “Fiamme Verdi” – Brescia

La scomparsa di Padre Bartolomeo Sorge (1929-2020)

Padre Bartolomeo Sorge (foto ANSA)

Padre Bartolomeo Sorge (foto ANSA)

Oggi, 2 novembre, è tornato alla casa del Padre il gesuita padre Bartolomeo Sorge.

Figura di primo piano della Chiesa Cattolica, è mancato improvvisamente nella dimora per gesuiti anziani che si trova a Gallarate (Varese) e in cui aveva trascorso gli ultimi anni anche il cardinale Carlo Maria Martini.

Era nato a Rio Marina, sull’Isola d’Elba, il 25 ottobre 1929; entrato nella Compagnia di Gesù nel 1946, fu redattore di “Civiltà Cattolica” dal 1966, rivista che ha poi diretto dal 1973 al 1985, lavorando come membro del consiglio di presidenza, insieme a Giuseppe Lazzati e mons. Bartoletti, all’organizzazione del primo grande Convegno nazionale della Chiesa italiana, nel 1976, sul tema “Evangelizzazione e promozione umana”. Dopo un intenso decennio come direttore dell’Istituto “Pedro Arrupe” di Palermo (dove fu tra i protagonisti della cosiddetta «primavera», fioritura di iniziative civiche e movimenti per opporsi alla mafia), nel 1997 arrivò a Milano per dirigere “Aggiornamenti Sociali” e, dal 1999 al 2005, il mensile “Popoli”.

Il 25 aprile 2011 tenne il discorso ufficiale delle celebrazioni per l’Anniversario della Liberazione in Piazza della Loggia, a Brescia.

Ripubblichiamo qui di seguito il discorso tenuto in quell’occasione, poi pubblicato sulla rivista “Aggiornamenti sociali” da lui diretta per molti anni.

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Grazie, padre Sorge!

A Barbaine, ricordando i Caduti della “Perlasca”

Domenica 11 ottobre 2020, nonostante il maltempo e la problematica situazione della pandemia da Covid-19 si è svolta – in forma ridotta e con la partecipazione di delegazioni istituzionali, associative e familiari – la cerimonia di commemorazione dei trentuno caduti della Brigata “Giacomo Perlasca” delle Fiamme Verdi.

Qui di seguito l’intervento dell’oratore ufficiale, Roberto Tagliani, vicepresidente nazionale della FIVL, e alcune immagini della cerimonia.

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Autorità, Delegazioni, Amiche e Amici,

è particolarmente difficile prendere la parola qui, oggi.

Difficile, perché il nostro ricordo dei Caduti della Brigata “Giacomo Perlasca” delle Fiamme Verdi si svolge in un anno terribile, contrassegnato dalla pandemia da Covid-19: un tempo infausto, che ha visto scomparire, uno alla volta, molti testimoni delle generazioni più anziane del nostro paese e dei nostri territori; uomini e donne che avevano vissuto gli orrori della guerra e che avevano contribuito, giovani e meno giovani, alla rinascita dell’Italia dalle macerie in cui il nazifascismo l’aveva gettata.

In questo 2020 cade un anniversario importante, il settantacinquesimo della Liberazione, che abbiamo ricordato nella scorsa primavera in modo inconsueto, contingentato, telematico, delegato. Abbiamo fatto il possibile, ma ci è mancata la partecipazione emotiva e umana, con la sua corporeità fatta di sfilate e di festeggiamenti, di abbracci e di sguardi, di strette di mano e di risate, di parole e di canti.

Anche questa cerimonia si è trasformata, modificando consuetudini consolidate, riducendo e limitando al massimo le possibili occasioni di assembramento.

Ma, a ben vedere, non è un male che la grande tragedia che ha colpito e sta continuando a colpire il nostro paese, l’Europa, il mondo intero – che ha già fatto più di un milione di morti – ci costringa a fermarci, per riflettere e ripensare anche queste nostre azioni memoriali.

Vedete, amici, anche la celebrazione della memoria, se cade nella ritualità, rischia di diventare ripetitiva, formale, esteriore, perfino annoiata e insincera. Questa pausa drammatica e forzata ci obbliga, invece, a ripensare non solo le forme, ma anche i contenuti del nostro “fare memoria”. Ci impone di essere essenziali, fedeli ma concreti. Ci spinge a riscoprire le ragioni profonde del nostro re-cordare (cioè l’azione di ‘riportare nel cuore’, come dicevano i latini, per i quali il cuore era la sede della memoria e non solo dell’amore).

Chi è qui oggi – di persona o in spirito – ricorda per prima cosa quei trentuno ragazzi che i cippi di pietra qui, alle mie spalle, chiamano per nome, morti su queste montagne durante la guerra di Liberazione. Li ricorda, li onora e li addita come modelli.

Insieme a loro ricorda i tanti volti che, anno dopo anno, ciascuno di noi ha visto salire a questo sacrario, per accompagnarci e insegnarci a ricordare. Non voglio far torto a nessuno e li riunisco in un unico, affettuoso ricordo: ciascuno di noi ha in mente un volto, un gesto, un sorriso, uno sguardo di quei grandi che, anche se sono “andati avanti”, come dicono gli Alpini, non mancano mai di unirsi a noi qui, ogni seconda domenica di ottobre; il loro spirito aleggia e rincuora tutti noi, in mille aneddoti e in altrettanti ricordi personali che si uniscono in un unico, tenero ricordo.

In quel ricordo riscopriamo un sentimento, che forse, con il tempo, abbiamo lasciato addormentare: la fraternità.

Anche papa Francesco, con la sua enciclica “Fratelli tutti”, uscita proprio pochi giorni fa, ci richiama all’importanza della fraternità: fraternità come valore personale ma anche come costume e preoccupazione morale, sociale e politica.

Fin dagli esordi dell’era moderna, iniziata con la Rivoluzione francese, i valori di libertà, uguaglianza e fraternità erano stati indicati come i pilastri su cui edificare la nuova società. Tra Otto e Novecento, la libertà è diventata l’obiettivo principale della tradizione liberale e poi liberaldemocratica; l’uguaglianza è divenuta il baluardo dapprima della tradizione socialista, poi di quella comunista e di quella socialdemocratica; la fraternità, invece, è rimasta un po’ orfana, non ha avuto grandi sostenitori tra i politici, è passata in secondo piano nello slancio delle moderne ideologie. Ma è invece rimasta un elemento centrale del pensiero cristiano, e bene ha fatto papa Francesco a ricordarcelo, in questo momento di crisi: la fraternità è ‘IL’ valore da riscoprire, è ‘LA’ scommessa – anche politica – da vincere nell’era del dopo-pandemia.

Su quella saremo giudicati: “Dov’è tuo fratello?” Ci ammonisce il Genesi (Gn 4, 1).

Per quanti credono, a questa domanda dovremo rispondere nel Giorno del Giudizio.

Ma l’esercizio della fraternità dev’essere un imperativo morale per tutti, non solo per chi crede. Tutti dobbiamo sentirci responsabili per i nostri fratelli, soprattutto di quelli più fragili, più deboli, più indifesi. Così ci hanno insegnato i nostri partigiani, che nei gruppi vivevano concretamente la fraternità, la condivisione del poco, l’amore fraterno che permette di riconoscersi umani, portatori di una dignità che non si misura in lire, in euro o in dollari, ma con la capacità di condividere e di donarsi.

Come si fa a perseguire la faticosa via della fraternità?

Uno dei modi che mi sento di suggerire – prima di tutto a me stesso – e di condividere con voi, è quello di dare retta a un motto che un grande uomo e grande prete valsabbino, che tutti noi abbiamo conosciuto e che ricordiamo con grande affetto – don Riccardo Vecchia – era solito ripetere.

Ci diceva don Riccardo: “Sö de lèna!”, cioè ‘Avanti con impegno!’.

Non era l’esortazione ad avanzare a testa bassa, come fanno le pecore o i buoi, che si muovono inconsapevoli e con velocità diverse verso una direzione indicata da altri: era, piuttosto, la spinta a impegnarci, a fare del proprio meglio per trasformare la nostra società in un posto migliore, più accogliente, più giusto, seguendo i valori che ci hanno insegnato e consegnato i nostri partigiani, primo fra tutti la fraternità. Anche a costo di delusioni, di fallimenti, di raccolti scarsi.

Mai disperare – ci dice quel motto – e impegnarsi sempre nella direzione giusta. È il messaggio con cui oggi torno a casa, dopo essere salito quassù. Mi auguro che, anche per voi, possa essere un messaggio da raccogliere e condividere, fraternamente.

 

Barbaine 2020: numeri contingentati, stesso spirito di sempre

Domenica 11 ottobre 2020 si terrà la consueta commemorazione dei Caduti per la Libertà della Brigata Fiamme Verdi “Giacomo Perlasca” presso il Monumento-Sacrario della Brigata a Barbaine di Livemmo, presso la Chiesa dei Morti.

Il sentito e doveroso impegno a ricordare coloro che hanno lottato, sofferto e dato la vita per la Libertà deve, quest’anno, confrontarsi con la delicata situazione sanitaria, che richiede il rigido rispetto e la massima attenzione alle disposizioni vigenti per prevenire l’espandersi dell’epidemia da COVID-19; per questo, la cerimonia sarà riservata alle delegazioni istituzionali, e si svolgerà secondo il seguente programma:

ore 9:30
Raduno delle delegazioni istituzionali e partigiane presso il Monumento-Sacrario dei Caduti della Brigata “G. Perlasca” 
Presso la Chiesa dei Morti in Barbaine di Livemmo

ore 9:40
Alza Bandiera

Indirizzo di saluto di Giovanmaria Flocchini
Sindaco di Pertica Alta e Presidente della Comunità Montana di Valle Sabbia

Commemorazione ufficiale di Roberto Tagliani
Vice Presidente Nazionale Federazione Italiana Volontari Libertà

ore 10:15
Deposizione della corona al Monumento ai Caduti della Brigata “G. Perlasca”

ore 10:20
Ammainabandiera

ore 10:20
Santa Messa
Si ricorda che l’accesso alla Chiesa sarà contingentato in base al numero di posti ammessi dalle norme in materia di prevenzione dell’emergenza sanitaria da COVID-19.

Modalità diverse, ma identico lo spirito di gratitudine e di elogio agli ideali della Resistenza e della Costituzione, in questo anno che ricorda il 75* Anniversario della Liberazione.

Scarica qui la locandina ufficiale.

Il Monumento-Sacrario dei Caduti della Brigata "G. Perlasca"

Il Monumento-Sacrario dei Caduti della Brigata “G. Perlasca”

Il testo dell’intervento di Rosi Romelli in Mortirolo, 6 settembre 2020

Ecco il testo del bellissimo intervento pronunciato da Rosi Romelli ieri, 6 settembre 2020, in Mortirolo:

Bentrovati a tutti, a chi è presente qui fisicamente e a coloro che ci sono per altri mezzi, dello spirito e della tecnologia.

Rosi Romelli pronuncia il discorso

Rosi Romelli pronuncia il discorso

Nei giorni scorsi pensavo a questa giornata.
Riflettevo su quante volte ho invitato i ragazzi, nelle scuole, a ricercare e custodire la libertà.
Quante volte ho detto loro che tutti devono esservi coinvolti, senza eccezioni. Che non c’è appartenenza o tessera che dia l’esclusiva, perché difendere la libertà è un dovere di ognuno. Un dovere, prima che un diritto. E che bisogna farlo, esattamente come bisogna respirare per vivere.

Guardiamoci oggi: nella nostra fatica a portare una mascherina che, pure, protegge le nostre vite; quanto ci manca non poter, per ora, respirare a pieni polmoni, senza impedimenti?…
Ecco, così (e molto di più) mancava, nel periodo del nazifascismo, la libertà. Eppure era necessaria, come l’aria per vivere.

Non suoni allora scontato parlare oggi di libertà. Per lei, su questi monti, hanno combattuto e dato la vita molti partigiani, nelle giornate di duro combattimento del febbraio, marzo e aprile del ’45. Di lei parla Teresio Olivelli nel bel testo che tutti conosciamo, chiedendo al Signore di essere resi “liberi e intensi”: “Dio che sei Verità e Libertà, facci liberi e intensi”, così recita la Preghiera del Ribelle.

Dunque, in veritate libertas (nella verità è la libertà); nel Vangelo di Giovanni, questo risuona limpido: “Se rimanete nella mia Parola, siete davvero miei discepoli. Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi”. La verità che è il Signore, certo: e che ci precede.
Ma anche la verità di noi stessi e della nostra storia. Da queste rocce, da chi ne ha fatto la propria casa per mesi, noi impariamo alcune fedeltà.

In primo luogo, alla propria storia personale, alle chiamate improvvise e inattese a farne qualcosa di diverso da quanto immaginato.
La mia storia di ragazza quattordicenne parlava di scuola e lavoro nei campi, giochi semplici e normalità. Poi si è trasformata in una storia di fughe sui monti per sfuggire ai rastrellamenti, di notti sotto l’acqua, di paura e coraggio (facce della stessa medaglia). Mai avrei immaginato di trovarmi a sperimentare la quotidianità della vita di una Brigata, o a resistere agli interrogatori in Questura a Brescia…
Immagino che lo stesso cambiamento sia capitato ai molti che hanno deciso, nel giro di poco, di far parte della Resistenza; alle Fiamme Verdi che hanno animato la lotta alle forze fasciste in questi luoghi. E’ stata a suo modo una rivoluzione; senza pretendere di cambiare il mondo, ha certamente cambiato le vite nostre – e quelle di chi ci stava accanto.

Ma poi c’è un’altra fedeltà: quella al proprio tempo. Il tempo in cui si è nati, il Paese in cui si vive. Settantacinque anni fa, i partigiani che oggi ricordiamo decisero che non si poteva stare semplicemente a guardare, sperando che il peggio passasse.

Oggi a noi è chiesto lo stesso discernimento, guardando a questo nostro Paese, non a quello desiderato o sognato. Questo Paese, in cui convivono le mani di chi ha sottratto l’agenda rossa di Paolo Borsellino e le mani del medico in pensione che, tornato in corsia per l’emergenza Covid, decide di curare i pazienti – e ci rimette magari la vita.
Qui e ora siamo chiamati a stare da cittadini onesti e coraggiosi, accendendo una luce invece di maledire l’oscurità.

Ecco perché bisogna essere liberi e intensi: perché abbiamo la certezza che c’è ancora da lavorare per cercare la verità, rendere giustizia a chi la attende, lottare per la legalità, custodire quotidianamente la pace; non stancandosi di confrontarsi con gli ignoranti, i superficiali, coloro che negano la gravità di quanto accaduto – e di quanto ancora accade, ogni giorno! Questa è una costante assunzione di responsabilità, verso sé stessi e l’umanità intera, di cui siamo frammento.

Non si sentivano eroi i vostri padri e nonni, o quanti hanno combattuto su queste montagne (tra difficoltà di ogni genere), lasciando casa, famiglia e amici, per seguire la speranza di essere un giorno liberi.
Sono sicura che non si sentiva un eroe mio padre quando, dopo giorni di pestaggi e torture, mi salutò credendo che non mi avrebbe più rivisto e dicendomi: “Ricordati che sono qui perché VOI, un giorno, possiate essere liberi”.
Non si sentivano eroi Falcone, Dalla Chiesa, e nemmeno Ebru Timtik, l’avvocatessa lasciata morire nelle carceri turche solo dieci giorni fa.

Si sentivano però uomini e donne fedeli a sé stessi, al loro tempo, alle proprie decisioni di bene, per sé e per i propri simili. Oggi li vediamo eroici. Ma non ci può bastare: la stessa energia di vita è chiesta a noi.

Guai a dimenticare. E guai ad essere ignavi.

Don Primo Mazzolari diceva: “Non ha senso avere le mani pulite e tenerle in tasca”…
Lo sappiamo: noi vediamo ciò che scegliamo di vedere, e a questo poi dedichiamo il nostro tempo, l’energia che ci sostiene. Dunque, è sempre una scelta aver cura del nostro sguardo. Decidere da che parte e con quale attenzione puntare gli occhi…

Sarà così che, ad un certo punto, ci accorgeremo di una cosa: come è reale in veritate libertas, così è profondamente vero anche il suo ribaltamento: in libertate veritas: (nella libertà sta la verità). Poiché cercare la verità è un cammino da liberi.

Questo è il mio augurio per ciascuno di voi – così per me stessa: che la nostra vita possa essere vera, libera, intensa.

Grazie!

Rosi Romelli

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