Siamo membri della Fondazione San Giorgio, sorta più di 50 anni fa per sostenere e favorire la formazione e l’educazione dei ragazzi e dei giovani conformemente alla metodologia scout. Il 22 febbraio gli scout di tutto il mondo hanno celebrato, come ogni anno, la giornata del ricordo (Thinkingday), nell’anniversario della nascita del fondatore Robert Baden Powell e della moglie Olave. È una giornata di riconoscenza per il nostro fondatore, ma anche di riflessione sulla storia del movimento e sulla progettualità futura, con uno sguardo intenso sull’oggi e sul domani che vogliamo e possiamo costruire. Molte sono le cose che noi scout vorremmo ricordare, felici o meno della nostra storia, passata e recente, per seguirne le tracce e proseguire su quella strada di fraternità e servizio. Lo scautismo fu fondato nel 1907 e strutturato a livello mondiale nel 1924 con la Conferenza Internazionale dello Scautismo di Copenhagen, come un movimento di carattere nazionale, internazionale e universale che ha come fine ultimo la formazione fisica, morale e spirituale della gioventù mondiale. In Italia aveva attecchito in modo sporadico prima e in modo più strutturato dopo la Prima guerra mondiale. In epoca fascista, a seguito di normative vincolanti e di pressioni di ogni genere, le associazioni scautistiche italiane tra il 1927 e il 1928 venivano sciolte. Ne sanno qualcosa anche gli scout di Gardone Val Trompia, le cui sedi furono oggetto di atti violenti da parte di squadristi. Alcuni gruppi però continuarono l’attività in modo clandestino, in particolare le Aquile randagie, cioè gli scout che continuarono a operare nonostante il divieto imposto: da clandestini seppero resistere alla tentazione dell’abbandono, della rinuncia, della diserzione. Le Aquile randagie continuarono con le loro attività e i loro campi, aiutando nel contempo con l’Operazione Oscar (Operazione scout assistenza collocamento ricercati) migliaia di persone (ebrei, perseguitati politici di varia collocazione: un nome per tutti, Indro Montanelli) a raggiungere dalla val Codera la Svizzera, che significava la salvezza dal carcere o dal Lager. Con tale operazione collaborarono anche alcuni partigiani bresciani membri delle Fiamme Verdi, molti dei quali avrebbero poi fatto nascere, dopo la guerra, gruppi scout. E con lo stesso spirito, finita la guerra, protessero dalle vendette e aiutarono perfino a fuggire alcuni soldati e ufficiali tedeschi. Tra questi episodi ricordiamo in particolare l’attività di don Giovanni Barbareschi, assistente scout, che, su mandato del cardinale Schuster, si adoperò per evitare rappresaglie contro i vinti, con l’avallo dei comandi partigiani e degli alleati. È soprattutto quest’ultima azione, salvare quelli che fino a poco prima ci erano nemici, che ci fa riflettere e vorremmo che fosse bussola per il futuro della Fondazione San Giorgio: educare al rispetto di tutte le persone, indipendentemente da razza, religione, qualsiasi altra «differenza» ivi compresi i nostri nemici. Ed è un caso fortunato, ma estremamente significativo, che quella che oggi è la base scout di Piazzole sopra Gussago, acquistata dal Fondazione nel 1968 e oggi base scout nazionale, sia stata luogo di rifugio per alcuni bambini ebrei durante le persecuzioni a seguito delle leggi razziali. Di fronte quindi alle sfide di oggi, e forti del nostro passato, vogliamo qui riportare un brano significativo tratto dal Patto associativo dell’Agesci (Associazione Guide e scout cattolici italiani) sul senso del nostro educare: «Rifiutando quei modelli di comportamento che avviliscono e strumentalizzano la persona, che danno spazio alle discriminazioni razziali, che impongono il diritto del forte sul debole, per formare cittadini del mondo e operatori di pace, in spirito di evangelica non violenza, affinché il dialogo e il confronto con ciò che è diverso da noi diventi forza promotrice di fratellanza universale».

// Alessadro Gasparini
Presidente Fondazione San Giorgio
Maria Paola Bonometti
presidentessa Ass. Amici Fondazione San Giorgio Brescia
L’esperienza dello scautismo, credo, abbia lasciato tracce più o meno profonde in migliaia e migliaia di bresciani: richiamarle e rinfrescarle – per l’occasione della Giornata del Ricordo del 22 febbraio – non rappresenta una semplice operazione nostalgica ma un richiamo, in tempi di scelte difficili, alla responsabilità (anche civica) cui lo scautismo da sempre educa. E tutto questo, nello spirito di quell’ultimo appello del fondatore Baden Powell: «Cercate di lasciare questo mondo un po’ migliore di quanto non l’avete trovato», e nella convinzione che comunque, come ricordava ancora BP, anche nel peggiore degli uomini c’è sempre almeno un 5 per cento di buono. E su quello può sempre valere la pena di scommettere, soprattutto quando c’è bisogno di poter contare su tutti. (g.c.)

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