Fiamme Verdi in Mortirolo, 3 settembre 2017 – resoconto della giornata

Anche quest’anno, presso la chiesetta di San Giacomo in Mortirolo (comune di Monno), L’Associazione “Fiamme Verdi” di Brescia ha organizzato il tradizionale incontro per celebrare e ricordare i giovani “Ribelli per Amore” che su queste montagne hanno sacrificato la loro vita, per ricordare coloro che per 20 mesi hanno presidiato e combattuto contro fascisti e tedeschi che, numerosissimi (oltre 2000), hanno inutilmente tentato di conquistare il Mortirolo per aprirsi una via verso la Valtellina e la vicina Svizzera durante la ritirata dal territorio italiano. Lo scopo principale, dichiarato dal comandante fascista della Brigata nera “Tagliamento”, col. Merico Zuccari,  era quello di annientare il gruppo di partigiani (poco più di 200), asserragliati sulla montagna e di conquistare il passo del Mortirolo. A nulla valsero i ripetuti attacchi delle milizie fasciste, coadiuvate e sostenute da pesanti bombardamenti da parte dell’artiglieria nazista; i partigiani del Mortirolo al comando del capitano “Sandro” (Lionello Levi Sandri), furono in grado di resistere ai numerosi attacchi e di respingere in due memorabili battaglie campali; i militi del famigerato comandante Zuccari, nonostante l’apporto tedesco ed il grande divario numerico, non riuscirono a raggiungere il loro scopo e furono costretti a una ben poco gloriosa ritirata.

A 72 anni dalla Liberazione, l’Associazione “Fiamme Verdi”, aderente alla Federazione Italiana Volontari della Libertà (FIVL), ha riproposto la celebrazione annuale per ricordare le vicende che si svolsero in questa bellissima località nella primavera del 1945.

Numerosi i partecipanti all’appuntamento, in una giornata limpida anche se decisamente fredda: S.Ecc. il Prefetto di Sondrio, dott. Mario Scalia; il Dirigente dell’Ufficio Scolastico Territoriale di Brescia, prof. Mario Maviglia; moltissimi sindaci della Valle (e non solo), accompagnati dai labari dei loro Comuni; molte Associazioni d’arma con bandiere e gagliardetti: Alpini, Carristi, Fanti, Paracadutisti, Carabinieri e Bersaglieri; una folta delegazione dell’ANPI di Brescia e di Vallecamonica; e molti, moltissimi amici e simpatizzanti delle “Fiamme Verdi”.

Il cappellano delle FF.VV., Mons. Tino Clementi, ha celebrato la Santa Messa per i caduti. Nell’Omelia ha detto, tra l’altro:

Nella nostra vita abbiamo provato tutti momenti di sconforto, nei quali abbiamo magari pensato che fosse inutile anche pregare; forse anche i nostri amici che ricordiamo oggi, si sono trovati in questa situazione. Ma non possiamo stare qui a nasconderci: è meglio prenderci la responsabilità e agire. Questo è il significato che vogliamo ricordare: non dobbiamo voltarci indietro e dire “i nostri Padri… guarda com’erano bravi!”. Ora ci siamo noi in questo mondo, su questa montagna e vediamo tante cose che non vanno bene; Dobbiamo rassegnarci? Dobbiamo lasciarci sopraffare? O dobbiamo anche noi sentirci dentro quel fuoco ardente che non è possibile contenere, sentito dai giovani che sono saliti in montagna, senza dare retta alle voci vicine, amiche che dicevano: “Perché vai in Mortirolo?” (la mamma); “Sai che potresti non tornare? Io resto qui sola !” (la fidanzata); “Cosa pretendi di fare? Siete in quattro gatti…” (gli scettici). Ma, quando c’è questo fuoco dentro, si vince ogni resistenza e non si ascoltano quelle voci, anche vicine, che parlano col cuore ma non sono la parola di Dio: solo Lui vede al di là. Non lasciamoci vincere dalle seduzioni, dai pareri, dalle chiacchiere, dalle paure e dalle incertezze. … Il nostro Teresio Olivelli, che sarà proclamato Beato nel prossimo mese di febbraio, non ha dato ascolto a queste voci, si è lasciato sedurre da Cristo, come dice la Scrittura, e ha seguito la sua coscienza illuminata da Lui. Voglio concludere con le parole di Teresio Olivelli tramandateci nella Preghiera del Ribelle, che dice: “Tu che dicesti io sono la resurrezione e la vita, rendi nel dolore all’Italia una vita generosa e severa”. Non una vita bella, paciosa ma una vita “generosa e severa”; riflettiamo su queste parole, lasciamoci convincere che è in Cristo vincitore e vittima che noi possiamo pensare al nostro presente e al nostro futuro con fiducia.

Dopo la Messa, Ezio Gulberti, consigliere provinciale delle FF.VV. di Brescia, responsabile per l’Alta Vallecamonica, coordinatore della manifestazione, cede la parola al Sindaco di Monno, Roberto Trotti, che saluta e ringrazia le numerose Autorità politiche, civili, militari e religiose convenute. Il Sindaco ha detto, tra l’altro:

Ringrazio Ezio Gulberti e l’Ass. “Fiamme Verdi” che da sempre persevera nell’organizzazione di questo importante evento, che dà lustro a tutta la Comunità di Monno che tanto ha dato alla Resistenza, il cui ruolo non è forse stato adeguatamente riconosciuto dalle Istituzioni nazionali. Pur essendo passati molti anni dalla Liberazione, è bello ritrovarci ogni anno per ricordare i sacrifici di chi qui ha combattuto e sacrificato la propria vita per donarci un futuro migliore. Ringrazio per la sua presenza il Direttore dell’UST di Brescia, Prof. Mario Maviglia, che dopo la cerimonia sottoscriverà un Protocollo d’intesa tra L’Ecomuseo della Resistenza in Mortirolo e l’Ufficio Scolastico Provinciale proprio per trasmettere alle nuove generazioni l’esempio ed i valori della Resistenza attraverso la promozione di incontri e dibattiti nelle scuole. A tale proposito, ricordo il compianto Ermes Gatti, che sicuramente sarebbe fiero di questo risultato. l’Associazione “Fiamme Verdi” da tempo è impegnata, entrando materialmente nelle scuole con la Commissione Scuola a lui dedicata, per trasmettere quelli che sono i valori fondanti della Resistenza, che sono decisamente ancora attuali, sui quali è nata la nostra Costituzione, da difendere, oggi come ieri, da tutte le aggressioni che minano il nostro ordinamento Democratico.

Interviene poi S. Ecc. il Prefetto di Sondrio, Mario Scalia:

Desidero sentitamente ringraziare la Presidente dell’Associazione “Fiamme Verdi”, Agape Nulli Quilleri, il Presidente della Provincia di Brescia, Pier Luigi Mottinelli, e tutti i componenti il Consiglio dell’Associazione per l’invito alla celebrazione delle battaglie del Mortirolo oltre ad un caro saluto a tutta la popolazione presente. Condivido appieno la precisazione fatta dal Comandante Lionello Levi Sandri delle FF.VV. relativa all’uso del termine celebrare in luogo di commemorare. Il ricordo dei Caduti di tutte le guerre, per quanto doloroso per la perdita di tante vite umane spezzate e per l’indicibile dramma dei familiari, dev’essere monito imperituro alla devastazione che ha portato e che la guerra porta sempre con se ma, è giusto e sacrosanto che si metta l’accento e si esalti e la necessità di mantenere vivo l’insegnamento che serva soprattutto alle future generazioni, ai giovani che non hanno vissuto in prima persona tali tristi vicende perché è grazie anche al grande sacrificio di tanti coraggiosi italiani che oggi possono vivere in un Paese nel quale regna la Pace.

Gulberti ricorda che le FF.VV. hanno designato il Presidente della Provincia, Pierluigi Mottinelli, quale figura istituzionale incaricata di tenere il discorso ufficiale, e gli cede la parola nella doppia veste di oratore e di convalligiano camuno.

Buona giornata a tutti i convenuti, Autorità civili, religiose, militari in servizio e in congedo, ai Sindaci, al Coro ed al suo Maestro Pier Carlo Gatti, a cittadine e cittadini tutti che anche quest’anno siete saliti in Mortirolo così numerosi.
Ringrazio per il gradito invito l’Associazione “Fiamme Verdi” e l’amico Alvaro Peli che mi permettono di intervenire oggi per portare il mio saluto personale e quello della Provincia di Brescia che mi onoro di rappresentare, insieme ai Consiglieri provinciali Diego Peli, Giampiero Bressanelli e Filippo Ferrari che sono con me oggi, unendo così simbolicamente i duecentocinque Comuni e gli oltre duemilaseicento tra sindaci e assessori e consiglieri comunali che sono oggi la base elettiva della nuova Provincia.
La dimensione territoriale e demografica è un alto valore alla Resistenza che la nostra grande Provincia, nonostante le medaglie al valor militare – d’argento per la Città di Brescia, di bronzo ai comuni di Cevo e Corteno Golgi, che si uniscono a quelle dei tanti caduti, medaglie al VM Lorenzini, Cappellini, Perlasca, Schivardi, Venturini – non ha avuto i riconoscimenti che si merita, come altre Province hanno invece avuto. In particolare, è mancata un’onorificenza che riguardasse l’intera realtà provinciale: ma forse non è troppo tardi per riproporla.
Non nascondo un sentimento di emozione per essere qui alla Chiesetta di San Giacomo in Mortirolo, dopo l’omelia dell’amico cappellano delle FF.VV. mons. Tino Clementi, in un luogo reso sacro dal sacrificio e dall’impegno delle formazioni partigiane per liberare l’Italia dalle forze armate repubblichine e nazifasciste.
Un luogo, questo, teatro tragico e drammatico della Resistenza dove dal 22 al 27 febbraio prima e dal 9 aprile al 2 maggio 1945 poi, hanno avuto teatro gli scontri più rappresentativi della guerra di Liberazione bresciana dove, come affermano alcuni storici, si è svolta la più grande battaglia campale tenuta dalla Resistenza italiana.
Qui, chiaramente, il pensiero va anche ad altri luoghi della nostra Resistenza: Pratolungo, la Valsaviore, la Valmalga, la Città di Brescia.
Con la nostra partecipazione di oggi, sempre più numerosa, di anno in anno a discapito dei 72 anni passati, a dimostrazione e merito dell’importante lavoro di educazione nelle scuole che Fiamme Verdi e ANPI svolgono da anni, celebriamo non una semplice ricorrenza ma confermiamo la fedeltà al sentimento di libertà su cui è fondata la nostra storia e la nostra identità repubblicana, innervata nella Costituzione.
Possiamo ben affermare con orgoglio che la Valle Camonica – e la Provincia di Brescia tutta – hanno dato con forza e coraggio alla Resistenza; è quell’Italia che ci fa, oggi, essere liberi e in pace.
Infatti, come ebbe a dire Piero Calamandrei parlando agli studenti: “Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i Partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati: dovunque è morto un italiano per riscattare la Libertà e la dignità della Nazione, andate là giovani col pensiero, perché là è nata la Costituzione”.
Infatti, dopo gli anni bui della dittatura, l’Italia è riuscita sì a riscattarsi nella crescita della Democrazia, unendosi alle forze che si sono battute in Europa contro il nazifascismo, anticipazione del percorso che avrebbe portato poi all’avvio del progetto europeo, che mai come oggi appare fragile e che noi siamo chiamati a confermare di sviluppare.
È proprio in questi momenti di paura che c’è bisogno di un “di più” d’Europa e di un “di meno” di sentimenti nazionalisti e protezionisti.
Un periodo di drammatica incertezza, quello che l’Europa sta vivendo oggi, dove di fronte alla paura alcune formazioni politiche anche in Italia propongono la costruzione di muri e l’uso della forza, anche con privazione di libertà, evocando soluzioni autoritarie; dove tragedie profonde – la più recente a Barcellona – ci portano a interrogarci sul valore della pace, sull’orrore della violenza e ci portano a ricordare come la democrazia al pari della libertà non siano mai conquistate una volta per tutte. Sono un patrimonio che ci è stato consegnato dall’esempio e dal sacrificio di chi ricordiamo oggi, che trasuda da queste montagne e che anche dal volgere di mutamenti che sembrano tutto travolgere e mettere in discussione, dobbiamo essere capaci di conservare e trasmettere a figli e nipoti.
Momenti di trasformazione storici, con flussi migratori tra i paesi poveri e i cosiddetti paesi ricchi di proporzioni mai viste; l’affermazione di nuovi mercati emergenti; la globalizzazione economica che cambia gli scenari e toglie i punti di riferimento conosciuti: processi che vanno governati con capacità e lungimiranza, non con la reazione isterica della paura.
Anche oggi, anche se in contesti diversi, ci si sta ancora una volta confrontando con i valori di Libertà, di Pace, di Solidarietà e di Giustizia che animarono la rivolta morale del nostro popolo contro gli orrori della guerra, contro le violenze disumane del nazifascismo, contro l’oppressione di un sistema autoritario. Per costruire solidamente il nostro domani, la memoria dovrà essere rivolta a quei principi di rispetto sulla libertà altrui, di rifiuto della sopraffazione e della violenza, di uguaglianza tra le persone che proprio gli uomini della Resistenza scrissero in maniera indelebile. Sono diverse le figure da ricordare: i valorosi combattenti che hanno sacrificato la loro vita, perché credevano nei principi ricordati poc’anzi.
Molto si legge nel libro
La montagna non dorme di Dario Morelli: penso, tra gli altri, ad Antonio Schivardi, Giacomo Cappellini, Luigi Tosetti, che organizzarono le prime formazioni partigiane in Vallecamonica; penso a figure di comando come Lionello Levi Sandri, Romolo Ragnoli, penso all’amico Ermes Gatti che mi ha guidato nelle prime presenze in Mortirolo, ma voglio ricordare in questa occasione – lo ha fatto anche don Tino – la grande ricchezza della Chiesa bresciana, dove spiccano le figure dell’arcivescovo mons. Giacinto Tredici, il vescovo Carlo Manziana, padre Giulio Bevilacqua, padre Ottorino Marcolini, padre Gino Del Bono, alcune figure di sacerdoti camuni che hanno partecipato attivamente alla Resistenza dalle loro canoniche: don Carlo Comensoli, di Bienno, parroco di Cividate che ospitò nella sua canonica il comando clandestino della Divisione “Tito Speri” delle Fiamme Verdi e che per tutta la vita s’impegnò nei valori resistenziali e per il sostegno della rinascita economica e sociale camuna, reso noto alle nostre generazioni dagli scritti del nipote, Paolo Franco Comensoli; don Vittorio Bonomelli, di Valle di Saviore, curato a Sonico e poi Arciprete a Breno, cui i nazisti uccisero a botte il padre, che si arruolò nel servizio segreto inglese, venne paracadutato più volte nel Nord Italia, nella bergamasca e in Val d’Ossola, portando a termine importanti missioni.
Mi preme, in questo luogo per lui familiare, ricordare la figura di don Giovanni Antonioli, a 25 anni dalla morte, nato a Monno cento anni fa, parroco di Ponte di Legno, tra i collaboratori più attivi e tenaci delle “Fiamme Verdi” dell’Alta Valle Camonica: era il prete di tutti, fedele ai grandi ideali, sempre disponibile alla sua gente, sempre attivo per la sua gente contro il nazifascismo.
Ma come non citare gli altri innumerevoli sacerdoti, tra i quali spicca la figura di mons. Pietro Gazzoli, di Edolo, vescovo ausiliare. Tanti di loro addirittura arrestati, ne cito alcuni che hanno subito l’arresto, don Giuseppe Balzarini, curato di Breno; mons. Ernesto Belotti, curato di Artogne; don Andrea Boldini, parroco di Fraine; don Gian Battista Fanetti di Sellero, 
don Giovanni Rizzi, parroco di Incudine; don Giovan Maria Rodondi, parroco di Malonno; don Pietro Salari, parroco di Plemo; don Giovan Maria Spiranti, curato a Corteno e a Edolo, che ho avuto l’onore di apprezzare per la sua opera per i nostri concittadini all’estero, fondatore di “Gente Camuna”; per arrivare poi all’estremo sacrificio di Don Giovanni Battista Picelli, trucidato a Zazza di Malonno.

Questa veloce e incompleta elencazione non vuole proporre una riscoperta confessionale della guerra partigiana né un omaggio all’ispirazione cattolica dei partigiani dalle mostrine verdi, in continuità con la presenza militare delle truppe alpine; proprio nell’anno in cui Papa Francesco ha voluto ricordare don Primo Mazzolari e don Lorenzo Milani, esso vuol ricordare il grande impegno civico della Chiesa bresciana.
Come potete vedere, sono tanti gli eroi della Resistenza, a partire dai giovanissimi combattenti che hanno versato il sangue, che hanno perso la vita su queste montagne, su questi sentieri, affinché altri potessero ritrovare la libertà perduta. Ma anche donne, insegnanti, civili… una battaglia di popolo che ha sopportato una guerra partigiana nelle nostre borgate di montagna.
È necessario rivolgersi ai cittadini di oggi e di domani per raccontare il sacrificio compiuto da questi ragazzi che avevano la loro età. Eh sì, ci voleva coraggio per affrontare il regime nazifascista, a rischio della vita e delle ritorsioni sulle proprie famiglie: quei ragazzi lo hanno avuto e meritano di essere ricordati con rispetto e riconoscenza.
Quali sarebbero oggi i sentimenti dei Ribelli per amore di fronte alle sfide contemporanee?
Sicuramente un invito ad essere coraggiosi per difendere le nostre idee, i nostri principi, costi quel che costi.
A non aver paura dell’altro, anche se diverso da noi, se è di religione e di nazionalità diversa.
Grazie ancora alle Fiamme Verdi e ai partigiani tutti di quanto fatto allora, e alle loro Associazioni per quanto continuano a fare oggi per le nostre comunità, facendo mio l’impegno al fine che le Istituzioni siano sempre sensibili ai temi della Democrazia e della Libertà.
La presenza di oggi di tanti sindaci e di tanti gonfaloni è la testimonianza più bella che ciò già avviene. Per non dimenticare mai.

[scarica qui il Discorso del presidente Mottinelli]

Prende, infine, la parola Roberto Tagliani, consigliere provinciale delle FF.VV. e  recentemente eletto Vice Presidente Nazionale della Federazione Italiana Volontari della Libertà.

Buongiorno a tutti. Anche io mi unisco ai ringraziamenti che già, molto bene e molto dettagliatamente, il Sindaco di Monno ha rivolto a tutti i presenti; ringrazio davvero sia il Prefetto di Sondrio sia il Presidente della Provincia per le belle parole che ci hanno rivolto, così come ringrazio il Direttore dell’UST prof. Maviglia per la presenza molto significativa, di cui avrò modo di dirvi tra poco.
Porto con me il saluto della Presidente Agape Nulli Quilleri, che per ragioni di salute non ha potuto salire quest’anno in Mortirolo, come ormai  purtroppo succede da qualche anno: ma se l’età non aiuta gli spostamenti, il suo spirito è ancora molto energico e vitale, e ogni anno mi raccomanda di dire che non ci dobbiamo mai stancare di essere presenti su queste montagne, a ricordare i nostri caduti.
Insieme a quelli di Agape Nulli porto i saluti del Presidente Nazionale F.I.V.L. Francesco Tessarolo, che l’anno scorso era qui presente, proprio a poche settimane dalla sua elezione, e ci rivolse un importante contributo alla riflessione sul senso di essere testimoni della Resistenza oggi; avrebbe voluto tornare tra noi, ma oggi è a Granezze, in provincia di Treviso, sull’Altopiano di Asiago, dove si svolge un’altra importante manifestazione dell’A.V.L. di Vicenza, anch’essa aderente alla F.I.V.L. Nonostante l’assenza, non ha mancato di mandarci un messaggio, di cui vi leggo i contenuti principali:
“Carissimi, in occasione dell’annuale cerimonia di commemorazione delle battaglie del Mortirolo, voglio esprimere per iscritto, la mia piena partecipazione all’importante appuntamento. Nel disorientamento generale, sotto il peso di un’occupazione nazifascista particolarmente dura e feroce, i ragazzi giovanissimi, sulle montagne del Mortirolo seppero guardare nella propria coscienza, andare oltre la facile rassegnazione e la comoda attesa, distinguere nettamente e in prima persona tra Libertà e schiavitù, tra Democrazia e dittatura, tra Ragione ed esaltazione fanatica, tra Civiltà e barbarie e rinsaldare i vincoli, tanto preziosi quanto fragili del Bene comune. Anche oggi, di fronte alle tante incertezze e ai problemi del presente, dev’essere un obiettivo comune il preservare la memoria dei Caduti per la Libertà e il prendere esempio della scelta libera e responsabile che essi fecero. Ringraziandovi di cuore per quanto la vostra Associazione ha fatto per salvaguardare questo patrimonio morale ideale, colgo l’occasione per salutare le Autorità civili, militari, religiose e tutti i cittadini e le cittadine che anche quest’anno prenderanno parte e rifletteranno sui decisivi fatti d’arme e sul profondo monito che ancora oggi li accompagna”.

Insieme alle parole di Francesco Tessarolo voglio darvi alcune informazioni interessanti, che forse avrete appreso anche da alcune anticipazioni giornalistiche.
Come saprete, qualche mese fa è stato attivato un nuovo sito, collegato a quello della nostra Associazione che esiste ormai da alcuni anni,  che abbiamo reso disponibile a tutti coloro che possono collegarsi attraverso un computer: l’indirizzo è www.il-ribelle.it, ed in esso è presente l’intera serie del giornale clandestino “il ribelle”, che abbiamo ristampato in formato cartaceo in occasione del settantesimo della Liberazione (2015), insieme alla Provincia di Brescia. Quel libro, ripubblicato e distribuito in tutte le biblioteche, nelle scuole e a tutti voi, è oggi disponibile anche
online ed è a disposizione di studiosi e di tutti gli interessati che ne vogliono prendere visione. Questo è anche uno dei motivi per cui dobbiamo ringraziare, non soltanto per le parole che ci ha rivolto, il Presidente Mottinelli e tutto il Consiglio e l’Amministrazione Provinciale, per quanto sono vicini alle iniziative della nostra Associazione; colgo l’occasione per annunciare che, in continuità con quella pubblicazione, nel corso di quest’anno e all’inizio del 2018, pubblicheremo anche i “Quaderni del ribelle”, quelle piccole pubblicazioni tascabili che venivano distribuite clandestinamente per riflettere, per formare i cittadini che, il giorno dopo la fine dei combattimenti, sarebbero diventati i protagonisti della storia repubblicana. Anche in questo progetto, la Provincia di Brescia ci è vicina e ci sostiene.
Ancora: come accennava nella sua omelia mons. Tino Clementi, c’è un altro motivo di orgoglio che, non solo come Fiamme Verdi, ma come partigiani tutti, abbiamo vissuto in questi mesi e in queste settimane. Avrete sentito l’annuncio da parte del Papa, per tramite del Postulatore della causa di beatificazione del Servo di Dio Teresio Olivelli che, il 3 Febbraio 2018, a Vigevano, il nostro Teresio Olivelli verrà proclamato Beato, in una cerimonia pubblica. Teresio Olivelli non è solo l’autore della nostra amata “Preghiera del Ribelle”: è una figura straordinaria di partigiano e di cattolico, impegnato negli anni terribili del fascismo e della Resistenza. A Teresio Olivelli le “Fiamme Verdi”, in collaborazione con la F.I.V.L. e ocn l’Archivio Storico della Resistenza Bresciana e dell’Età Contemporanea dell’Università Cattolica, dedicheranno un convegno nel marzo 2018: la data dovrebbe essere quella di sabato 17. In questo convegno potremo riflettere sull’importanza di questa figura e sulla sua attualità, non solo in senso dell’ispirazione filosofica e religiosa ma, anche di moralità pubblica e d’impegno per la collettività.
Insieme a questo, abbiamo pubblicato sul nostro sito istituzionale, proprio oggi – giorno del raduno in Mortirolo, che per noi è sempre un giorno importante, oltre che un momento di grande rilevanza e di grande visibilità –  una riflessione storica di Rolando Anni, che precisa e approfondisce il caso della tragica scomparsa di Franco Passarella.
Voi sapete che è una vicenda che ha sollevato – in più occasioni e da più parti – polemiche e vicissitudini che molto spesso non hanno tenuto conto della documentazione storica conservata, e che sicuramente non hanno fatto bene alla storia della vicenda umana e della tragedia di quest’uomo. Vi invito quindi a collegarvi alla pagina dedicata nel sito www.fiammeverdibrescia.it per leggere questo approfondimento, per divulgarlo e farlo circolare. Daremo notizia anche sui giornali di questa pubblicazione. Come vedrete, si tratta di una riflessione storica, senza polemica e senza volontà divisiva ma, che si fonda sulla situazione materiale e documentata, cercando di chiarire i termini e i margini di questa tragedia umana che qualcuno ha cercato di strumentalizzare con una volontà polemica, che non ci appartiene da un punto di vista associativo né da quello del rispetto dei morti, che sempre ci guida. Quindi vi esorto a collegarvi al nostro sito, a leggere e diffondere questo scritto.
Infine, l’ultimo elemento – ma non ultimo per importanza, e anzi strategico per la continuità dei valori che oggi ricordiamo e celebriamo – è l’impegno che gli amici dell’Ecomuseo stanno portando avanti all’interno del rapporto con il mondo della scuola e con le giovani generazioni; è stato accennato prima: la presenza del prof. Mario Maviglia oggi è legata a un atto importante, la sottoscrizione di un Protocollo d’Intesa tra il MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca), rappresentato sul territorio della nostra provincia dall’Ufficio Scolastico Territoriale di Brescia,  e l’Ecomuseo della Resistenza in Mortirolo, per promuovere la formazione degli insegnanti e degli studenti attorno alle vicende che qui si sono realizzate e si sono vissute. Un esempio di come l’attività della testimonianza non sia fatta solo di cerimonie, che sono importanti, che sono utili e che sono anche moralmente doverose, ma che è fatta soprattutto di impegno a diffondere, a divulgare e a far conoscere la storia perché è dalla storia che si può conoscere la verità.

Ora, prima di concludere, procediamo alla consegna, come ringraziamento, di una copia della ristampa anastatica de “Il Ribelle” al Prefetto di Sondrio, al Presidente della Provincia Pier Luigi Mottinelli (che già la conosce, ma oggi la riceve in dono ufficialmente) e al Prof. Maviglia, che rappresenta tutte le Scuole della Provincia alle quali è già stata consegnata.
Un ultimo gesto di ringraziamento, per il quale vi chiedo veramente un applauso caloroso, è rivolto al nostro Ezio Gulberti, che è l’anima organizzativa di questa manifestazione: lavora per settimane, per mesi, per far sì che tutte le cose funzionino bene. Abbiamo pensato, nell’anno dedicato a Teresio Olivelli, che anche per lui sia piacevole approfondire la figura di Teresio Olivelli: così gli vogliamo regalare la biografia, recentemente scritta dai giornalisti di “Avvenire” Domenico e Renzo Agasso, dedicata appunto al “Difensore dei Deboli” Teresio Olivelli, così come Ezio è il difensore della nostra memoria in Alta Valle.

Non mi resta che ringraziare veramente tutti voi presenti: e lasciatemi dire che fa piacere vedere quanti Consiglieri, Assessori e Sindaci siano presenti oggi. E fa ancora più piacere che siano, molto spesso, persone molto giovani: questo ci fa ben sperare e ci fa pensare che il loro impegno sia anche frutto dell’impegno di chi qui ha combattuto ed è morto.

Grazie a tutti e arrivederci all’anno prossimo.

L’ultimo gesto della manifestazione è la deposizione della Corona al monumento dedicato ai Caduti: il Presidente Provinciale dell’ANPI, Giulio Ghidotti, Alvaro Peli per il coordinamento provinciale FF.VV., il Prefetto di Sondrio, il Presidente della Provincia di Brescia, il Sindaco di Monno e il Dirigente dell’UST rendono omaggio istituzionalmente ai Caduti del Mortirolo.
Terminata la Cerimonia davanti alla chiesetta di San Giacomo, una delegazione si è recata presso la Croce che ricorda il sacrificio del Maresciallo dei Carabinieri e Comandante Partigiano Luigi Tosetti (Berti), per la posa di una Corona in suo omaggio e ricordo.

Mortirolo (Monno), 3 Settembre 2017
a cura di Luigi Mastaglia

Qualche (necessaria) precisazione sulla tragica vicenda di Franco Passarella

passarellaLa tragica vicenda che ha posto fine alla vita del giovane partigiano Franco Passarella (1925-1944) ha fatto – e fa tutt’oggi – discutere studiosi, storici, appassionati, giornalisti.
Con la collaborazione del prof. Rolando Anni, dell’Archivio storico della Resistenza bresciana e dell’età contemporanea dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, sede di Brescia, abbiamo ricostruito con chiarezza le drammatiche peripezie che hanno condotto alla morte di Franco.
Le pubblichiamo qui, senza alcun intento polemico, in ossequio alla memoria del giovane e nel rispetto dei fatti storici, consapevoli e convinti come siamo che ogni ricerca storica e ogni indagine biografica debba sempre, necessariamente e imprescindibilmente, essere accompagnata da una scrupolosa e onesta verifica documentaria di fonti, testimonianze e bibliografia scientifica, per evitare di trasformare opinioni in fatti e pareri personali in giudizi storici.

 Associazione “Fiamme Verdi”, Brescia
3 settembre 2017

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La vicenda di Franco Passarella in un recente volume

di Rolando Anni

Nato a Venezia il 25 ottobre 1925, Franco Passarella si trasferì con la famiglia a Brescia, dove frequentò l’ambiente della Casa della Pace. Ben presto entrò in contatto con alcuni degli iniziatori della Resistenza bresciana, tra cui Astolfo Lunardi e Ermanno Margheriti. Il padre, Ottorino, fu un componente del CLN bresciano in rappresentanza del Partito d’Azione.
Come altri giovani si impegnò nella distribuzione della stampa clandestina e in alcuni ingenui tentativi di boicottaggio, come tagliare le gomme degli automezzi militari.
Dopo avere trascorso un breve periodo a Venezia, ritornò a Brescia e il 19 giugno 1944 abbandonò la città per recarsi sui monti tra la Bassa Valle Camonica e la Valle Trompia insieme a un gruppo di giovani renitenti che intendevano collegarsi con le formazioni garibaldine. Nelle vicinanze del monte Muffetto, il 24 giugno, sorpreso da un rastrellamento, il gruppetto si disperse.
Trovatosi solo, Passarella vagò tra Fraine e Vissone. Sfinito, affamato e disarmato il 25 giugno incontrò dei partigiani, o sedicenti tali, che l’uccisero.
Sulla vicenda col trascorrere del tempo, nacquero voci e racconti che non favorirono il tentativo di fare luce su di essa.
Poco attendibile, ad esempio, la versione contenuta in un promemoria non firmato del 20 ottobre 1946 (Fondo Morelli, b. 65). In esso uno sconosciuto sacerdote scrive che un montanaro, in punto di morte, gli confessò di essere stato obbligato a fare da guida ad un reparto fascista durante un rastrellamento tra il 25 e il 30 giugno 1944. I fascisti raggiunsero uno dei partigiani. «Il giovane fatto prigioniero non voleva parlare, ma fu trovato in possesso di un documento militare da cui risultò chiamarsi Franco […] il giovane prigioniero portava calzoni grigioverdi e un camiciotto kaki; era molto alto e biondo, parlava italiano e non dialetto. Fu subito fucilato». Il montanaro fu poi costretto a seppellire il corpo.
Il luogo di sepoltura di Passarella venne ritrovato solo nell’aprile del 1946 da p. Luigi Rinaldini, che, dopo avere convocato la sorella per il riconoscimento, provvide alla sua sepoltura nel cimitero di Vissone. La salma fu più tardi traslata a Brescia per i funerali, celebrati da padre Carlo Manziana il 20 dicembre 1946.

Questo, in estrema sintesi, quanto è stato scritto finora. Nella primavera di quest’anno  è uscito un libro, Il partigiano Franco, ribelle per amore, Torino, Robin editore, 2017, di Anna Maria Catano, sul quale ritengo necessarie alcune precisazioni, sine ira ac studio e senza inutili polemiche. Per chiarezza procedo per punti e indico, dove riporto dei documenti, la loro posizione nell’Archivio storico della Resistenza bresciana e dell’Età contemporanea.

1. Non ho elementi né per confermare né per negare il fatto che Franco Passerella sia stato ucciso dalle persone indicate con nome e cognome nel libro, sulla base di testimonianze orali raccolte tra il 2012 e il 2013. Può darsi che il giovane Franco sia stato ucciso da quelli o da altri uomini per avidità, per una violenza divenuta quasi abitudine di vita durante una guerra come quella partigiana spesso estremamente feroce, o per altri motivi che non so precisare.
Posso solo affermare che i nomi degli individui indicati come gli assassini di Passerella non risultano in alcun elenco delle formazioni Fiamme Verdi stilati in quei mesi del 1944 e negli elenchi compilati nell’immediato dopoguerra e conservati nell’Archivio.

2. Notizie sulla scomparsa di Passarella vennero richieste dai suoi familiari a Romolo Ragnoli, che il 14 luglio1944 chiese, a sua volta, ai gruppi delle Fiamme Verdi della Bassa Valle Camonica di avviare delle ricerche sul giovane «di nascita veneziano, alto m 1,87, biondo, occhi celesti, aggregato al gruppo di Marcheno della brigata Garibaldi» che «fu preso in un’imboscata a Pian d’Artogne il 24 giugno. Dopo di allora non si ebbero notizie: non risulta né tra i quattro morti, né tra i 17 prigionieri né tra i feriti in mano tedesca» (Fondo Morelli, b. 65).

3. Nel volume vengono mosse delle ingiustificabili accuse a Romolo Ragnoli non solo di avere nascosto quanto sapeva sulla sorte di Passarella, ma di avere emanato un “ordine del silenzio” sulla vicenda (p. 140 del volume).
Accuse sostenute sulla base di un solo documento, datato 1° agosto 1944, firmato da Romolo Ragnoli, comandante delle Fiamme Verdi, che parlava di un partigiano ucciso (Diari Comensoli, vol. III, p. 107). A chi si riferiva Ragnoli?
In esso informa Silvio (Giulio Mazzon) di uno scontro armato tra gruppi partigiani che non si erano riconosciuti e che aveva causato la morte di un giovane.
Dunque il documento riferisce un episodio avvenuto il 28 luglio, oltre un mese dopo la uccisione di Passarella, e in un luogo, la valle dell’Orso, a circa due ore e mezza di cammino da Solato, località in cui questi era stato ucciso. Quella persona non era Passarella.
Il fatto che questo documento sia stato considerato, anche da me, riferito a Passarella è dovuto alla sua catalogazione nello schedario dell’Archivio storico della Resistenza bresciana e dell’Età contemporanea con il nome del giovane veneziano.
Un errore che, tuttavia, avevo chiarito in un articolo pubblicato sull’inserto bresciano del “Corriere della sera” il 4 settembre del 2013, e riconfermato in un successivo intervento sullo stesso giornale sempre nel settembre 2013.

4.  La vicenda raccontata nel documento è complessa, ma non oscura.
Il 27 luglio era avvenuto lo scontro armato tra partigiani di cui si è detto. Il 29 luglio Lionello Levi Sandri informò Romolo Ragnoli di quanto era successo nei giorni precedenti con il seguente biglietto: «purtroppo in v. dell’Orso è successo un equivoco. La nostra squadra [C 4] si è scontrata con quella del Guglielmo, venuta nella zona per prendere il collegamento. Nello scontro uno di quelli del Guglielmo è rimasto ferito e, cadendo sopra un masso, si è ucciso. La colpa è stata proprio loro che alla intimazione di resa, hanno cercato di scappare e non si sono fatti riconoscere» (diari Comensoli, vol. III, p.  91).
Ragnoli il 1° agosto (questo è il biglietto citato dalla dottoressa Catano) scrive a Silvio, riprendendo alla lettera quanto gli era stato comunicato da Levi Sandri, informandolo di quanto era successo: «Effettivamente è avvenuto quanto prevedevo. I nostri di C 4 credendoli della Muti hanno loro intimato la resa, questi non hanno voluto saperne ed allora è iniziata la sparatoria, durante la quale uno dei loro è stato accidentalmente ucciso. Si sono poi chiarite le cose».

5. Errori si possono commettere, nessuno infatti può essere considerato depositario della verità. Bastava, tuttavia, che la dottoressa Catano fosse venuta nell’Archivio storico della Resistenza bresciana e dell’Età contemporanea e le sarebbe stato messo a disposizione, come ad ogni studente e studioso, tutta la documentazione e avrebbe evitato prima un grave errore storiografico e poi le altrettanto gravi accuse all’Associazione Fiamme Verdi in generale, e a Ragnoli in particolare, di avere volutamente tenuta nascosta la sorte di Franco Passarella per oltre 70 anni.

L’invito alla manifestazione del Mortirolo – 3 settembre 2017

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“Noi siamo storia”: manifestazione presso il Luogo del Ricordo (ex Polveriera di Sonico)

L’Associazione “Fiamme Verdi”, il Comune e la Pro Loco di Sonico, l’Ecomuseo della Resistenza in Mortirolo e l’Associazione per la Valorizzazione Luoghi e Sentieri della Grande Guerra e Resistenza hanno organizzato per la serata di Venerdì 18 Agosto 2017 presso il Luogo del Ricordo – Polveriera uno spettacolo dal titolo “Noi Siamo Storia” – Riflessioni in musica sul presente con la Compagnia Teatro Stabile di Villa Dalegno, il Gruppo musicale Articiòk sui testi di Giacomino Ricci.

Le quinte del Teatro: lo stabile recuperato che rappresenta il luogo del ricordo e della memoria. La platea: il piazzale sul retro dello stabile. Il gruppo musicale alloggiato su una pedana sotto un gazebo, appositamente posizionato a fianco della platea. A completare l’allestimento, una serie di cavalletti sui quali durante la rappresentazione verranno appesi dei fogli con i colori dell’arcobaleno ed una bandiera con i medesimi colori che verrà issata, su una parete dello stabile, verso la fine della rappresentazione. I posti a sedere, quasi 100, non sono bastati ad accogliere i numerosi partecipanti, molti dei quali hanno assistito allo spettacolo, rigorosamente in piedi.

Ezio Gulberti, dell’Associazione Fiamme Verdi, sezione di Vallecamonica, ideatore ed organizzatore dell’evento ha presentato la serata ringraziando tutti coloro che hanno collaborato per rendere fattibile lo spettacolo, in particolare ha ringraziato il responsabile del teatro stabile e regista Giancarlo Sembinelli, il prof. Giacomino Ricci autore di testi legati alle vicende della Resistenza letti durante la serata e il gruppo musicale degli Articiòk, che presenteranno i loro brani, tra una lettura e l’altra.

“… Questa sera presentiamo “Noi Siamo Storia”: uno spettacolo che si compone di quadri che illustrano le vicende di uomini e donne, che loro malgrado si sono incontrate con la storia. Le vicende proposte sono in massima parte legate agli anni di metà del secolo scorso: persecuzione razziale, campi di concentramento, Resistenza, immediato dopoguerra. Ma il nostro sguardo è proiettato sull’oggi, su temi centrali, comuni allora ed ai nostri giorni: la precarietà del vivere, la fragilità delle ricostruzioni storiche e dei giudizi della gente, la ricerca di un senso il valore dell’impegno personale di ognuno. Ogni vicenda presentata è strettamente legata ad un brano musicale e altrettanto strettamente legata alla nostra realtà. Alla Polveriera, a Giacomo Mottinelli deportato e morto in campo di concentramento. Un’altra vicenda che verrà presentata è quella relativa alla morte di Don Picelli  per mano fascista, ed altre ancora. I titoli delle letture: Mammina dove sei?. Triangolo Rosa. Canto notturno di un dodicenne. Madre coraggio. La porta del silenzio. Diamole un taglio. Fino in fondo. L’ultima parola. Saluto del Comandante Romolo Ragnoli ai Partigiani della Divisione Tito Speri e la Preghiera del Ribelle. Questi, intrecciati con dei brani musicali di Pino Daniele, Francesco De Gregori, Giorgio Gaber, Daniele Gozza, Francesco Guccini, News Trolls, Patty Pravo, Tradizionale e Van De Sfroos. A voi cercare i collegamenti tra la lettura delle vicende ed il brano musicale. Grazie per la vostra numerosa presenza e buona serata”.

L’attenzione dei partecipanti è stata all’altezza dei contenuti dello spettacolo interpretato magistralmente dalla Compagnia del Teatro Stabile Villa Dalegno: Giancarlo, Rosaria, Manuela, Antonella, Fabrizio, Ivan, Gianna, Elvira, Costanza e la nostra Mascotte Chiara e dal Gruppo Musicale Articiòk: Elena, Mattia, Alberto, Andrea.

E’ uno spettacolo itinerante, verrà riproposto in altre sedi, considerando anche il successo riportato, per la validità e l’efficacia della proposta che si differenzia dai metodi tradizionali di trasmissione della memoria.

A cura di Luigi Mastaglia
Sonico, 18 agosto 2017

 

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Ricordo di Antonio Lorenzetti, Artogne, 27 luglio 2017

A 73 anni dalla morte per fucilazione, per mano fascista, di Antonio Lorenzetti (28 07 1944), il Comune di Artogne l’Associazione Fiamme Verdi, l’ANPI, l’Associazione ex Internati, l’Associazione Nazionale Alpini di Artogne, l’Associazione Divisione Acqui, hanno organizzato per giovedì 27 Luglio 2017, come tutti gli anni, una manifestazione per ricordare gli Artognesi Caduti durante la Resistenza per donarci la Libertà: Antonio Lorenzetti Fiamme Verdi e Antonio Cotti Cottini delle Fiamme Verdi; Venturino Ottelli della Brg. Garibaldi; Gianbattista Berardi e Liborio Ligustri della Divisione Acqui e con loro tutti i Caduti, Combattenti e Staffette della Brg. Lorenzetti.

Il primo gruppo di Ribelli ad Artogne è nato presso l’Oratorio del paese, promosso da don Ernesto Belotti, Rolando Petrini, Santo La Corte (Sicilia), Lorenzo Lorenzetti (Ogna), Marino Ravelli Damioli, Aldo Quetti (Provincia) Bortolo Martinelli (Lino), Domenico Cotti Cottini (Matematic) e Antonio Lorenzetti (Tone de la Al). A questo gruppo se ne sono poi aggiunti altri andando a formare poi un grosso contingente, suddiviso poi, in tre Gruppi (C1 – C2 – C3) che hanno operato sui monti di Artogne / Gianico (Bassinale) al comando di Franco Ceriani (Paolo), sulle montagne di Esine al comando di Giulio Mazzon (Silvano) e sopra Angolo Anfurro al comando di Marino Ravelli Damioli (Riccardo), Comandante e Commissario Politico per la zona Raffaele Bazzoni. Dopo la fucilazione di Antonio Lorenzetti, il Comando della Divisione Fiamme Verdi ‘Tito Speri’ ha formato una Brigata intitolata al Martire.

Alle ore 18,30 il raduno davanti alla Scuole Elementari intitolate alla Divisione Acqui dove è stata posata una corona in ricordo dei Martiri massacrati, dai nazisti, a Cefalonia perché si sono rifiutati di consegnare le armi ed hanno opposto una forte, quanto vana resistenza. È stato uno dei primi atti di resistenza al nazifascismo e viene considerato l’inizio della Resistenza Armata che ci ha condotti alla Liberazione.

Sempre accompagnati dalla Banda Musicale di Artogne, in corteo ci si è avviati verso il Municipio con deposizione di una corona al Monumento ai Caduti, poi davanti al Monumento Alla Libertà, l’alza bandiera, il saluto del Vicesindaco di Artogne Fabio Cantoni a nome anche dei rappresentanti dei Comuni di Gianico Mirco Pendoli e di Pian Camuno Andrea Curnis.

Il discorso Ufficiale è stato tenuto dal prof. Roberto Tagliani, Vice Presidente Nazionale della Federazione Italiana Volontari della Libertà, che era accompagnato dal Segretario dell’Associazione Fiamme Verdi di Brescia Alvaro Peli, da Roberto Ravelli Damioli e da Ezio Gulberti della Sezione di Valle Camonica dell’Ass. Fiamme Verdi.

Ancora in corteo fino al cippo a ricordo del Patriota Luigi Perinelli, scelto a caso tra i prigionieri dei fascisti a Brescia, trasferito ad Artogne e fucilato per rappresaglia davanti al cimitero del Paese.

All’interno del Cimitero un momento toccante, l’esecuzione del Silenzio, la posa di un omaggio floreale e gli onori alle tombe di Antonio Lorenzetti e Aldo Quetti (Provincia) già Presidente ANPI per molti anni. È stata poi celebrata la S. Messa, in suffragio di tutti i caduti, da don Angelo alla quale hanno partecipato numerosi abitanti di Artogne insieme alle autorità civili e militari che avevano seguito la manifestazione.

 

Artogne, 27 Luglio 2017
a cura di Luigi Mastaglia

 

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Raduno di Limen (Bienno)

Il 16 luglio 2017 l’ Associazione “Fiamme Verdi”, l’ANPI di Vallecamonica, in collaborazione con l’Amministrazione Comunale di Bienno / Prestine, con il Gruppo Apini, hanno organizzato a Limen, ,sui monti di Bienno, un incontro per ricordare quei Giovani che all’indomani dell’8 settembre 1943 si trovarono per costruire i primi gruppi Partigiani della Val Grigna.

In una stupenda giornata estiva, immersi nel verde, tra le cascine che ora sono state riadattate a ville per le vacanze estive, un bel gruppo di cittadini biennesi e dei paesi limitrofi si sono ritrovati, come ogni anno, per rendere omaggio a quei giovani che, 74 anni fa, qui si radunarono attorno al prof. Costantino Coccoli, al biennese Luigi Ercoli, ad Antonino Parisi (che successivamente fondò la 54a Brigata Garibaldi), a Lionello Levi Sandri e suo fratello Luigi, sfollati da Brescia e residenti a Bienno, per fondare uno dei primi gruppi di Ribelli che operarono in Valle Camonica.

La cerimonia si è tenuta davanti alla targa posta sul muro della baita, dove sono incise queste parole:

La Comunità di Bienno ricorda alle future generazioni che in questo luogo, nel 1943, si formò il primo gruppo di Ribelli al fascismo in Vallecamonica. La Resistenza unitaria alla dittatura, vide impegnati uomini di diverse fedi politiche quali: Costantino Coccoli di Brescia, Luigi Ercoli di Bienno, collaborarono inoltre, i biennesi Battista Bettoni (Maioloto), Luigi Fostionelli (Bagel) e Andreino Pedretti (Murize). Giugno 2010.

Qui è stato preparato un altare per la Santa Messa, celebrata da don Lino Zani.

Si è registrato dapprima l’intervento dell’Assessore Giancarlo Panteghini delegato dal Sindaco, che ha portato il saluto della Comunità Biennese:

Buon giorno a tutti, porto i saluti del sindaco Maugeri che aveva un altro impegno istituzionale in quel di Borno.
Vi ringrazio dell’invito, vedo che ogni anno manteniamo questa tradizione che veramente è una cosa fondamentale, perché se noi oggi viviamo in una società libera e assaporiamo la libertà, ciò sicuramente è dovuto ai nostri nonni, ai nostri zii che in tanti casi hanno dato la vita per difendere la Patria. Questi luoghi sono stati sicuramente, come è scritto sulla targa, testimoni della formazione del primo gruppo di Ribelli delle Fiamme Verdi che hanno combattuto sia tedeschi, sia i fascisti, per liberare il nostro Paese e nell’ambito montano, una parte, ci tengo a precisarlo, l’hanno fatta anche i contadini che vivevano in queste cascine, in tante occasioni tanti casi hanno fornito del cibo, o addirittura hanno nascosto i partigiani quando c’erano i rastrellamenti e va dato merito anche a loro.
Oggi viviamo la tristezza di vedere le nostre montagne vissute solo in parte, vissute solo nel periodo estivo, questo dopo lo spopolamento che c’è stato negli anni ’70 e ’80; adesso sono state ricostruite le cascine che comunque vengono vissute poco rispetto ai tempi migliori. Una volta si saliva in primavera, si rimaneva tutta l’estate, i terreni venivano tutti sfalciati e nel periodo autunnale si rimaneva per far mangiare fieno raccolto. Questa parte di montagna – Limen, Sesa e altri luoghi vicini – venivano vissuti. Io spero solo che la storia ci insegni che la libertà è un grande dono e dobbiamo difenderla con tutti i nostri mezzi ma, dobbiamo smettere di approfittarne perché io dico sempre che – la libertà nostra finisce dove inizia quella degli altri – non dobbiamo mai prevaricare su nessuno dobbiamo coltivare il rispetto e soprattutto lo dico ai nostri ragazzi che vedo poco in montagna dove venivano con i nonni, ora non li vedo più, e tante volte sento che il loro linguaggio, passatemi il termine, è becero e hanno poco rispetto per gli adulti. Secondo me dovrebbero essere un po’ più ripresi e noi dovremmo insegnare loro i valori della Patria, della libertà. Qualcuno per questi valori ha donato la vita devono portare rispetto alle persone anziane. Vi ringrazio e spero che questa manifestazione continui ad essere l’emblema della libertà.

A questo punto ha preso la parola Luigi Mastaglia, a nome delle Associazioni “Fiamme Verdi” e ANPI di Valle Camonica:

Ogni anno l’Associazione Fiamme Verdi, l’ANPI di Vallecamonica con il patrocinio del Comune di Bienno/Prestine e l’immancabile collaborazione del Gruppo Alpini organizza in questa località la celebrazione in ricordo di quei giovani che 74 anni fa (all’indomani dell’8 settembre 1943) si radunarono attorno al prof. Costantino Coccoli, al nostro Luigi Ercoli, ad Antonino Parisi (che successivamente fondò la 54a Brigata Garibaldi), a Lionello Levi Sandri e suo fratello Luigi, sfollati da Brescia e residenti a Bienno, per fondare uno dei primi gruppi di Ribelli che operarono in Vallecamonica. Luigi Ercoli era nato a Bienno nel 1919; diplomato Geometra, animatore dell’Azione Cattolica, progetta e contribuisce con i Giovani alla realizzazione dell’Oratorio in stretta collaborazione con il Curato don Giuseppe Menassi. All’indomani dell’8 settembre del 1943, insieme al Prof. Coccoli del quale era amico, inizia la sua attività per la costituzione dei primi gruppi di giovani biennesi, di renitenti alla chiamata alle armi da parte della neonata Repubblica di Salò e di soldati che, senza direttive, rientravano dai fronti di guerra e si rifugiavano sui monti. Prende contatto e si mette a disposizione di don Carlo Comensoli arciprete di Cividate nativo di Bienno, impegnato ad accogliere e indirizzare prigionieri di tutte le nazionalità: fuggiaschi dai campi fascisti; ebrei in cerca di una via di salvezza verso la Svizzera; soldati sbandati in cerca della via di casa. Don Carlo conoscendo la sua Famiglia e lo stesso Luigi chiede aiuto per l’accoglienza di questi fuggiaschi, quindi casa Ercoli a Bienno diventa rifugio temporaneo per questi profughi bisognosi d’aiuto. Inviato a Brescia da don Carlo presso l’Oratorio della Pace retto dai Padri Filippini, per chiedere aiuto e consigli, torna in Vallecamonica con una mezza lira quale strumento di riconoscimento di un inviato che avrà il compito di organizzare i nuclei di Resistenza locali. Conosce così l’Ufficiale degli Alpini reduce di Russia medaglia d’argento Romolo Ragnoli, futuro Comandante della Divisione Tito Speri delle Fiamme Verdi che opererà prevalentemente in Valle Camonica, inizia così la sua avventura nella Resistenza bresciana. Svolge a Brescia, ruolo di controspionaggio, di approvvigionamento di viveri, armi e vestiario, per le Fiamme Verdi e le altre formazioni Partigiane che operano nelle Valli Bresciane. Tradito, viene arrestato, nel settembre del 1944, in casa della Signora Agnese Coccoli insieme a lei e a Letizia Pedretti di Bienno allora collaboratrice domestica della Famiglia Coccoli. Tradotto nelle carceri di Brescia, ripetutamente torturato, non svela nulla che possa danneggiare i suoi compagni e le formazioni che ha contribuito a costruire. Dopo un passaggio nel lager di Bolzano, viene inviato a Mauthausen come internato politico muore nel campo di Gusen per pesante lavoro, fame e maltrattamenti il 15 Gennaio 1945 a poco più di 25 anni.
Molti dei giovani che scelsero la via dei monti, non lo fecero perché già fortemente impegnati e coscienti che la loro azione sarebbe servita per il riscatto morale della nostra Patria, per il ripristino della Libertà, la Democrazia, la pace e la Giustizia Sociale. La loro scelta fu determinata da diverse motivazioni: Alcuni erano disertori (fuggiti dai loro reparti militari, rimasti senza comando e direttive, l’8 settembre), altri volevano sfuggire ai bandi di reclutamento della Repubblica di Salò, altri erano perseguitati politici, altri ancora perché stufi di angherie e di maltrattamenti da parte dei fascisti che sostenuti dai tedeschi, avevano ripreso coraggio dopo la caduta di Mussolini il 25 Luglio. Erano tutti giovani o giovanissimi che avevano bisogno di una buona guida, di gente che li sapesse istruire, che trasmettesse loro principi, valori e li sapesse comandare in caso di necessità.
Tra queste guide vi fu Lionello Levi Sandri che allora aveva 33 anni e che con loro partecipò ad una serie di azioni tra la primavera e l’estate del 1944 con i distaccamenti che operavano sulle nostre montagne e in seguito furono inquadrati nella Brigata “Lorenzini”. Lionello Levi Sandri (Il mitico Capitano Sandro delle due battaglie del Mortirolo), era di origine ebrea, sfollato da Brescia per sfuggire alle retate tedesche e fasciste, si trasferì a Bienno, trovò una sistemazione con la famiglia d’origine e con suo fratello Luigi. Il Cap. Sandro nell’ottobre del 1944, per ordine del Comandante della Divisione Tito Speri Romolo Ragnoli, fu inviato a Roma che raggiunse dopo un periglioso cammino. Dovette passare la Linea Gotica saldamente presidiata dalle forze tedesche. Contattò il comando Alleato e riuscì a far riconoscere le formazioni combattenti delle Fiamme Verdi che operavano nella Valle Camonica per le quali ottenne l’impegno di rifornimenti di armi e aiuti necessari alla prosecuzione della guerra Partigiana. Rientrò con un volo carico di armi e viveri e venne paracadutato sul Mortirolo dove assunse il ruolo di Comandante di quelle formazioni che condusse alla vittoria sui nazi fascisti. Tra Luigi Ercoli ed il Capitano “Sandro” c’era un rapporto di vera amicizia, si erano conosciuti quando insieme tentavano di creare il primo gruppo di Partigiani proprio in questi luoghi.
Risulta significativa una testimonianza lasciataci da Lionello Levi Sandri sulla figura di Luigi Ercoli:

La sera del 12 agosto 1944, salì ai Novali, dove era il nostro Comando di Tappa. I muli dei viveri erano già carichi e ci apprestavamo a metterci in cammino, quando una voce gridò – Ghè ché Luigi de Minia – Stava arrivando tutto solo, un po’ affannato per la corsa fatta per raggiungerci in tempo, sorridete e felice di ritrovarsi nuovamente in mezzo a noi. Venne accolto festosamente e insieme ci mettemmo in marcia verso l’alto, voleva raggiungere la sera stessa i gruppi, vedere e salutare un po’ tutti per scendere l’indomani mattina e ritornare a Brescia. Era la prima volta che saliva tra noi da quando eravamo in montagna, da quando il primo gruppetto di Ribelli di Bienno da lui reclutato, si era moltiplicato e ben tre gruppi, assai numerosi, operavano ormai nella Valle del Grigna. Era felice … “Sembra un sogno – mi disse – Ti ricordi le nostre prime riunioni? La ricerca affannosa dei primi moschetti, delle prime rivoltelle? E’ stata un po’ dura, ma alla fine ci siamo riusciti” … e tutto ciò era dovuto in gran parte a Lui, a Lui che aveva mantenuta intatta la fede anche nei giorni più duri quando gli opportunisti e i deboli si ritirano di fronte alle difficoltà e ai pericoli … a Lui che aveva dedicato ogni pensiero, ogni ora alla lotta, prodigandosi in tutte le mansioni … pericolose … umili … faticose: i prigionieri alleati, i perseguitati politici erano stati alloggiati, nutriti e nascosti per giorni e giorni in casa sua, le armi ricercate, raccolte, custodite da Lui, i primi magazzini di viveri tenuti da Lui, le lunghe gite in bicicletta per mantenere i contatti con l’Alta e Bassa Valle, effettuate da lui. Lionello Levi Sandri continua la sua testimonianza ricordando il prezioso lavoro svolto da Luigi a Brescia “ … il lavoro in città dipendeva quasi completamente da Lui … sentinella avanzata e vigile infaticabile delle Fiamme Verdi … pronto a sorprendere ogni rumore sospetto, a fiutare a distanza ogni pericolo che minacciasse i suoi amici dei monti … Ripartì la mattina successiva … lo vidi scendere a salti per il bosco di Val Giubilina prima di sparire nel fitto degli alberi, si volse e ci salutò con un gesto e un sorriso.

La testimonianza è molto più lunga e da essa traspare l’ammirazione del Comandante “Sandro” per il nostro Luigi. Sui punti di raccolta e di alloggio dei gruppi sui monti i Bienno, prendo spunto dalla Testimonianza di Andreino Pedretti:

I primi gruppi si sono formati ed alloggiavano in Val Giubilina, un posto molto nascosto e facile da isolare, ma poi ci si spostava spesso, ci scambiavamo le posizioni – Limen – Val Bresana – Val Bresanina – Val Gabbia – Ciochèt – Rocol de la Brusada – Non restavamo mai troppo in un posto per evitare di essere individuati. I collegamenti tra i gruppi e tra questi e il Comando di Cividate erano tenuti dalle staffette …

E, a proposito di staffette, è interessante un’altra testimonianza, quella della signora Chiara Fostinelli nella quale dice:

Dopo la fuga dal carcere di Brescia a seguito del bombardamento, ed il rientro a Bienno, non potendo rientrare a casa e nemmeno trattenermi troppo in paese, mi hanno accompagnata in montagna, prima al roccolo de Franghen, poi a Travagnolo, poi a Limen dove avevano vari rifugi i partigiani delle Fiamme Verdi di Luigino Levi Sandri, a volte veniva anche Giacomo Cappellini. Io a dormire andavo nella malga insieme alla Pelagia Caronta (soprannome di una signora di Bienno), con i partigiani stavo di giorno, quando andavo a fare un poco di mestieri e a fare da mangiare, a volte quando c’erano gli ingredienti, facevo anche i ravioli…

E ancora una testimonianza di Andreino Pedretti, riferita all’uccisione della Staffetta Achilla Morandini in località Novali:

Quel giorno c’è stato un grosso rastrellamento da parte dei tedeschi e dei fascisti, eravamo praticamente circondati, io ed altri siamo riusciti per miracolo a passare l’accerchiamento, tra di noi c’erano due fratelli della staffetta che si era premurata di avvisarci del rastrellamento. Poi lei si è diretta verso Bienno passando per il trecciolino, quello che porta l’acqua al bacino dei Novali. I tedeschi avevano piazzato una mitragliatrice su un cucuzzolo verso Sesa e nel vedere questa Ragazza che transitava, l’hanno puntata e uccisa, il cadavere lo abbiamo recuperato in un secondo tempo. Ora nei pressi del luogo della morte è stata eretta una lapide a ricordo del suo sacrificio …

Ogni anno siamo sempre meno a trovarci per celebrare e ricordare chi si è impegnato per donarci la Libertà. Siamo sempre meno anche perché la schiera dei Protagonisti e dei Testimoni si assottiglia sempre di più. Ora tocca alla nostra generazione, impegnarsi per fare memoria, per onorare quei giovani che hanno sacrificato la loro vita per garantirci libertà, democrazia e 72 anni di pace. Mi piace ricordare e ripetere, il titolo di una acquaforte/acquatinta del 1797 del pittore spagnolo Francisco Goya: “Il sonno della Ragione genera mostri”.
Io aggiungo anche della Memoria. Vogliamo ricordare nell’occasione, insieme ai nostri Ribelli Caduti, gli alleati Russi, Inglesi, Neozelandesi, Ciprioti, Francesi e tutti i Militari Italiani del ricostituito Esercito Militare del Sud. Quelli della Divisione Acqui che a Cefalonia e Corfù rifiutarono di arrendersi ai tedeschi (ex alleati e dopo l’8 settembre, nemici) e furono sterminati. Vogliamo ricordare i nostri Militari reduci dai fronti della Russia, dal fronte Greco Albanese, da quello Jugoslavo, catturati ed internati nei campi di concentramento come (Internati Militari Italiani). Questi, per aver rifiutato di aderire alla R.S.I. (in 600 Mila hanno detto di NO su un totale di poco più di 700 Mila), hanno subito un trattamento disumano, il lavoro massacrante, la fame, le umiliazioni peggiori ed infine, molti di loro, la morte. Possiamo ben dire che a Cefalonia, nelle Isole Greche, nei campi di concentramento è nata e ha compiuto i primi passi, la Resistenza!. La seconda guerra mondiale voluta per motivi espansionistici da Mussolini e da Hitler ha provocato oltre 60 Milioni di Morti. È una cifra spaventosa che ci riporta anche a ricordare i tanti civili e tra essi tanti parroci, le nostre staffette, quanti sono stati eliminati per rappresaglia per aver aiutato i Ribelli e chi in vari modi combatteva la barbarie.
Celebrare la Resistenza e festeggiare la Liberazione, non significa aggrapparsi a qualcosa del passato, a qualcosa di morto che non ha più bisogno di essere ricordato. Onorare i nostri giovani che hanno affermato col supremo sacrificio la loro fede, è un dovere per noi che beneficiamo dei risultati di una lotta che non è stata semplicemente una guerra civile, come qualcuno vorrebbe farci credere. E’ stata una guerra tra due concezioni di vita. Una ribellione contro il sistema fascista che calpestava i diritti fondamentali della persona, che si reggeva sulla forza bruta, sull’arbitrio, rinnegando ogni forma di libertà. Una ribellione ad una civiltà, quella nazista, che aveva fatto dell’aggressione militare e del culto della razza, la base per affermare la sua potenza; contro la sua “civiltà” quella delle camere a gas, quella dei campi di concentramento. Una Ribellione contro il culto della guerra coltivato dal nazifascismo, che ci ha condotto direttamente alla seconda guerra mondiale. (oltre 450 mila italiani morti di cui quasi 300 mila civili).
Purtroppo la nostra “memoria corta” ci ha portato a dimenticare il costo che c’è stato per passare alla libertà ed al benessere che oggi godiamo, e spesso dimentichiamo gli importanti risultati ottenuti con la guerra di Liberazione, ad esempio: – La Costituzione Italiana, approvata il 22 dicembre 1947, entrata in vigore il 1° gennaio 1948. – Il diritto di voto per le Donne, e poi, sulla base del Manifesto per una Europa Libera e Unita scritto dai Confinati a Ventotene Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e Eugenio Colorni nel 1941 si misero le fondamenta di un’Europa Unita per mezzo della quale, beneficiamo, ancora ora, di Libertà, di tutele sociali, e di diritti che mai prima si erano immaginati e questo da almeno 70 anni.
Ora stiamo vivendo una pericolosa regressione. In pochi anni, la convinzione di aver per sempre seppellito: frontiere, razze, identità religiose ecc. sembrano essere spazzati via dalla paura, dalla volontà di rinchiudersi nelle proprie frontiere, dal rinascere della convinzione che noi siamo meglio degli altri e stare da soli è la soluzione ai nostri problemi. Sulla base di questi concetti si alimentano nuovi nazionalismi accompagnati da una mai sopita rabbia sociale (non ci dovrebbe ricordare qualcosa questo modo di pensare e di essere?) nazismo e fascismo sono nati così. Nella nostra società italiana, complessivamente nel modo occidentale, da tempo prevale il sentimento della paura. Tutto sembra andare a rotoli, se ascoltiamo i TG e i Radiogiornali, se leggiamo la stampa quotidiana, non possiamo fare a meno di avere paura. I Mass Media, quelli che ci propinano le notizie, sono sempre alla ricerca del sensazionale, di qualcosa che stupisca, di notizie al limite.
Dovremmo imparare a ricordare ogni tanto che, la normalità non fa notizia, che fa più rumore una pianta che cade che una foresta che cresce.
Spesso, alimentare la paura, aumenta solo l’insicurezza delle persone, aumenta i risentimenti, più o meno giustificati, ed infine porta solo acqua al mulino dei populismi ed alimenta pericolosi ritorni al passato. Oggi, per il rispetto che dobbiamo ai valori, agli ideali, ai principi per i quali milioni di uomini e donne hanno sacrificato la vita nell’immane conflitto mondiale, noi riaffermiamo che Resistenza e Fascismo non hanno la stessa dignità. Non possiamo accettare, lo dico davvero con forza e convinzione profonda, e non accetteremo la riabilitazione del Fascismo, né sul piano storico né su quello etico. Il Fascismo è nato ed e cresciuto nella violenza. E’ stato sconfitto dalla storia. Viva la Libertà, Viva la Democrazia, Viva la Resistenza. Grazie.

Nel frattempo è giunto a Limen don Lino Zani, già Parroco di Malegno ed ora Missionario in Brasile, per celebrare la Santa Messa in suffragio dei Caduti, per chi ha combattuto su queste montagne ed ora non è più con noi perché “andato avanti”. Don Lino, apre la celebrazione dicendo:

Guardate questa stola, è quella che uso in missione, è una stola un po’ strana, però sempre una stola è. È bella perché piena di colori, questi colori vogliono rappresentare tutti coloro che hanno avuto il coraggio di essere semente, il Vangelo di oggi dirà questo, essere semente che a un certo punto dà frutti. Frutti che stiamo godendo e che, stavo dicendo una parolaccia ma non la dico, qualche str***o continua a negare, pazienza! Dopo… tàcc cò – tate crape. Noi qui vogliamo ricordare quelle persone che con il loro sangue, con la loro costanza soprattutto, ci hanno donato una Patria Libera, Bella! Che adesso, certe persone stanno facendo diventare Brutta e Disgraziata. Perché loro stanno bene e non si curano di chi sta male. Ma, prima di iniziare la Santa Messa vi invito a ricordare, a ruota libera, i nomi di alcune persone che con il loro sangue, con la loro vita, con il loro lavoro, hanno contribuito perché la nostra Patria divenisse una Patria Bella! Io comincio con i nomi di quattro grandi Preti che durante la Resistenza sono stati vicini alla loro gente – don Carlo; don Marniga; don Giuanì de Put de Legn e don Gioan Maria Spiranti; questi li ho conosciuti e li vorrei proprio ricordare perché sono state delle Belle Figure. Adesso, voi a ruota libera dite il nome di qualche altra persona che poi … la predica è fatta. Durante l’Omelia dirò solo qualche parola sul Vangelo.

Un attimo di silenzio, poi dai presenti salgono i nomi di don Spiranti; Padre Manziana; don Damiano Zani; Chiara Fostinelli, che è qui a celebrare con noi; Salva Gelfi; Luigi Ercoli; Giacomo Cappellini; Colonnello Lorenzini; Giacomina Ercoli; Letizia Pedretti; si potrebbe continuare con tanti altri; don Zani riprende:

Quanti ne potremmo ricordare ancora, i martiri di Cefalonia e Corfù, i morti e i dispersi nella ritirata di Russia, quelli che sono stati internati nei campi di Concentramento e di lavoro e altri ancora … tutti questi che abbiamo ricordato sono tutti qui insieme a noi, ne ho la certezza e sono convinto che stanno facendo il tifo perché la semente che hanno piantato, noi la coltiviamo e la portiamo avanti, a maturazione ed ora un canto per dire al Signore – ci avviciniamo al Tuo altare così come siamo.

La Benedizione, al termine della Celebrazione, viene impartita da don Lino che si avvale della Bandiera della Brigata “Lorenzini” delle Fiamme Verdi.

Limen, Bienno 16 Luglio 2017
(a cura di Luigi Mastaglia)

La locandina ufficiale della manifestazione:

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Alcune immagini della manifestazione:

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A Camaldoli Daria Gabusi parlerà di Laura Bianchini

La prof.ssa Daria Gabusi, presidente del Comitato scientifico del Centro Studi “La resistenza bresciana e la brigata ‘Giacomo Perlasca’ delle Fiamme Verdi” interverrà alla giornata di studi organizzata dall’Associazione “Camaldoli Cultura” dal titolo Lo spirito della ricostruzione. La mediazione tra fede, cultura e politica negli anni del dopoguerra, che si terrà al Monastero di Camaldoli il 24 agosto 2017 con una relazione dedicata a Donne, spirito e Resistenza: Laura Bianchini e le altre “madri costituenti”.

La figura di Laura Bianchini – docente, partigiana, redattrice del giornale clandestino “il ribelle” e Deputata all’Assemblea Costituente è centrale nella storia del pensiero cattolico filtrato attraverso l’esperienza della Resistenza.

La giornata di studi vuole indagare l’importanza della spiritualità dei laici cresciuti alla scuola delle Settimane di Camaldoli tra gli anni Trenta e Quaranta, nella fase di destrutturazione e di ricostruzione del sistema politico, economico e civile dell’Italia dopo il 1945.
Il confronto tra teologia, spirito cristiano e logiche mondane animato a Camaldoli in forma embrionale e sperimentale, oltre che prepolitica, trovò nella stagione costituente e repubblicana un momento di esame e di attuazione. L’analisi della spiritualità e della cultura religiosa può aiutare a comprendere le logiche che motivarono l’inedita ma decisiva presenza organizzata dei cattolici all’interno del nuovo sistema.
In che modo il confronto con il capitalismo e la democrazia interrogò la loro vita di fede? Quale bilancio e quali prospettive dedussero dalla lunga vigilia di preparazione – senza trascurare il significato della scelta resistenziale per molti di loro – rispetto ad un personale itinerario di fede? Quale interpretazione diedero della politica intesa come forma di testimonianza cristiana? Come motivarono l’impegno nella Democrazia Cristiana e nelle battaglie politiche della prima età repubblicana?

Dopo la prima giornata di studi promossa nell’estate 2016 e dedicata alla storia delle Settimane di cultura religiosa, la Fondazione Camaldoli Cultura patrocina un nuovo convegno per riflettere su questi interrogativi, per verificare le acquisizioni della più recente storiografia sulla storia del movimento cattolico nell’immediato dopoguerra e per approfondire il significato della spiritualità nella maturazione della “seconda” e della “terza generazione”.

camaldoli

73° Anniversario dell’incendio di Cevo

L’unione dei Comuni della Valsaviore (Cevo, Berzo Demo, Cedegolo, Saviore, Sellero), Cgil-Cisl-Uil, l’ANPI Valsaviore e il Museo della Resistenza Valsaviore (BS), in occasione del 73° anniversario dell’incendio di Cevo per mano fascista, hanno organizzato la tradizionale celebrazione per ricordare i caduti della Resistenza, la battaglia per tentare la difesa del Paese dal vile attacco fascista sferrato durante il funerale di un Partigiano caduto, la sofferenza della popolazione minacciata di morte e privata violentemente delle proprie abitazioni.

Le Celebrazioni sono iniziate Sabato 1° Luglio presso il Museo della Resistenza alle ore 21 con la presentazione del libro Vi racconto Don Vittorio, scritto da Giacomo Fanetti e illustrato da Sabrina Valentini, incentrato sull’avventurosa vita di mons. Vittorio Bonomelli che da giovane prete collaborava con i primi gruppi di partigiani a Sonico; poi paracadutista e sabotatore al servizio delle Forze Alleate ed infine combattivo Arciprete di Breno, attento ai bisogni e ai problemi delle popolazioni Valligiane per la soluzione dei quali si è impegnato durante tutti gli anni del suo apostolato.

Domenica 2 Luglio, in una splendida giornata di sole, il raduno alle ore 10,20 presso il Piazzale Belvedere dal quale si può abbracciare, con lo sguardo, il Dosso dell’Andròla con, in primo piano, la rinata “Croce del Papa” dedicata a papa Giovanni Paolo II dall’artista Federico Job, ricostruita dopo la tragedia (2014) che è costata la vita al ventunenne loverese Marco Gusmini.

Sul piazzale, contornato da bandiere e da labari, si è svolta una breve cerimonia per inaugurare la Panchina rossa, dono dell’Amministrazione Comunale di Valsavia (CN) a Cevo.

Sulla panchina una targa che riporta le parole di Martin Luter King: Ciò che mi spaventa non è la violenza dei cattivi, ma l’indifferenza dei buoni.

Scrolliamo oggi le nostre coscienze e non lasciamo che il posto delle donne sulla Panchina rossa rimanga libero troppo a lungo.

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Teresio Olivelli sarà beato. La cerimonia il 3 febbraio 2018 a Vigevano

Teresio Olivelli (1916-1944)

Teresio Olivelli (1916-1944)

La notizia ufficiale è comparsa su tutti i giornali nazionali: Teresio Olivelli, il ribelle per amore, fondatore del giornale “il ribelle”, sarà proclamato Beato. Papa Francesco ha approvato la pubblicazione del decreto sul martirio. Alpino nella campagna di Russia, iscritto all’Azione Cattolica e alla Fuci, partigiano delle “Fiamme Verdi”, l’autore della “Preghiera del Ribelle” è stato ucciso in odium fidei nel campo di concentramento di Hersbruck.

Ecco la notizia data dal quotidiano “La stampa”:
La Chiesa ha deciso: sarà beato Teresio Olivelli. La sua morte nel lager di Hersbruck è avvenuta in odium fidei. Dunque è un martire cristiano. Ieri, venerdì 16 giugno 2017, papa Francesco ha ricevuto in udienza il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi: il Pontefice ha autorizzato a promulgare il decreto riguardante il martirio del laico ucciso il 17 gennaio 1945. La beatificazione avverrà nella diocesi di Vigevano, promotrice della causa iniziata trent’anni fa dal vescovo monsignor Mario Rossi.

Scrive il suo attuale successore, monsignor Maurizio Gervasoni: «La diocesi di Vigevano accoglie la bella notizia e se ne rallegra unitamente alle Chiese sorelle di Como e di Pavia, ai tanti devoti del futuro Beato sparsi in tutta Italia, all’Azione Cattolica, agli Alpini, al collegio Ghislieri di Pavia, al mondo universitario e alle associazioni che si rifanno ai valori della resistenza».

È vissuto soltanto 29 anni, Teresio Olivelli, dal 1916 al 1945. Nato a Bellagio sul lago di Como, un’esistenza passata tra Mortara, Pavia, Vigevano, Torino, Milano, alpino nella crudele campagna di Russia, iscritto all’Azione cattolica e alla Federazione universitaria cattolica italiana (Fuci), giovanissimo rettore del prestigioso collegio Ghislieri, fascista critico e quindi resistente dopo l’8 settembre, infine internato in un lager nazista: storia e geografia di uno che fu sempre, prima di tutto e soprattutto, cristiano integrale.

Il Ponente della causa di beatificazione è il cardinale penitenziere maggiore Mauro Piacenza. Nei giorni scorsi la commissione di cardinali e vescovi si è pronunciata favorevolmente, all’unanimità.

«Il martirio di Olivelli – scrive il postulatore della causa monsignor Paolo Rizzi – non è un accadimento improvviso, ma è l’epilogo di un intenso cammino di fede e di un costante esercizio delle virtù cristiane. Il prossimo Beato ha affrontato il martirio mosso dalla sua fede, preparandosi adeguatamente a sacrificare la vita per testimoniare la propria fedeltà a Cristo e l’amore ai fratelli, sofferenti come lui nel campo di concentramento, a cui diede assistenza spirituale e materiale, incurante delle punizioni, fino a morire per i maltrattamenti subiti a causa della sua inesausta carità».

Lo ammazzano a calci. Non sopportano più, gli aguzzini nazisti, che quel ragazzo italiano si chini come buon samaritano sui compagni di sventura, li conforti, li consoli, li sfami, li aiuti a pregare, a sopravvivere e a morire. L’odio chiama odio, nel lager non c’è posto per l’amore. Nessuna pietà per quel prigioniero scandaloso che distribuisce speranza e resistenza. Hanno già fatto fuori così, ad Auschwitz, il frate polacco Massimiliano Kolbe. Soprattutto, venti secoli prima, è stato messo in croce Gesù di Nazaret.

In tempi minacciosi e tremendi come i nostri, la beatificazione di Teresio Olivelli ci rammenta lo scandalo cristiano dell’amore e della pace portato alla conseguenza estrema: usque ad sanguinem, fino alla morte. È un promemoria. Solo l’amore vince e cambia il mondo. Occorre una ribellione d’amore contro l’odio. Porgere l’altra guancia. Non rendere male per male. Perdonare settanta volte sette. Così ha scritto Teresio nella sua stupenda preghiera «Signore, facci liberi», la preghiera dei «ribelli per amore»: «Signore, che fra gli uomini drizzasti la Tua Croce segno di contraddizione, che predicasti e soffristi la rivolta dello spirito contro le perfidie e gli interessi dei dominanti, la sordità inerte della massa, a noi, oppressi da un giogo oneroso e crudele che in noi e prima di noi ha calpestato Te, fonte di libere vite, dà la forza della ribellione».

[Domenico Agasso jr.]

La "Preghiera del Ribelle" di Teresio Olivelli nella redazione uscita sul n. 26 del giornale clandestino "il ribelle"

La “Preghiera del Ribelle” di Teresio Olivelli nella redazione uscita sul n. 26 del giornale clandestino “il ribelle”

Vedi il testo anche il sito www.il-ribelle.it.

Roberto Tagliani (FF.VV. Brescia) nuovo vicepresidente nazionale F.I.V.L.

Roberto Tagliani, Vicepresidente nazionale F.I.V.L.

Roberto Tagliani, Vicepresidente nazionale F.I.V.L.

Il Consiglio Nazionale della Federazione Italiana Volontari della Libertà, (F.IVL.) organismo che raccoglie e coordina a livello nazionale le associazioni partigiane autonome e quelle d’ispirazione cattolica, nella riunione di sabato 1 luglio 2017 a Monte Penice ha eletto il bresciano Roberto Tagliani, 43 anni, docente, membro della segreteria provinciale dell’associazione “Fiamme Verdi” di Brescia, alla carica di Vicepresidente Nazionale. Tagliani succede nell’incarico a Lelio Speranza, partigiano autonomo del savonese, mancato nel gennaio 2017. La presidente onoraria Agape Nulli Quilleri, direttivo provinciale dell’associazione e tutte le Fiamme Verdi bresciane esprimono grande soddisfazione per l’elezione, si congratulano con il neo eletto vicepresidente e gli augurano buon lavoro.

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