Giornata della Memoria 2020 – discorso del presidente tedesco Steinmeier allo Yad Vashem (Israele)

In occasione della Giornata della Memoria 2020 pubblichiamo, come spunto di riflessione, il testo – tradotto in italiano – del discorso ufficiale del Presidente Federale Frank-Walter Steinmeier in occasione del quinto World Holocaust Forum allo Yad Vashem (Israele), il 23 gennaio 2020.

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“Sia lodato il Signore (…) che mi permette di essere qui oggi.”

Poter parlare a Voi oggi qui allo Yad Vashem è una grande fortuna, un dono.

Signor Presidente Rivlin, Signor Moshe Kantor, grazie per quest’invito!

Stimati Capi di Stato e di Governo,

Eccellenze, ospiti dal mondo intero, soprattutto stimati testimoni del passato e superstiti della Shoah, qui allo Yad Vashem arde la fiamma eterna del ricordo dei morti nella Shoah.

Questo luogo ci ricorda la sofferenza di milioni di persone.

E ricorda le loro vite – ogni singolo destino.

Questo luogo ricorda Samuel Tytelman, un appassionato nuotatore, che vinse nelle gare del Maccabi Varsavia e ricorda la sua sorellina Rega che aiutava la madre a cucinare per lo shabbat.

Questo luogo ricorda Ida Goldiş e il suo bambino Vili di tre anni. In ottobre furono deportati dal Ghetto di Chișinău e a gennaio, nel freddo gelido, Ida scriveva per l’ultima volta ai genitori: “Sono profondamente dispiaciuta per non aver compreso appieno, quando ci siamo salutati, l’importanza di quell’attimo, […] per non avervi abbracciati strettamente, senza lasciarvi andare.”

Furono deportati da tedeschi. Tedeschi tatuarono dei numeri sui loro avambracci. Tedeschi tentarono di privare queste persone della loro umanità, di trasformarle in numeri, di cancellare nei campi di sterminio ogni ricordo di loro.

Non vi riuscirono.

Samuel e Rega, Ida e Vili erano esseri umani. E nella nostra memoria restano esseri umani.

Qui a Yad Vashem vengono concessi loro – come recita il libro del profeta Isaia – “un monumento e un nome”.

E mi trovo di fronte a questo monumento, anch’io come essere umano – e come tedesco.

Mi trovo di fronte al loro monumento, leggo i loro nomi, ascolto le loro storie. E mi inchino con profondo dolore.

Samuel e Rega, Ida e Vili erano esseri umani.

E anche questo va detto qui oggi: gli autori dei crimini erano esseri umani. Erano tedeschi. Gli assassini, le guardie, i complici, i conniventi erano tedeschi.

Lo sterminio di massa su scala industriale di sei milioni di ebrei, uomini e donne, il maggior crimine nella storia dell’umanità – è stato compiuto da miei concittadini.

La spietata guerra che avrebbe causato ben oltre 50 milioni di vittime è stata scatenata dal mio Paese.

A settantacinque anni dalla liberazione di Auschwitz mi trovo dinnanzi a Voi tutti quale Presidente tedesco, sotto il peso di una grande colpa storica. Allo stesso tempo provo una profonda gratitudine per la mano tesa dei sopravvissuti, per la nuova fiducia della gente in Israele e in tutto il mondo, per la vita ebraica che è tornata a fiorire in Germania. Mi anima lo spirito della riconciliazione che ha indicato alla Germania e a Israele, alla Germania, all’Europa e agli Stati del mondo una nuova via, una via di pace.

La fiamma eterna di Yad Vashem non si spegnerà mai. E la nostra responsabilità tedesca non avrà fine. Una responsabilità che vogliamo assumerci e in base alla quale dovete misurarci.

Sono grato per il miracolo della riconciliazione e per questo sono dinanzi a Voi e vorrei poter dire: la memoria ci ha reso immuni alla malvagità.

Sì, noi tedeschi ricordiamo. Anche se talvolta ho l’impressione che comprendiamo meglio il passato del presente.

Gli spiriti malvagi si presentano oggi in una nuova veste. E non è tutto, propongono il loro pensiero antisemitico, etnocentrico, autoritario come risposta per il futuro, come nuova soluzione ai problemi del nostro tempo.

Vorrei poter dire: noi tedeschi abbiamo imparato per sempre dalla storia.

Ma non lo posso dire se dilagano l’odio e l’istigazione all’odio.

Non lo posso dire se c’è chi sputa addosso ai bambini ebrei nei cortili delle scuole.

Non lo posso dire se, con la scusa di una presunta critica alla politica israeliana, si scatena un antisemitismo feroce.

Non lo posso dire se solo una pesante porta di legno impedisce a un terrorista di destra di compiere un massacro in una sinagoga ad Halle nel giorno di Yom Kippur.

Certo, i nostri tempi non sono gli stessi tempi di allora.

Le parole non sono le stesse.

I criminali non sono gli stessi.

Ma la malvagità è la stessa.

E rimane solo una possibile risposta: Mai più! Assolutamente mai più!

Per tale motivo il capitolo della memoria non potrà mai venire chiuso.

Fin dal primo giorno questa responsabilità è un principio fondante della Repubblica Federale di Germania.

Ma ci mette alla prova – qui e oggi!

Questa Germania sarà fedele a se stessa solo se sarà fedele alla sua responsabilità storica:

Noi lottiamo contro l’antisemitismo!

Noi ci opponiamo al veleno del nazionalismo!

Noi proteggiamo la vita ebraica!

Noi stiamo al fianco di Israele!

Questa è la promessa che io rinnovo oggi a Yad Vashem davanti agli occhi del mondo.

E so di non essere solo. Qui a Yad Vashem noi oggi assieme diciamo:

No all’odio contro gli ebrei! No all’odio contro gli uomini!

Dagli orrori di Auschwitz il mondo ha già tratto una volta degli insegnamenti e ha costruito un ordinamento di pace basato sui diritti dell’uomo e sul diritto internazionale. Noi tedeschi sosteniamo quest’ordinamento e, con Voi tutti, vogliamo difenderlo. Poiché sappiamo che ogni pace resta fragile. E come uomini rimaniamo seducibili.

Stimati Capi di Stato e di Governo, sono grato che noi oggi assieme ci assumiamo quest’impegno: A world that remembers the Holocaust. A world without genocide.

“Chissà se potremo sentire ancora il magico suono della vita? /

Chissà se potremo imprimerci nell’eternità – chissà.”

Salmen Gradowski scrisse queste righe mentre era detenuto ad Auschwitz e le sotterrò dentro un barattolo di latta sotto un forno crematorio.

Qui a Yad Vashem loro sono impressi nell’eternità: Salmen Gradowski, i fratelli Tytelman, Ida e Vili Goldis. Tutti loro furono uccisi. La loro vita andò persa nell’odio sfrenato. Ma la loro memoria vince sul nulla. E l’azione, la nostra azione vince sull’odio.

Questo è il mio impegno.

Questa è la mia speranza.

Sia lodato il Signore che mi permette di essere qui oggi.

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A  questo link è possibile scaricare e diffondere il testo della traduzione ufficiale: 200123-bundespraesident-israel-yad-vashem-italienisch

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Interessante iniziativa a Gardone VT – verso il giorno della memoria

Segnaliamo, con invito a partecipare, l’interessante iniziativa organizzata dal gruppo di Gardone VT in collaborazione con ANPI e Comune, dal titolo: “Gli aspetti economici delle leggi antiebraiche in Italia”.

L’iniziativa si svolgerà il 28 gennaio 2020 alle 20:30 nella Sala Consiliare di Gardone VT, via Mazzini 2. In allegato la locandina dell’evento.

La locandina dell'evento

La locandina dell’evento

Testimonianzde dalla Route invernale Scoutsulle tracce dei “ribelli per amore”

Dal 22 al 24 dicembre noi, noviziato del Gruppo Scout Vobarno I, abbiamo percorso alcuni sentieri tra la Valle Trompia e la Valle Sabbia, sulle tracce dei ribelli delle Fiamme Verdi.

Siamo partiti da Collio Valtrompia, passando da Dosso Falcone, abbiamo raggiunto e pernottato a Malga Campo di Nasso sopra Pian del Bene. Il giorno seguente, siamo partiti alla volta di Livemmo, per concludere la nostra route a Nozza, scendendo dalla Chiesetta di San Bernardo di Belprato. La strada che abbiamo percorso in questi giorni ci ha aiutato ad assaporare al meglio il contesto e la fatica delle sfide che questi partigiani dovevano affrontare quotidianamente. In una breve ma profonda riflessione con Don Luciano, monaco del Santuario di Barbaine, abbiamo approfondito la figura di Emiliano Rinaldini (Emi), comprendendo che le azioni di questi eroi erano animate da un ardente spirito interiore: la fede in Dio.

Abbiamo scoperto che la resistenza in provincia di Brescia è stata portata avanti anche da valorose donne, come Laura Bianchini, che collaborando alla stesura del giornale clandestino “il ribelle”, ha contribuito all’identificazione di alcuni valori fondamentali per le Fiamme Verdi, tra cui la libertà, la giustizia e l’amore, “perché se l’odio distrugge, l’amore edifica.” Quindi come Emi, come Laura, come Tita, come Giacomo e come Teresio “la nostra è innanzitutto una rivolta morale”; come loro quindi, ad alcuni atteggiamenti, alle ingiustizie, anche dei nostri giorni, scegliamo di ribellarci, cerchiamo di essere quindi ribelli, ma per amore!

Luca Facciano, Stefano Boselli e gli scout del noviziato Vobarno I

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In cammino sulle tracce dei ribelli per amore

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Il gruppo scout Noviziato Vobarno I

 

La route degli Scout di Vobarno sulle tracce delle Fiamme Verdi

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Dal 22 al 24 dicembre gli scout di Vobarno hanno effettuato una route invernale sulle tracce delle Fiamme Verdi. Da Collio a Nozza, passando per la capanna Tita Secchi, per Barbaine, con visita al monumento, e per San Bernardo, dov’è stato ucciso Emiliano Rinaldini.

Nel ricco libretto predisposto, che è possibile leggere qui, le motivazioni e i riferimenti, storici e formativi, proposti ai gruppi in cammino. Grazie ai capi scout per la scelta e per aver condiviso con noi questa bellissima notizia, e un augurio di cuore a tutti di buone feste.

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La replica di Rolando Anni alle ennesime accuse di Franzinelli sul caso Menici

Pubblichiamo la replica di Rolando Anni, dell’Archivio Storico della Resistenza bresciana e dell’Età Contemporanea, alle ennesime accuse sul cosiddetto “caso Menici” rivolte a Dario Morelli e alle Fiamme Verdi di ieri e di oggi da Mimmo Franzinelli in occasione della presentazione del libro Storia della Resistenza scritto con Marcello Flores (Laterza, 2019).

L’articolo è pubblicato a p. 13  dell’edizione del “Corriere della Sera” di Brescia di oggi, 8 dicembre 2019.

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CASO MENICI, LE CARTE INVIATE A MILANO

Sul «Corriere della sera» del 25 novembre scorso è stato recensito da Paolo Mieli il volume Storia della Resistenza di Marcello Flores e Mimmo Franzinelli, recentemente edito da Laterza. Nel volume viene presentata anche la vicenda dell’uccisione di Raffaele Menici, sulla quale per la sua drammatica complessità non è qui possìbile discutere, e che è stata già oggetto nel 1995 di un libro di Mimmo Franzinelli. In esso era centrale la tesi che l’uccisione di Menici fosse stata organizzata da elementi delle Fiamme Verdi camune in collaborazione con i tedeschi nel novembre del 1944. Ora Franzinelli, nel volume appena uscito, va oltre le accuse formulate nel libro del 1995. A suo parere, le Fiamme Verdi e i loro dirigenti fino ad oggi hanno scientemente nascosto la verità sulla morte di Menici. In una sorta di congiura del silenzio, anzi in una consapevole operazione di nascondimento della verità, Dario Morelli che era il direttore dell’lstituto storico della Resistenza bresciana sarebbe arrivato fino alla distruzione o alla sottrazione delle carte riguardanti la vicenda e lì conservate.
Alcune considerazioni vanno fatto su queste ultime accuse, senza animosità e con imparzialità.
È verosimile che Morelli abbia eliminato i documenti al fine di nascondere le colpe delle Fiamme Verdi, lasciando ingenuamente la sola cartella con l’indicazione «Menici» vuota? Poteva semplicemente eliminarla. Perché allora non lo ha fatto? Ora, Dario Morelli in tutta la sua attività archivistica e di storico non era persona da perdere e tanto meno distruggere dei documenti. Anzi, conservava tutto, persino foglietti di nessun rilievo archivistico: li teneva tutti e comunque. Semmai fu accusato, e spesso non senza ragione, di non concedere a chiunque di consultare l’archivio, come riteneva fosse suo compito di fare. L’uomo aveva un carattere difficile, lo testimonia chi lo conosceva bene, ed era sempre intransigente e deciso nelle sue posizioni, talora aspro, in realtà più con se stesso che con gli altri. Non dirò di lui e della sua attività nella Resistenza e poiché lui stesso non ne avrebbe parlato, ora non ne parlerò io. Ma chi desiderasse conoscere chi veramente fosse potrebbe leggere alcune pagine di un suo libro (La Resistenza in carcere. Giacomo Vender e gli altri) in cui, apparentemente scrivendo di altri, dice, lui così restio, finalmente anche di sé. Ho dunque la certezza fondata, almeno quanto la certezza contraria di Franzinelli, che egli non ha distrutto nulla. Ha conservato così come gli era pervenuto tutto il faldone, che comprendeva varie cartelle, compresa quella vuota intitolata a Menici. Il fatto che la cartella sia vuota significa necessariamente e indubitabilmente che i documenti li ha distrutti lui?
Cosa poteva essere contenuto nella cartella di tanto grave da doverlo celare? Forse c’è una risposta. In una lettera di Enzo Petrini a Romolo Ragnoli del 23 marzo 1945 si viene a sapere che tutta la documentazione concernente i dissidi tra Fiamme Verdi e garibaldini doveva essere nuovamente mandata al CLNAI che «sta discutendo a fondo anche il caso Nino e compagni che si sta ripetendo dappertutto in forme più o meno acute. La battaglia non sarà facile, ma ci sono buoni appoggi. Tuttavia (Auf! Che barba) è indispensabile rinnovare copia di tutti i papiri in nostro possesso e già più di una volta inviati. Fa ancora questo sforzo e abbi pazienza. È bene mandare tutto, se le copie esistono ancora e cioè: caso Nino, caso Bigio, caso Menici, accordi coi Tedeschi, inchiesta, lettere varie».
Con ogni probabilità, i documenti riguardanti il caso Menici, contenuti nella cartella vuota, non potevano che essere questi. Ma anche questa documentazione da Milano è scomparsa, dal momento che Franzinelli, sempre attento nella ricerca archivistica, non l’ha trovata o non la conosce. Anche a Milano dunque una congiura? In questo caso Morelli non può certo essere incolpato della loro sparizione. Dario Morelli è morto nel 2003. Nell’attuale Archivio storico della Resistenza bresciana e dell’Età contemporanea ci sono documenti in diverse buste e fascicoli che, direttamente o indirettamente, riguardano Menici. Si possono poi consultare gli importanti «Diari Comensoli». In questi sedici anni Franzinelli non ha mai chiesto di vederli. Non sarebbe stato il caso di farlo? Magari per meglio delineare la figura del colonnello Menici e la sua drammatica vicenda.

Rolando Anni
Archivio storico della Resistenza bresciana e dell’Età contemporanea

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Discorso per la commemorazione Sella dell’Oca

Buongiorno a tutti, alle istituzioni politiche, religiose e militari, alle associazioni e a tutti voi cari amici antifascisti.
La vostra presenza qui oggi è sicuramente un bel messaggio di senso civico e di partecipazione, di chi non vuole dimenticare ma testimoniare i valori della Resistenza.

Notavo mentre salivo in macchina, che questo è un luogo veramente bello dal punto di vista panoramico ma è anche un luogo sacro dove persone giuste, in questo caso due ragazzi giusti e con la schiena dritta di 20 e 21anni, hanno pagato con il prezzo più alto, quello della loro vita,  la libertà e la democrazia che oggi noi abbiamo la fortuna di apprezzare e vivere.

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Molte volte si sente parlare della “banalità del male”, di come spesso le azioni più dure, sanguinose ed efferate siano state compiute da persone normali, della porta accanto….persone criminali si per il male inflitto, ma pur sempre uomini che con leggerezza, passività e superficialità si sono fatti pervadere e convincere dall’idea che la strada del fascismo mussoliniano fosse quella giusta.

Ebbene oggi io, voglio ribaltare questo concetto della banalità del male e vedere l’esatto opposto, la “banalità del bene”.
Cioè questi due ragazzi, (che oggi ricordiamo come migliaia di altri uomini e donne della Resistenza,  che hanno pagato con la loro vita il loro impegno e la loro scelta antifascista,) non erano dei super eroi, nè tanto meno dei super uomini.
Non erano persone illuminate e di cultura, grandi pensatori o filosofi,  ma gente comune, spesso di umili origini e poco scolarizzati ma che nel momento della scelta  hanno deciso di divenire partigiani, combattenti o “ribelli per amore” per dirla alla Teresio Olivelli.

Perchè potranno esserci soprusi, obblighi, catene e manganelli ma ognuno di noi possiede una prerogativa che è quella di dire, e cito Claudio Magris, no, non sono d’accordo, non posso essere complicee loro l’hanno fatto…e sapete come ?

Non scrivendo libri o saggi, ma agendo giorno per giorno, con piccoli gesti: un’informazione passata, una piccola bugia alle autorità, un pezzo di pane donato a chi partiva per la montagna…o ad esempio io vengo da Gardone dove c’è la Beretta e lì si aiutava la Resistenza portando fuori dalla fabbrica anche piccoli particolari d’arma come viti o molle ma che assemblate in armi erano di grande aiuto. 
Vedete quindi come può essere semplice non possedere nulla ma riuscire allo stesso tempo con piccoli gesti e buona volontà a perpetrare il bene e combattere  la violenza verbale, morale, fisica ed intellettuale che spesso ci circonda.

Ho detto, e lo ribadisco, “ violenza intellettuale” che ci circonda,  perchè sappiamo tutti che il fascismo non tornerà come l’abbiamo conosciuto, con la camice nere, l’olio di ricino, il saluto romano (anche se questo ancora oggi si vede in qualche manifestazione e c’è pure qualcuno che finge di vederlo o peggio ancora minimizza) o gli altri buffi ed assurdi rituali imposti dal duce.

Ma è violenza intellettuale e quindi fascismo quando:

  • si odia il diverso
  • si odia chi non la pensa come noi
  • si odia chi non ha i gusti sessuali come noi
  • o quando si ritiene qualcun altro inferiore a noi
  • o quando si afferma che la politica non serve a nulla, che le discussioni ed il confronto sono solo una perdita di tempo, che tanto sono tutti uguali e nulla cambia
  • o , venendo ai giorni nostri, quando si vede una barca in mezzo al mare piena di persone e non si capisce che li ci sono essere umani, ancora prima che migranti
  • (anedotto personale della nonna)

Ed è qui allora che dobbiamo entrare in campo noi, come han fatto Mario e Giuseppe, senza paura e sicuri di essere dalla parte giusta, attuando “la banalità del bene”.

E lo dobbiamo soprattutto ai giovani, a chi sta crescendo e si sta affacciando alla maggiore età, perchè se gli unici messaggi che passano sono quelli citati poco fa e si pensa che giornate come quella di oggi siano solo un banale esercizio nostalgico e riconducibile ad un colore politico, bene, se succede tutto questo, si creano,come dice il professor Anselmo Palini nel suo libro su Teresio Olivelli:

masse di ubbidienti esecutori senza coscienza critica e capacità di pensiero alternativo.

Si cresce cioè in un ambiente “intriso” di fascismo e se noi stiamo zitti o ci giriamo dall’altra parte non vi sarà mai la possibilità di fare ascoltare loro una voce diversa, che parli di libertà, di  rispetto  di democrazia

Una voce che dica che l’egoismo di pochi non deve prevalere sul benessere di molti.

Se non ci facciamo sentire, essi, i giovani, abbracceranno la proposta di una nazione chiusa in sé stessa e che ha paura del diverso come unica verità indiscussa, che è quello successo a tanti giovani nel periodo fascista, dove non c’era il contraddittorio e le libertà di espressione e critica erano sospese.

Ecco oggi noi all’avvento di questi nuovi fascismi abbiamo un’arma in più, la nostra Costituzione che ci garantisce la libertà di manifestare il dissenso contro chi urla di più, revisiona il regime fascista e fa mera propaganda populista,  proponendo odio, soluzioni semplici a problemi complessi e uomini soli al comando.


Noi oggi abbiamo la storia che dobbiamo leggere ed imparare, per ricordare che “o si crede 
nella libertà del pensiero, oppure si dà obbedienza cieca ad un capo che pensa, decide e comanda al nostro posto” come disse Padre Cittadini.

E tutto ciò deve partire prima di tutto da noi stessi, dentro di noi, dobbiamo essere intimamente convinti che come disse Teresio Olivelli “non ci sono liberatori ma uomini che si liberano”.

E per liberarsi serve oggi una ribellione etica e morale che non ha colore politico.

Perchè la ribellione non è mera opposizione ad un governo, ad un leader o ad un partito badate bene, ma opposizione alle piccole e grandi ingiustizie che ci circondano alle quali dobbiamo dire no ed adoperarci per rimuoverle.

Dobbiamo dire no ad un modello di mondo in cui conta solo far prevalere il singolo e ci si scorda dell’essere e del fare comunità.

Con i moderni strumenti di comunicazione sappiamo cosa succede dall’altra parte del mondo e spesso ci indigniamo davanti alle ingiustizie. Bene, ma se poi non nel nostro piccolo non facciamo altrettanto, perdiamo il senso di questa ribellione, che tengo a ribadire non deve avere colore politico ma condivisione tra tutti noi.

Il mio augurio è dunque quello che tutti insieme, istituzioni, cittadini, associazioni, partiti, non si dimentichi il sacrificio di  ragazzi come Mario e Giuseppe e si porti sempre con sé l’insegnamento e l’idea (che  dicevo all’inizio del mio discorso) della “banalità del bene”, dove l’uomo insieme ad altri uomini, può fare la differenza, soprattutto in positivo, senza gesti per forza eroici, ma con piccoli azioni nel nostro vivere quotidiano, vigilando sulla Costituzione e facendo una scelta di campo senza se e senza ma, di essere “ribelli per amore”….amore verso la libertà, la democrazia e la pace tra gli uomini. 

Solidarietà delle FF.VV. alla sen. a vita Liliana Segre

L’Associazione “Fiamme Verdi” di Brescia esprime la sua più viva e fraterna solidarietà alla senatrice a vita Liliana Segre, da tempo vittima di quotidiani attacchi e insulti razzisti, fascisti e antisemiti sul web; una condizione di crescente violenza e minaccia che ha, addirittura, dato seguito all’assegnazione di una scorta per preservare e difendere la sua incolumità fisica.

Il fatto è gravissimo e intollerabile per un paese democratico; questo ci spinge ancora una volta a chiedere a tutti e a ciascuno un impegno concreto per combattere con le armi della democrazia e della partecipazione l’onda di intolleranza fascista, xenofoba e razzista che ogni giorno di più cresce e si fa più spudorata, sentendosi protetta anche dall’inaccettabile ambiguità di alcune forze politiche.

 

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La sen. Segre con la scorta a Milano (fotogramma)

La F.V. Andreino Pedretti è andata avanti

Pubblichiamo volentieri il profilo biogiafico della F.V. Andreino Pedretti, recentemente “andata avanti”, scritto da Luigi Mastaglia.

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Andreino Pedretti (1922-2019)

Andreino Pedretti (1921-2019)

Andreino Pedretti, Ribelle per Amore

Nasce a Bienno in Val Grigna il 17 09 1921, una valle laterale della Vallecamonica, terra “ … dove si esercita l’arte della Ferrarezza … “ (Catastico di Giovanni da Lezze redatto per la Repubblica Serenissima di Venezia nel 1604), in una famiglia di Fabbri, propietari di fucina, antifascisti fin dalla prima ora. Racconta Andreino “ … nel 1924 quando i fascisti si erano consolidati al potere, hanno preso mio Papà e gli hanno dato un sacco di botte, lo hanno mandato all’ospedale. Mio fratello è stato malmenato al punto che quasi moriva. Il Parroco ha consigliato i miei di sporgere denuncia … i fascisti avevano violato il nostro domicilio con la forza e avevano commesso reato di tentato omicidio plurimo. Ma in quel periodo, il coltello lo avevano loro dalla parte del manico … dopo tre anni abbiamo perso la causa e ci hanno mandato in rovina. Nel 1930 siamo dovuti emigrare in Puglia a Giovinazzo, in provincia di Bari, qui non avevamo più da lavorare, puoi capire quanto male hanno fatto i fascisti alla nostra famiglia. Siamo riusciti a tornare a Bienno solo nel 1937 … ”

Nel 1941 é chiamato per il servizio militare, inquadrato nel Genio radiotelegrafisti, dopo il CAR inviato al fronte in Jugoslavia, addetto al presidio dei territori occupati. L’8 settembre, senza ordini, senza direttive, con un gruppo di commilitoni si sgancia dal reparto e camminando  sulle montagne per i sentieri, fuori dalle strade battute, dopo 14 giorni rientra a Bienno. La situazione non era tranquilla, Andreino disertore e antifascista non aveva altra scelta che aggregarsi ai primi gruppi di Ribelli che si era formato a Limen sopra Bienno.  Inizialmente ha fatto la staffetta per Costantino Coccoli poi si è arruolato con il gruppo al comando di Lionello Levi Sandri della Brigata Lorenzini, successivamente comandato da Luigi Levi.

Ha partecipato a varie azioni di guerriglia, scontro con i tedeschi a Esine; l’attacco alla centrale di Cividate; l’attacco al treno al Badetto di Ceto; assalto al presidio fascista di stanza presso le scuole di Bienno, catturati i fascisti grande bottino, nessuna perdita.

Dice ancora Andreino “ … per un certo periodo di tempo, su ordine di Lionello Levi Sandri, mi sono messo a disposizione del Maggiore inglese Peter Churchill (Signor Antonio), che curava le trasmissioni con il comando alleato …”.

Amico fraterno di Luigi Ercoli, impegnato con lui nell’Azione cattolica del paese, anche nella realizzazione dell’Oratorio ora utilizzato anche come cinema/teatro.

All’indomani della Liberazione, é stato promotore e componente del Direttivo dell’Associazione delle Fiamme Verdi in Vallecamonica e, fino a che la salute lo ha permesso ha sempre contribuito a organizzare, promuovere e partecipare a tutte le iniziative in ricordo dei caduti per la liberazione  dell’Italia dalla dominazione nazifascista.

FF.VV. E ANPI di Brescia condannano l’attentato nazista a Collebeato

L’Associazione “Fiamme Verdi” di Brescia e l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia di Brescia, avendo appreso dell’attentato violento e vigliacco posto in atto da un gruppo di neonazisti contro la casa del sindaco, Antonio Trebeschi, nonché contro il Municipio e le abitazioni in cui sono stati accolti i migranti dello sportello SPRAR nella comunità di Collebeato, esprimono la più ferma e viva condanna per l’accaduto e si stringono al Sindaco, alle istituzioni democratiche, ai cittadini e alle cittadine “di buona volontà” di Collebeato, manifestando la più piena, forte e fraterna solidarietà umana, sociale e politica alle vittime di quanto è accaduto.

Eventi come questi, favoriti dal clima di odio che una politica sconsiderata e disumana alimenta quotidianamente, con cinismo e incoscienza, stanno diventando sempre più frequenti, ma non per questo risultano meno odiosi. ANPI e FF.VV. invitano tutti a non lasciarsi assuefare alla “banalità del male”, a non cedere alle minacce e alle intimidazioni del nazifascismo che rialza la testa, a non tollerare che atteggiamenti di razzismo, sopraffazione e violenza tornino a diventare strumenti di lotta politica.

Non voltiamo lo sguardo dall’altra parte. Non fingiamo di non vedere i rigurgiti del fascismo e del nazismo che dettano l’agenda politica di alcune forze politiche. Ricordiamo il sacrificio di chi combatté contro il nazi-fascismo per darci l’Italia libera e democratica, conquistando anche per noi il diritto a chiamarci “cittadini”. Non rimaniamo in silenzio, non diventiamo complici dei violenti.

Torniamo a chiamare il fascismo con il suo nome. A riconoscerlo, denunciarlo, combatterlo. Insieme ai partiti politici, ai sindacati, alle associazioni, alle forze vive e democratiche della società, a tutti i cittadini e le cittadine che si riconoscono nei valori della Costituzione, alziamo la guardia contro il fascismo strisciante nella nostra società. Combattiamo la violenza con la democrazia, la giustizia, la libertà.

Alvaro Peli,  Presidente Ass. “Fiamme Verdi” Brescia

Lucio Pedroni, Presidente ANPI Prov. Brescia

comunicato-trebeschi Qui il PDF del comunicato cs-su-attentato-trebeschi-29-10-2019

Immagini dalla cerimonia di Barbaine – 13 ottobre 2019

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