Il libro “Teresio Olivelli. Ribelle per Amore” presentato su “L’Osservatore Romano”

Con piacere, pubblichiamo l’articolo comparso su “L’Osservatore Romano” di mercoledì 7 novembre 2018, dedicato al libro di A. Palini, Teresio Olivelli. Ribelle per Amore, Ed. AVE, Roma, 2018.

"L'Osservatore Romano", mercoledì 7 novembre 2018, p. 7

“L’Osservatore Romano”, mercoledì 7 novembre 2018, p. 7

Echi sulla stampa del convegno dedicato a Teresio Olivelli

Pubblichiamo l’articolo comparso sul “Giornale di Brescia” di domenica 4 novembre 2018 , p. 9, a firma di Roberto Tagliani.

"Giornale di Brescia", 04.11.2018, p. 9

“Giornale di Brescia”, 04.11.2018, p. 9

Grande partecipazione a Brescia per il Convegno Nazionale su Teresio Olivell

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L’Aula Magna “Giuseppe Tovini” dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia era gremita di giovani e meno giovani ieri, 27 ottobre 2018, per partecipare ai lavori della giornata di studi dedicata a Teresio Olivelli “ribelle per amore” (1916-1945), Partigiano delle Fiamme Verdi, fondatore del giornale clandestino “il ribelle”, beato e martire cristiano ucciso in odium fidei nel campo di concentramento di Hersbruck, Teresio Olivelli è una delle più luminose figure della Resistenza italiana.

Il convegno, organizzato dall’Associazione “Fiamme Verdi” di Brescia, dalla Federazione Italiana Volontari della Libertà, dall’Archivio storico della Resistenza bresciana e dell’Età contemporanea dell’Università Cattolica e dalla Cooperativa Cattolico-Democratica di Cultura ha visto una fitta e attenta partecipazione lungo tutta la mattinata, che si è svolta con grande interesse e apprezzamento dei presenti e con larga soddisfazione degli organizzatori.

I lavori si sono aperti con il saluto del Prorettore dell’Università Cattolica, prof. Mario Taccolini, che ha accolto i numerosi partecipanti e gli studenti delle classi V dell’I.I.S. “Antonietti” di Iseo e dell’I.I.S. “Olivelli-Putelli” di Darfo Boario Terme, sottolineato l’importanza del contributo di pensiero e azione del cattolicesimo resistenziale per la formazione della coscienza civile postbellica, donando al movimento cattolico figure eminenti e centrali anche per la nascita della sede bresciana dell’Università.

Dopo i saluti istituzionali a nome degli enti patrocinatori – presenti l’assessore Federico Manzoni per il Comune di Brescia, il consigliere Diego Peli per la Provincia di Brescia e il consigliere Gianantonio Girelli per Regione Lombardia – ha preso la parola il presidente federale della F.I.V.L. Francesco Tessarolo, che ha sottolineato l’importanza dell’evento e la centralità dell’azione di Teresio Olivelli nell’esperienza resistenziale delle formazioni autonome di ispirazione cattolica. Per la CCDC è intervenuto il vicepresidente Alberto Franchi, reduce dal recente viaggio a Hersbruck nel quale ha partecipato all’inaugurazione dell’Olivellihaus, un luogo di aiuto e sollievo della sofferenza per anziani e disabili intitolato al martire cristiano ucciso nel campo di concentramento di quella località.

I lavori si sono aperti con l’introduzione di mons. Tino Clementi, cappellano delle Fiamme Verdi, che ha ricordato le alte virtù morali e civili di Teresio Olivelli, riconoscendovi l’impronta cristiana autentica del dono di sé per gli altri, che gli hanno guadagnato l’onore degli altari il 3 febbraio 2018, quando Papa Francesco, per il tramite del card. Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle cause dei Santi, ha proclamato il “ribelle per amore” Teresio Olivelli Beato e Martire della Chiesa.

Nella prima relazione, il prof. Alfredo Canavero dell’Università degli studi di Milano ha illustrato i modi e le forme della partecipazione dei cattolici alla lotta partigiana per la liberazione, sottolineando l’autenticità e il profondo dialogo tra l’esperienza della fede e le ragioni ideali della lotta per la libertà: una resistenza “morale” che ammetteva la violenza in un quadro di “etica della necessità”.

Il prof. Rolando Anni dell’Archivio storico della Resistenza bresciana e dell’Età Contemporanea ha illustrato le fasi iniziali della resistenza bresciana, dai primi movimenti organizzati attorno alle figure di Lunardi, Margheriti, Bettinzoli e Perlasca alla fondazione di «Brescia Libera» e de «il ribelle», descrivendo il quadro del contesto bresciano che ebbe rapporti con Teresio Olivelli, giunto a Brescia durante la sua fuga dall’Austria e ivi operante nei rapporti con Milano e gli altri centri dove si organizzavano le bande partigiane, fino all’aprile 1944, quando fu arrestato e deportato.

La prof.ssa Daria Gabusi dell’Università telematica “G. Fortunato” di Benevento ha invece messo in luce l’importanza pedagogica del messaggio di Olivelli e del gruppo di redattori de «il ribelle» sotto il profilo della coscienza, della rivolta interiore e della proposta di un rinnovamento della morale e della prassi politica: una lotta al fascismo non solo e non tanto con le armi della violenza, ma con quelle della filosofia, della politica, della fede e della verità.

La seconda parte della mattinata si è svolta attorno alla presentazione del volume di Anselmo Palini, Teresio Olivelli. Ribelle per amore, Edizioni AVE, Roma, 2018; dalla voce dell’autore i partecipanti hanno potuto ripercorrere nel dettaglio la parabola umana di Teresio Olivelli, passato attraverso l’esperienza del fascismo – di cui fu, in una prima fase della vita, strenuo sostenitore, anche se con posizioni riformiste in senso cristiano – attraverso la tragedia della campagna di Russia, alla quale Olivelli partecipò da volontario, maturando una profonda “conversione civile”, che già andava maturando nella sua coscienza. Il dramma della violenza e della sopraffazione vissuto in Russia trasformò Olivelli in un acerrimo avversario del fascismo: si dedicò con ogni sua forza a combattere l’ideologia della sopraffazione, della violenza e della negazione della libertà attraverso l’azione di coordinamento tra Milano e i centri della Resistenza in Lombardia e soprattutto nel progettare e ideare «il ribelle», giornale clandestino nato a Brescia e diffuso in tutta la Lombardia. Arrestato nell’aprile 1944, fu deportato a Fossoli, poi a Bolzano e a Flossenbürg. La sua spiritualità e la sua carità fraterna in aiuto dei più deboli ebbe in questi luoghi tremendi la massima vitalità e il massimo fulgore. Trasferito nel lager di Hersbruck, Olivelli fu ucciso a bastonate da un kapò per essersi opposto al pestaggio di un compagno di prigionia: dopo 17 giorni di agonia, morì il 17 gennaio 1945.

Durante la mattinata, le voci dei relatori si sono alternate a quelle dell’attore Luciano Bertoli, che ha dato voce ai protagonisti del tempo leggendo alcuni brani tratti dagli scritti di Teresio Olivelli, Laura Bianchini, Enzo Petrini e altri.

Al termine dei lavori, dopo le conclusioni di Roberto Tagliani dell’Associazione “Fiamme Verdi” a nome del comitato organizzatore, a tutti i partecipanti è stata consegnata la “Preghiera del Ribelle” di Teresio Olivelli, ristampata nella forma originaria per l’occasione. Così descriveva questo oggetto la staffetta partigiana comasca Bice Tibiletti, quando lo ebbe tra le mani per la Pasqua del 1944:

«Nell’ora più buia, quando ancora altro non si poteva fare se non tacere ed attendere, corse da mano a mano, distribuito non si sapeva da chi, un umile fogliettino grigio segnato da una croce. Portava una preghiera e, misteriosamente, emanava una luce, una luce consolatrice. Per molti di noi divenne viatico di forza e i cuori vi attinsero ogni giorno la certezza che il silenzio e l’attesa non erano inerzia, che v’era nell’ombra chi, lavorando, pregando, sacrificandosi, preparava con ardore purissimo la risurrezione. Non si seppe e non ci si chiese neppure allora chi l’avesse composta; la si accolse con la freschezza di spirito con cui le popolazioni medioevali contemplavano le loro cattedrali e ascoltavano le strofe delle loro canzoni di gesta. E strofa di un’epopea più meravigliosa di quante il Medioevo conobbe è veramente questa preghiera; anzi, non strofa, ma sintesi suprema, sgorgata non dalla fantasia di un trovero, ma dal cuore dell’eroe stesso che le gesta non canta, ma vuole vivere e vive. Oggi sappiamo chi fosse l’eroe e proviamo una commozione infinita.»

Culmine della giornata dedicata al beato è stata la Santa Messa Solenne in onore del Beato Teresio Olivelli, presieduta da Sua Ecc. Mons. Pierantonio Tremolada, Vescovo di Brescia, celebrata presso la Chiesa di Santa Maria della Pace, luogo simbolico per la Resistenza bresciana, attorno al quale crebbero i primi fermenti antifascisti della città e presso la quale si formarono le coscienze dei protagonisti più illustri della Resistenza bresciana.

[red.]

Qui di seguito le immagini più significative della giornata:

 

Sabato 27 ottobre, a Brescia, un convegno nazionale su Teresio Olivelli “ribelle per Amore”

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Una casa per disabili intitolata a Teresio Olivelli dalla Caritas tedesca

Hersbruck: un nome tristemente famoso nella geografia del terrore nazista. Nel lager che qui venne aperto nel 1944, affinchè fossero realizzate delle gallerie nelle montagne e colline circostanti, in cui installare delle fabbriche al riparo dei bombardamenti,  il 17 gennaio 1945, a soli 29 anni, trovava la morte Teresio Olivelli.

Un fisico minato da mesi di privazioni e di violenze era stato definitivamente piegato da un violento calcio allo stomaco ad opera di un kapò, intervenuto contro Olivelli perché continuava a difendere i propri compagni di prigionia.

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Ebbene, proprio a Hersbruck, la Caritas della provincia di Norimberga e quella di Hersbruck nello scorso mese di febbraio 2018 hanno aperto una grande casa su tre piani per disabili psichici e per persone con necessità di cure palliative. E l’hanno chiamata “Olivelli Haus” (Casa Olivelli). Poi, alcuni giorni fa, esattamente venerdì 5 ottobre nel corso di una solenne cerimonia sulla casa è stata scoperta una lapide con l’immagine e il nome di Teresio Olivelli e delle scritte che ricordano il suo martirio. Da Brescia hanno partecipato alla cerimonia Alberto Franchi, in rappresentanza delle Fiamme Verdi; Anselmo Palini, insegnante e saggista, autore del volume fresco di stampa “Teresio Olivelli, ribelle per amore” (editrice Ave) e la giornalista Anna Della Moretta inviata del Giornale di Brescia.

Nel corso della lunga e solenne cerimonia sono intervenuti, alla presenza di un folto e attento pubblico, il Presidente della Caritas della provincia di Norimberga e quello della Caritas di Hersbruck; il sindaco di Hersbruck, Robert Ilg; un rappresentante del presidente della provincia; l’arcivescovo di Marberg, Ludwig Schick, che ha benedetto e scoperto la stele con l’immagine di Teresio Olivelli. L’arcivescovo Schick ha poi ribadito che sente il dovere personale di promuovere tra le sue parrocchie il ricordo di Odoardo Focherini, Josef Mayr Nusser e Teresio Olivelli, beati della Chiesa cattolica e martiri del nazismo, uccisi tra il 1944 e il 1945 nel territorio della sua diocesi.

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Tutti gli intervenuti nel loro discorso hanno dimostrato di conoscere in modo approfondito la vicenda di Olivelli. Lo scultore Uli Olpp ha poi spiegato il senso della lapide che ha realizzato.

E’ toccato quindi intervenire al bresciano Alberto Franchi che, in un perfetto tedesco, ha ricostruito l’influsso che determinati ambienti e persone di Brescia hanno avuto sul giovane Olivelli, appena tornato dalla Russia, aiutandolo a maturare la scelta di attivarsi nella Resistenza. Anselmo Palini ha poi brevemente illustrato il senso del proprio libro su Olivelli, facendone dono di una copia omaggio al vescovo, al sindaco e ai dirigenti della Caritas.

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Si è trattato per tutti di una giornata veramente emozionante, accompagnata da intermezzi musicali di due bravi musicisti del posto e conclusa con la visita alla “Olivelli Haus”.

Di fronte alla “Olivelli Haus” vi è una casa di accoglienza realizzata dalla Chiesa protestante. All’ingresso di questa casa una lapide ricorda il sacrificio di Dietrich Bonhoeffer, il grande teologo protestante impiccato a Flossembürg il 9 aprile 1945.

Abbiamo così, una di fronte all’altra, come due stazioni di una via crucis ecumenica.

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Il nostro saluto a don Giuseppe Barbareschi, prete “ribelle per Amore”

Si è spento a Milano, all’età di 96 anni, don Giuseppe Barabareschi.  Sacerdote, protagonista dell’antifascismo cattolico tra i preti «ribelli per amore», Giusto tra le nazioni e Medaglia d’argento della Resistenza, monsignor Barbareschi nacque a Milano l’11 febbraio 1922.

Prima di essere ordinato presbitero, assieme a Teresio Olivelli, Carlo Bianchi, David Maria Turoldo, Mario Apollonio e Dino Del Bo, partecipò agli incontri che portarono alla fondazione de Il Ribelle, giornale che «esce quando può»

Oltre a questa attività si impegnò con le Aquile randagie, il gruppo che durante il fascismo portò avanti clandestinamente lo scautismo, e l’O.S.C.A.R. (Organizzazione Scout Collocamento Assistenza Ricercati), per portare in salvo in Svizzera ebrei, militari alleati e ricercati politici.

Il 10 agosto 1944, ancora diacono, fu incaricato dal cardinale Alfredo Ildefonso Schuster di andare a impartire la benedizione ai partigiani uccisi in piazzale Loreto. Tre giorni dopo (13 agosto) venne ordinato sacerdote e celebrò la sua prima messa il 15 agosto; la notte stessa fu arrestato dalle SS, mentre si stava preparando per accompagnare in Svizzera alcuni ebrei fuggitivi. Restò in prigione fino a quando il Cardinale non ne ottenne la liberazione. Quando in seguito si presentò a lui, Schuster si inginocchiò e gli disse: «Così la Chiesa primitiva onorava i suoi martiri. Ti hanno fatto molto male gli Alemanni?».

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Dopo qualche giorno don Barbareschi partì per la Valcamonica, aggregandosi alle Brigate Fiamme Verdi e divenne cappellano dei partigiani. Dopo essere stato arrestato, fu portato nel campo di concentramento di Bolzano, da dove riuscì a fuggire prima di essere trasferito in Germania. Ritornato a Milano divenne il “corriere di fiducia” tra il Comando alleato e quello tedesco durante le trattative per risparmiare la città da rappresaglie. Dal 25 aprile 1945, su mandato del cardinale Schuster, si adoperò per evitare rappresaglie contro i vinti.

Conseguita la licenza in Teologia nel 1944 e la laurea in Diritto canonico nel 1948, nel dopoguerra tornò all’attività pastorale e all’insegnamento di religione nelle scuole medie superiori, senza mai abbandonare l’impegno a tenere vivi i sentimenti e i valori della resistenza.

“La distinzione fra atei e credenti è una distinzione culturale, la vera distinzione, che trovo nella Bibbia, è quella tra uomo schiavo e uomo libero. Io ho desiderato diventare libero”.

 

A Barbaine per rinnovare insieme gli ideali della Resistenza

Domenica 7 ottobre, come ogni anno, ci ritroveremo a Barbaine di Pertica Alta per rinnovare la memoria e i valori della resistenza.
La manifestazione è organizzata dall’Associazione Fiamme Verdi Brigata “G. Perlasca”, dal Comune di Pertica Alta e dalla Comunità montana.

L’appuntamento è per domenica alle 9.30 in piazza a  Livemmo.  Dopo la posa della corona al monumento dei caduti, prevista per le ore 10.00,  tutti i partecipanti si trasferiranno in corteo al Santuario di Barbaine. Nell’antica chiesetta sarà celebrata da Monsignor Tino Clementi, cappellano delle Fiamme Verdi,  la messa in suffragio dei caduti.

Finita la funzione,  nei pressi del monumento con i trentacinque cippi di marmo in ricordi dei partigiani della “Brigata Perlasca” caduti sulle montagne valsabbine, interverranno il sindaco di Pertica Alta e presidente della Comunità montana, Giovanmaria Flocchini, i rappresentanti dell’istituto Giacomo Perlasca di Idro e, per l’orazione ufficiale, il consigliere regionale Gian Antonio Girelli.

Accompagnerà la cerimonia la banda “San Gottardo” di Barghe.

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Invito alla presentazione della ristampa anastatica de “I Quaderni del Ribelle”

L’Associazione «Fiamme Verdi» di Brescia è lieta di invitare la S.V. alla presentazione del volume

I «Quaderni del ribelle». Ristampa anastatica della serie completa (1944-1945)

a cura dell’Associazione «Fiamme Verdi» di Brescia

in collaborazione con l’Archivio storico della Resistenza bresciana e dell’Età contemporanea

dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Brescia

con il sostegno della Provincia di Brescia

e con il patrocinio della F.I.V.L. – Federazione Italiana Volontari della Libertà.

La presentazione si terrà

venerdì 14 settembre 2018 alle ore 17:30

Saletta Sant’Agostino, Palazzo Broletto, Piazza Paolo VI – Brescia

Interverranno:

Pier Luigi Mottinelli, Presidente della Provincia di Brescia

Roberto Tagliani, Associazione «Fiamme Verdi» Brescia / F.I.V.L.

Rolando Anni, Archivio storico della Resistenza bresciana e dell’Età contemporanea

*   *   *

A due anni di distanza dalla ristampa anastatica della serie completa di «Brescia Libera» e «il ribelle» (1943-1945) l’Associazione “Fiamme Verdi” di Brescia prosegue il suo progetto di rivalutazione dei valori del movimento resistenziale con la ristampa dei «Quaderni del ribelle» (1944-1945). Si tratta di undici fascicoletti, stampati e diffusi clandestinamente, nei quali sono raccolte testimonianze preziose, talora pungenti e polemiche ma sempre attualissime nella difesa e promozione dei princìpi che furono alla base della “pedagogia della libertà e della responsabilità” del mondo resistenziale cattolico, portata avanti dagli artefici di quella straordinaria stagione di impegno; testimonianze oggi pressoché inattingibili, a causa dello stato di precaria conservazione degli originali.

La ristampa, resa possibile grazie alla collaborazione dell’Archivio storico della Resistenza bresciana e dell’Età contemporanea dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia e realizzata con il sostegno della Provincia di Brescia, rende nuovamente disponibili contenuti e riflessioni, offrendole alla meditazione e all’educazione delle generazioni vecchie e nuove.

In questo delicato momento storico, segnato dal costante riemergere di rigurgiti d’intolleranza fascista, i semplici fogli di questi «Quaderni» vogliono essere, nelle intenzioni dei promotori, una risposta valoriale e nonviolenta al risollevarsi di atteggiamenti di razzismo, d’intolleranza, di rivendicazione sovranista, di egoismo sociale e politico, di ricerca del capro espiatorio da abbattere a ogni costo, che furono il primo nutrimento del fascismo, che proprio perseguendo quella linea ideologica condusse l’Italia verso le tragedie della dittatura e della guerra.

La cittadinanza è invitata ad intervenire alla presentazione.

Coordinamento Provinciale “Fiamme Verdi”, Brescia

Il resoconto della giornata in Mortirolo – 2 settembre 2018

In una domenica che è parsa preannunciare l’imminente autunno, si è tenuta in Mortirolo, presso la Chiesetta di San Giacomo, la cerimonia annuale, organizzata dall’Associazione FFVV e dall’infaticabile Ezio Gulberti , per commemorare le vicende belliche e umane che proprio in questa località si svolsero nella primavera del 1945.

I numerosi accorsi, le autorità civili, militari e religiose, si sono stretti in un atto di memoria doveroso, sentito e partecipato, e hanno saputo riscaldare l’atmosfera, a dispetto del grigiore del cielo e della pioggia.

La cerimonia ha preso ufficialmente il via con l’istituzionale alzabandiera, al quale è seguita la S. Messa celebrata da Monsignor Tino Clementi, nome caro all’associazione FFVV, che ha saputo trovare, come di consueto, parole capaci di toccare il cuore, volte a rinfrancare la volontà di fede e di fiducia dell’uomo verso Dio e verso ogni prossimo. In questa occasione ha concelebrato Padre Mario Bongio, frate dell’Eremo dell’Annunciata e Cappellano Militare degli Alpini di Sondrio. Ad accompagnare la messa e l’intera cerimonia il Coro Voci della Libertà, nato dalla collaborazione dei 4 cori camuni di Edolo, Sellero, Breno e Borno, diretto dal maestro Piercarlo Gatti.

Al termine della santa celebrazione hanno trovato spazio i discorsi ufficiali. Dopo il saluto del prof. Roberto Tagliani, portavoce ufficiale dei saluti della cara Agape Nulli Quilleri e vicepresidente della FIVL, ha dato il benvenuto il Sindaco di Monno Dott. Roberto Trotti e quindi l’oratore ufficiale, prof. Filippo Perrini, presidente della Cooperativo cattolico-democratica di cultura di Brescia, attiva da più di 40 anni nella difesa e nella diffusione dei valori della libertà di pensiero, di impegno civile e di democrazia. Nel discorso chiaro e appassionato del prof. Perrini hanno trovato largo spazio i termini Europa, libertà, democrazia e rispetto, nella diversità, dell’identità di ogni uomo.  

Infine, a chiusura delle orazioni ufficiali, è stato proprio Ezio Gulberti, presidente delle FFVV e membro dell’Ecomuseo della Resistenza in Mortirolo, a ringraziare quanti hanno partecipato, in maniera sentita, all’appuntamento, ormai consueto e atteso. Ezio ha sottolineato che l’associazione FFVV nacque proprio nel 1945, all’indomani del termine delle vicende belliche e resistenziali, e il primo ritrovo celebrativo e commemorativo in Mortirolo si tenne appunto il 25 luglio del 1945.

Oggi i partigiani reduci sono,  purtroppo, pochi: erano presenti ieri, tra gli altri, la staffetta Rosi Romelli e il combattente Rocco Ramus.  Tuttavia resta vivo il dovere della memoria, nell’accezione dello scrittore Primo Levi, ovvero di tramandare nomi, volti, fatti alle generazioni future, impedendo loro di voltarsi altrove, ma guidandoli a capire il passato, un passato radicalmente legato al presente e garanzia di un futuro che sa ancora di speranza, di occasione da cogliere.

In coda alla manifestazione una delegazione di Sindaci e autorità militari e quanti hanno voluto accodarsi, si è recata presso la località Albero Alto al cippo in ricordo del Maresciallo Tosetti. E’ stato proprio il Tenente Colonnello Salvatore Malvaso, da oggi cittadino onorario Brenese, pronto a lasciare la Valle Camonica per nuovi incarichi, a deporre la corona di fiori in memoria dell’illustre predecessore, con parole dense di commozione verso la terra e la gente camuna, e a quanti, nella recente storia, questa terra e questa gente le hanno amate, profondamente, fino al sacrificio della vita stessa.

Ancora una volta, ritrovarsi la prima domenica di settembre in Mortirolo, è stata più di una semplice commemorazione, è stato un vero e proprio passo nella Storia, con la S maiuscola perché è la Storia delle storie degli uomini, profondamente umani, piccoli, talvolta deboli o imperfetti, ma disposti a farsi carico di un destino più grande, portandolo sulle spalle, con la responsabilità di darne conto ai discendenti, nel testamento ideale che tiene legati i padri ai figli; ma oggi il passaggio di testimone si fa ancora più urgente, pressante in un mondo che, troppo spesso, pare avere smarrito la memoria.

Di seguito l’orazione ufficiale, tenuta dal professor Filippo Perrini.

“Sono commosso per essere con voi in questo luogo altamente simbolico – dove si tenne la più grande battaglia campale sostenuta dalla Resistenza in Italia – , essendo stato educato da mio padre agli ideali antifascisti e a una profonda ammirazione verso la Resistenza delle Fiamme Verdi.

Sono stato invitato quale presidente della Cooperativa Cattolico-democratica di Cultura (Ccdc), che in oltre 40 anni di attività ha più volte realizzato iniziative che vogliono tenere desta l’attenzione sui valori della Resistenza, sulle donne e gli uomini assassinati dai nazifascisti per motivi politici o razziali (con la posa di decine di pietre d’inciampo) e sul pericolo, mai completamente annullato, di un possibile ritorno a sistemi autoritari e illiberali.

Cronologicamente noi italiani col termine Resistenza indichiamo il periodo che va dall’8 settembre 1943 al 25 aprile 1945, anche se in Alta Vallecamonica si combattè fino al 2 maggio. In quei 20 mesi si rimise in moto la storia dell’Italia:

  • con la Resistenza l’Italia visse, a livello di popolo, la sua grande “rivolta morale”;
  • riscoprì un più alto senso della Patria, in antitesi al bellicismo fascista;
  • vide la sua gente progressivamente impegnarsi in una scelta politica che faceva sue le ragioni dell’antifascismo e della democrazia;
  • si ricongiunse finalmente all’Europa dei popoli che insorgevano contro la dominazione nazista.

La Resistenza italiana infatti si inserisce, sia pur con caratteri propri, nel più vasto quadro della resistenza europea, che ebbe inizio ben prima dell’8 settembre in Francia, Olanda, Norvegia, Belgio, Danimarca, Polonia, Grecia, Jugoslavia, Cecoslovacchia, Russia, Romania, Ungheria, Bulgaria, Albania, ma anche – ed è stata la Resistenza più ardua e più lunga temporalmente – nella stessa Germania.

Parlare di Resistenza significa infatti parlare di un movimento e di un fatto che investì l’intera Europa. Resistere significò rifiutare moralmente e politicamente il nazifascismo e, di conseguenza, scendere in campo contro gli occupanti nazisti e contro i governi e le forze che con loro collaborarono.

I partigiani di tutta Europa che si opposero al totalitarismo nazifascista salvarono per tutti noi quell’idea di Europa per cui, come notò nell’Ottocento François Guizot, «nessun europeo potrebbe essere completamente esule in alcuna parte d’Europa».

L’Europa è infatti multisignificante e multiforme e non monistica e uniforme. La libertà nasce dalla impossibilità per una sola forza di soffocare le altre e l’Europa è il continente in cui tale impossibilità accompagna tutta la sua storia, da Serse a Hitler. La libertà è così diventata, nello stesso tempo, il risultato della storia d’Europa e il valore che caratterizza la nostra civiltà. Il tentativo di assoggettare tutta la realtà a un solo potere, a un solo principio, a una sola razza, a una sola ideologia è stato tentato, e più volte, nel passato; ma è sempre provvidenzialmente fallito, e il tentativo più colossale, quello operato nel secolo scorso dalla barbarie totalitaria, è sprofondato nella sconfitta e nell’ignominia.

L’Europa ha potuto resistere alle violente negazioni della sua civiltà generate dal suo interno, e farsi portatrice di libertà nel mondo, perché il messaggio religioso che l’ha fecondata, il Vangelo, porta dentro di sé inequivocabilmente il principio stesso della pluralità delle sfere della vita.

A questi valori si ricongiunge la Fiamma Verde Bortolo Fioletti (Poldo) di 19 anni, ucciso in battaglia dai tedeschi il 1° maggio 1945 a Monno nell’ultima battaglia in Alta Vallecamonica: “Cara mamma, non piangere per me. Perdonami e pensa se io fossi tra coloro che martirizzano la nostra gente… Io sono qui per nessun altro scopo che la fede, la giustizia e la libertà, e combatterò sempre per raggiungere il mio ideale… Presto verremo giù, e vedrai che uomini giusti saremo”.

Non diversamente Teresio Olivelli, il nostro santo delle Fiamme Verdi, nel secondo numero del Ribelle datato 26 marzo 1944 a firma Cursor, scrive: “A questa nuova città noi aneliamo con tutte le nostre forze, più libera, più giusta, più solidale, più cristiana. Per essa lottiamo: lottiamo giorno per giorno perché sappiamo che la libertà non può essere elargita dagli altri. Non vi sono liberatori. Solo, uomini che si liberano… Lottiamo anche perché sappiamo di essere l’esercito reale della nazione e dell’umanità”.

La consapevolezza che la lotta partigiana è una lotta per gli ideali europei è presente fin dall’inizio. Esaminando la stampa clandestina, si constata quanto fosse viva in quelle pubblicazioni la coscienza che la nuova Italia non poteva avere un futuro libero e degno se non in un’Europa riconciliata, decisa a costruire giorno dopo giorno la sua unità politica ed economica. Riporto due citazioni. “Sapremo perdonare anche ai tedeschi – si legge nel primo numero di Risorgimento liberale del 18 agosto 1943 – quando saremo nella comunità di un’Europa libera e civile. Ad un’Europa libera e civile, affratellata nello sforzo di civile rinascita, tendono le speranze di tutto il nostro popolo”. E nel maggio 1944, in piena clandestinità, L’unità europea aveva scritto: “Alla fine di questa guerra l’unificazione dell’Europa rappresenterà un compito possibile ed essenziale: il solo capace di far cessare per sempre la guerra fra i popoli del nostro continente e di ridare alla sua storia un nuovo significato, un ruolo più alto”.

Questa coscienza europea è stata corroborata dalla collaborazione tra i ribelli di tutte le nazionalità europee nei campi di concentramento nazisti e nei campi di battaglia.

Rinchiusi negli stessi campi, i rappresentanti delle tre Chiese cristiane -  cattolici, evangelici e ortodossi – riscoprirono la comune identità nel Vangelo e tornarono a riconoscersi fratelli, avendo compreso che l’era razziale, se fosse stata vittoriosa, avrebbe cancellato l’era cristiana. Lo ricordò la Fiamma Verde Carlo Manziana, deportato a Dachau insieme ad altri 2.500 ecclesiastici e poi Vescovo di Crema, in una memorabile conferenza tenutasi presso i Padri filippini della Pace nel 1977 su invito della Ccdc. Nel lager cominciò il suo cammino il movimento ecumenico, che avrebbe segnato profondamente la seconda metà del secolo XX, contribuendo altresì a preparare in campo cattolico la svolta del Concilio Vaticano II.

I partigiani italiani caduti o giustiziati combattendo nei movimenti di liberazione all’estero sono stati più di 30.000. Si tratta di militari sorpresi dall’armistizio in altri Paesi (Albania, Grecia, Jugoslavia, isole dello Ionio e dell’Egeo, Francia).

Ma anche molti cittadini europei combatterono per la liberazione dell’Italia dal nazifascismo, sia nelle truppe alleate sia nel movimento partigiano.

Sul Mortirolo, tra le 317 Fiamme Verdi che respinsero in due epiche battaglie circa 2.000 militi fascisti della famigerata Legione Tagliamento e delle SS italiane appoggiati dall’artiglieria tedesca, combatterono sette polacchi, due francesi e due jugoslavi.

E tra i 25 eroi della Brigata Schivardi, morti per noi nell’Alta Valle Camonica, ricordiamo con commozione anche il francese Charles Douard e il russo Stefan Rudienko.

Uno dei grandi insegnamenti della stagione resistenziale è stato quello di congiungere coscienza nazionale e libertà, amor patrio e fervide aspirazioni europeistiche. E questi ideali, solo in parte realizzati, hanno assicurato all’Europa 70 anni di pace, cosa che non si era mai attuata nella più che millenaria storia conosciuta del nostro continente.

È un insegnamento a mio parere quanto mai attuale e che non dobbiamo dimenticare in un momento in cui si affacciano nuovi nazionalismi e razzismi”.

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Il nostro grazie a Guerino

Il nostro Guerino Berneri, il partigiano “Guerra”, è andato avanti. Nativo di Corteno, classe 1927, fu il più giovane partigiano del gruppo di Fiamme Verdi che difese il Passo del Mortirolo durante l’inverno 1944-45 e la primavera del 1945, dalla stagione delle battaglie fino alla Liberazione.

Per tutta la sua vita ha testimoniato, sostenuto e difeso i valori per i quali, fin da giovanissimo, era salito in montagna ed era diventato“ribelle per amore”. Con il suo carattere schivo e un po’ burbero, Guerino è stato un grande e generoso amante della Libertà, quella con la “L” maiuscola, perché declinata insieme alla Giustizia, alla Solidarietà, alla Pace.

Rispettato da tutti, amatissimo in Valle Camonica, aveva una speciale simpatia per i ragazzi e per i giovani, con i quali non si stancava mai di parlare, raccontare, discutere. Per molti anni è stato tra i più stretti collaboratori del compianto presidente Ermes Gatti; più volte Consigliere Nazionale F.I.V.L. (Federazione Italiana Volontari della Libertà), dal 2009 era Consigliere Provinciale e Alfiere Provinciale dell’Associazione “Fiamme Verdi”.   In particolare, Guerino ha svolto l’incarico di alfiere con tenacia e impegno, partecipando a tutte le manifestazioni organizzate dalle FF.VV., dalle associazioni partigiane e dalle diverse realtà del mondo istituzionale e associativo, in città, in provincia e fuori provincia.

Con lo sguardo severo ma bonario, il fazzoletto verde, l’inseparabile cappello da alpino e il labaro delle FF.VV. stretto tra le mani, Guerino è stato una presenza insostituibile di questi settant’anni di libertà.

Grazie, Guerino, per tutto quello che hai fatto nella tua lunga e generosa vita; ora che sei lassù, continua ad accompagnarci, insieme ai tanti che ti hanno preceduto, lungo il cammino della Libertà.

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