Come ogni anno, domenica 4 settembre 2016 la splendida cornice del Mortirolo – e segnatamente l’area antistante la chiesetta di San Giacomo – ha ospitato il raduno organizzato dall’Associazione «Fiamme Verdi» per celebrare la conquista della Libertà e per ricordare i Caduti della Resistenza, i Partigiani combattenti, le popolazioni di Monno e della Valle che per venti lunghi e tragici mesi hanno sostenuto, con innumerevoli sacrifici, uno scontro con le forze fasciste e tedesche per liberare l’Italia dalla dittatura e dall’occupante tedesco.


 

Il Mortirolo si trova sopra Monno a cavallo, tra la Valcamonica e la Valtellina.
Le due battaglie che qui si svolsero tra il mese di febbraio e l’inizio del mese di maggio 1945 furono due vere e proprie battaglie; per la prima e unica volta nella Resistenza bresciana, i ribelli adottarono la tattica della difesa della posizione utilizzando le trincee che erano state scavate durante la prima guerra mondiale.
La prima battaglia durò dal 22 al 27 febbraio e si concluse con la ritirata dei militi della brigata nera “Tagliamento”; la seconda battaglia iniziò il 10 aprile 1945 e fu contrassegnata da una serie di attacchi portati sempre dalla “Tagliamento” e da altre brigate nere e con l’appoggio del fuoco di mortai tedeschi. Fu uno scontro molto duro, tanto che il 13 aprile i pesanti bombardamenti dell’artiglieria tedesca sulle postazioni partigiane provocarono scoraggiamento tra i combattenti. Molti di loro, vista l’impossibilità di resistere ad un attacco così pesante, pensavano che sarebbe stato necessario ritirarsi in una zona più sicura e abbandonare le postazioni troppo esposte, per spostarsi su posizioni più difendibili.
Il comandante delle Fiamme Verdi in Mortirolo Lionello Levi Sandri, era, invece, fortemente convinto che fosse necessario restare. Convocò una riunione dei comandanti dei vari distaccamenti, perché la decisione fosse il risultato non di una imposizione ma, di una riflessione collettiva. Per decidere era necessario valutare le varie componenti, sia negative (i partigiani erano assediati, c’era scarsità di cibo, c’era un grande numero di nemici oltre 2000 contro poco più di 200 partigiani, l’artiglieria tedesca colpiva molto pesantemente) ma anche positive (i continui lanci di armi e munizioni da parte degli alleati, frutto anche della missione di Lionello Levi Sandri che aveva passato le linee di nascosto per prendere contatto direttamente con gli alleati a Roma e poi era ritornato facendosi paracadutare sul Mortirolo e appena rientrato aveva ripreso il comando). La decisione di rimanere fu certamente una delle prime scelte democratiche prese dai partigiani, dopo vent’anni di dittatura.
L’ultimo combattimento terminò il 2 maggio a Monno tra i partigiani scesi dal Mortirolo e le truppe tedesche e fasciste in ritirata. Qui vi fu l’ultimo caduto, Bortolo Fioletti (Poldo), di soli 19 anni, che pochi giorni prima aveva scritto alla madre una delle più belle lettere dei caduti della Resistenza bresciana.
Poco prima dell’ultimo scontro a Monno, il comandante dei partigiani in Mortirolo scrisse una lettera, fatta recapitare dal Parroco, per fare appello alla coscienza del comandante della legione “Tagliamento”, il col. Merico Zuccari, uno dei più violenti comandanti delle divisioni fasciste. Nella lettera vi era una richiesta che già guardava al futuro:

Il Vostro passato di soldato è fuori discussione, sebbene purtroppo la vostra attività bellica si sia diretta in questi ultimi tempi esclusivamente a combattere e uccidere Patrioti italiani. Appunto a voi che siete un soldato vogliamo chiedere se non ritenete sia giunto ormai il momento di cessare di spargere sangue italiano, dal quale spargimento solo nuovi motivi di odio potranno sorgere nel cuore del nostro Popolo.

La risposta fu negativa, e allora la nuova intimazione di resa al comandante della “Tagliamento” fu durissima:

Avevamo creduto di parlare da soldati italiani ad un soldato italiano con il quale ci dividevano diversità di ideali e di concezioni politiche ma al quale ci dovevano unire ancora i legami derivanti dall’aver tutti appartenuto ad uno stesso esercito che un tempo aveva combattuto gli stessi nemici della nostra Patria. Ci siamo sbagliati, Lei signor Merico Zuccari non è più un soldato e nemmeno un italiano. Lei è un volgare e sanguinario capo bandito al soldo dei nemici d’Italia.

Purtroppo Zuccari riuscì a fuggire in Argentina attraverso alte complicità e, pur essendo stato condannato come criminale di guerra, fu graziato con l’amnistia del governo di unità nazionale: rientrato in Italia, al suo paese, vi morì tranquillamente in età avanzata.

(La nota è liberamente tratta da Dario Morelli, La montagna non dorme, Brescia, Morcelliana, 1968, ristampa anastatica 2015 voluta dall’Associazione «Fiamme Verdi»)

Cronaca della giornata

Apre la celebrazione Ezio Gulberti referente dell’Associazione Fiamme Verdi per l’alta Valle Camonica per la quale, da anni, organizza questo raduno, dicendo: Come Associazione «Fiamme Verdi», quest’anno, abbiamo deciso di non omaggiare le croci dei nostri Partigiani caduti con i fiori e di non stampare manifesti che tradizionalmente sono affissi tutti i comuni della Val Camonica e della Valtellina, per destinare questi soldi ai cittadini delle zone terremotate. Chiedo ai presenti di rispettare un minuto di silenzio in ricordo delle vittime di questo tragico evento. Come nostra consuetudine, prima dei discorsi e dei saluti, procediamo con la Santa messa celebrata dal Cappellano delle Fiamme Verdi, mons. Tino Clementi, perché riteniamo che iniziare con la preghiera sia il modo migliore di onorare questi luoghi e i loro caduti.

Mons. Tino Clementi: questa non è una folla costituita al momento, siamo degli amici, dei fratelli che si ritrovano. È, per noi, per tutti e per me in particolare, una grande gioia poter celebrare questo momento di ricordo, di preghiera, di accoglienza nel nome di chi oggi ricordiamo. Vedo qui rappresentata un po’ tutta l’umanità, dal sindaco di Monno insieme a tanti altri sindaci, dal presidente della provincia, dal consigliere regionale Girelli, dai Consiglieri provinciali e quest’anno anche dal Presidente della Federazione Italiana Volontari della Libertà e una delegazione dell’Associazione della Brigata Osoppo del Friuli. Sono presenze ed espressioni che dicono che non siamo un piccolo gruppo, ma il nostro cuore è aperto a tutti, a chi soffre, agli amici sconvolti dal terremoto e a tutti coloro che sono presenti a questa Eucarestia. Il mio saluto a tutte le Autorità civili e militari, a tutti voi e a coloro che ci tengono a questo incontro al quale ci accostiamo abbassando la testa e dicendo Signore non siamo degni di partecipare, ma confidiamo nella Tua Misericordia.

Don Tino prosegue poi, nell’Omelia:

… ci sono due domande, quale uomo può conoscere il volere di Dio? Chi può immaginare che cosa vuole il Signore? La risposta può essere chiaramente questa: Nessuno! Nessuno può conoscere il pensiero di Dio se non ascoltando la rivelazione di Cristo. Noi oggi siamo qui a onorare i padri e le madri che ci hanno preparato, nella Resistenza, la libertà… Ma ricordiamoci bene, nessuna mamma, nessun papà, nessuna Fiamma Verde può stare al posto di Dio, e noi non riusciamo ad amare se non in Cristo, è questa la novità. Tante volte diciamo piuttosto sbrigativamente: “io so tutto”; è l’espressione della massima ignoranza. Io, che invece non so tutto, mi metto in ascolto della parola del Signore.

E ancora

… Oggi come possiamo dimenticare quell’esempio di Santità proclamata proprio in questo momento in Piazza San Pietro, la nostra grande Madre, maestra di questa nuova generazione, Santa Teresa di Calcutta che non ha avuto la vita facile e ha dovuto rinunciare pian piano a tante sue relazioni, alla famiglia, a quell’istituto religioso nel quale stava volentieri, perché una voce la spingeva verso quei buchi della società per portare un sorriso gli uomini più infelici, è andata avanti così perché chi ama il prossimo sa rinunciare come ha rinunciato lei. Ma siamo qui in ricordo dei nostri amici e fratelli Fiamme Verdi e di tutti i combattenti della resistenza ed i volontari della libertà e vorrei ricordarli con una espressione di Teresio Olivelli, questo grande uomo della Resistenza e della libertà, questo amico e padre di tanti poveri, nelle situazioni più diverse, nella sua Via Crucis che ha vissuto. Nella preghiera che farà poco ascolteremo, c’è questa espressione, quella che più mi ha colpito da quando ho conosciuto questo testo e oggi l’ho capito in modo particolare perché è una perfetta traduzione del Vangelo, Gesù che dice “se uno non odia suo Padre, sua Madre ecc.”, mi fa sempre pensare a quei fratelli e sorelle che non hanno preso la via del Mortirolo solo per fuggire o per salvare la pelle, ha lasciato tutto in nome di un ideale, sapeva che poteva anche non tornare, e qui Teresio Olivelli si rivolge al Signore proprio con questa espressione “ … liberaci dalla tentazione degli affetti, veglia Tu sulle nostre famiglie … “ pensaci Tu Signore e suggeriscimi cosa posso fare, io non posso che fare disastri, ma con te posso fare grandi cose, come coloro che su questo monte e in tante altre parti d’Italia hanno dato la vita perché noi avessimo una terra libera dove noi potessimo vivere in pace. C’inchiniamo reverenti a questi esempi di Santità.

Ezio Gulberti: prima di iniziare è doveroso ricordare che sono presenti alcuni Partigiani: Guerino, Rocco, Francesco, Gino, Rosi, Chiarina; il nostro pensiero va a tutti i Partigiani presenti e a quelli che non sono potuti salire per problemi di salute o di distanza. Vi invito a far loro un applauso. Una cosa che mi dispiace è che voi non possiate vedere quanti sindaci sono presenti, sono un po’ sparsi e si coprono l’uno con l’altro perché purtroppo il posto non è consono ad ospitare tanti sindaci contemporaneamente, aumentano di anno in anno e soprattutto sono molto giovani, questo ci incita ad andare avanti. Do ora la parola al sindaco di Monno, che ci ospita e fa sì che questa cerimonia si svolga ogni anno.

Roberto Trotti: buongiorno a tutti, per me è l’ottava volta che intervengo come sindaco. È un piacere soprattutto un onore prendere la parola a questa manifestazione per portare i saluti, miei personali e di tutta la comunità di Monno ed i più sentiti ringraziamenti alle Fiamme Verdi che ogni anno organizzano questa cerimonia, al loro va un plauso, un grazie, perché è importante ritrovarci in questa località almeno una volta all’anno per ricordare gli avvenimenti importanti della Resistenza. Un grazie sentito e doveroso ai partigiani qui presenti ed un ricordo commosso per coloro che qui hanno combattuto ed alcuni hanno donato anche la loro vita. Un grazie ai Partigiani che sono con noi perché oggi sono loro i protagonisti ed un grazie a tutte le Autorità politiche e militari, alle Associazioni d’Arma ed al neo Presidente Nazionale della Federazione Italiana Volontari della Libertà che hanno voluto essere presenti in Mortirolo. Sono ormai passati 71 anni dalla fine della guerra e qualcuno potrebbe pensare che non sia più necessario ritrovarci qui ogni anno per ricordare e ricordarci alcuni valori che ci hanno lasciato i Ribelli per Amore. Per ricordare anche alle giovani generazioni che non hanno vissuto direttamente quelle tragiche vicende che la democrazia e la libertà non sono valori vuoti ma sono alla base della convivenza civile e sono costati molto cari. Sono dunque da difendere, da preservare, per immaginare un futuro di pace. Permettetemi un saluto alla Presidente Agape Nulli Quilleri che non ha potuto essere con noi fisicamente per motivi di salute ma certamente è qui con noi con lo spirito in quanto essa è molto affezionata al Mortirolo. Un grazie anche all’instancabile Ezio Gulberti che con impegno ed entusiasmo, ogni anno, organizza questa bella manifestazione. Termino dando a tutti l’appuntamento al prossimo anno. Grazie.

Ezio Gulberti: abbiamo l’onore di avere tra noi il neo eletto Presidente della Federazione Italiana Volontari della Libertà Francesco Tessarolo, alla sua prima uscita ufficiale dopo la elezione, quindi meglio di così non potevamo sperare. Una nuova generazione perché purtroppo, i volontari partigiani combattenti, con il procedere dell’età debbono cedere il passo. È una grossa responsabilità che si carica sulle spalle, però lui sa che l’Associazione delle Fiamme Verdi gli è molto vicina. La parola al Presidente.

Francesco Tessarolo, un saluto a tutti; sono effettivamente molto commosso e sincero. Non ho fatto la Resistenza, però ricordo con forza mio nonno che nel 1931 rifiutò la tessera del partito nazionale fascista e per questo fu licenziato, anche se aveva sette figli piccoli da crescere. E ricordo mio padre Partigiano. Un saluto a tutti voi, ai sindaci così numerosi e sensibili, ai rappresentanti delle varie Associazioni presenti, e una piccola riflessione. Per vent’anni il fascismo aveva monopolizzato le istituzioni e dopo l’8 settembre, nello scacchiere generale, la Resistenza fu un fatto morale che ha tracciato le linee: di guardarsi dentro, di guardarsi intorno, di uscire dall’indifferenza, di uscire dall’individualismo, tante cose che ci sono purtroppo anche ai nostri giorni, la Resistenza ha tracciato il percorso per tentare di costruire di ricostruire il senso della società, il senso di una politica misurata e non in termini di solo tornaconto, per recuperare il senso del bene comune. Ecco è per questo che ricordiamo i nostri Partigiani e li ringraziamo per quello che ci hanno insegnato che è ancora oggi importante e valido. Grazie.

Ezio Gulberti: prende ora la parola per il discorso ufficiale Marco Fenaroli, già Presidente dell’ANPI provinciale e ora assessore al Comune di Brescia. Marco non ha bisogno di molte presentazioni è sufficiente il suo nome per ricordare e ricordarci la sua vicinanza e il suo impegno nelle Associazioni che si richiamano alla Resistenza.

Marco Fenaroli, porto la fascia tricolore ma non sono sindaco. Vi porto i saluti del sindaco di Brescia, Emilio Del Bono, di cui sono assessore; porto questa fascia, oggi, con rispetto ed anche umiltà. Mi era più comodo, come in tutti gli anni passati, venire qui ad ascoltare e partecipare a questa manifestazione così importante, ma credo sia doveroso ricordare cosa significa la fascia tricolore: simboleggia lo Stato unitario e simboleggia la nazione unita; e badate che queste, anche adesso, non sono parole vuote. Allo stesso tempo, questa fascia rappresenta, quella che porto io, il Comune e la città di Brescia medaglia d’argento per la Resistenza e medaglia d’oro per il Risorgimento. Da che cosa è risorta nell’800 l’Italia? Era risorta da una situazione di spezzettamento tra principati, signorie, servaggi stranieri, un’Italia che era debole così come mi pare debole oggi l’Europa di fronte ai processi di globalizzazione, di fronte alle guerre, di fronte agli esodi. Come valse per l’Italia, per questa nostra Europa se non si unisce, se non si democratizza rischia di cedere alla destra e alla inciviltà. Credo che tocchi a noi, donne e uomini della libertà e della democrazia, rispondere alle fratture che vengono avanti e dividono il popolo italiano, la frattura tra il centro della periferia, tra italiani e stranieri, tra l’alto e il basso delle gerarchie istituzionali e pure la frattura che viene dalla diseguaglianza, anche se questa non trova interpreti, le altre tre, tutti i giorni ci vengono portate in casa dai mass-media e dobbiamo cercare le risposte. Possiamo trovarle dentro il bagaglio morale, dentro l’esperienza, dentro l’impegno che qui oggi si mostra perché qui oggi dimostriamo il valore proprio della Resistenza.
Oggi è anche un’occasione, per noi di Brescia, di rendere l’omaggio della città alle Fiamme Verdi che , con l’insurrezione del 26 aprile 1945 ordinata dal Comitato di Liberazione Nazionale, furono in prima fila a combattere per liberare la città da fascisti e nazisti, perché, come scrive Teresio Olivelli «non ci sono liberatori ma ci sono solo uomini che si liberano». È un grazie, questo, che si allarga alle Fiamme Verdi che insieme agli altri Partigiani hanno esercitato per costruire la democrazia, per dare forma alla libertà, per difenderle dagli attacchi che democrazia e libertà hanno subito nei decenni, come abbiamo saputo fare, insieme ai sindacati dei lavoratori e alle istituzioni democratiche, contro la strategia della tensione e contro il terrorismo delle Brigate rosse. La risposta democratica di massa riuscì ad arginare l’effetto devastante delle stragi, per noi direttamente quella del 28 maggio 1974 in Piazza della Loggia contro lo sciopero generale e contro una manifestazione antifascista. Va ricordato e va detto che dopo 42 anni di impegno unitario, la sentenza della corte di appello di Milano, finalmente condanna due colpevoli di quella strage provenienti dall’area del fascismo veneto di Ordine Nuovo: è una sentenza che denuncia i depistaggi dei servizi di sicurezza dello Stato, quindi una sentenza storica che conferma come verità giudiziaria la verità politica che ha sorretto la democrazia quale unico luogo abilitato a dare verità e giustizia al popolo italiano.
Ricordo che costante e aperto è stato il contributo che le Fiamme Verdi hanno dato per la pace nel mondo. Perché parlo di queste cose? Perché nomi come pace, libertà e democrazia, beni essenziali gli Stati a caro prezzo da chi scelse di mettere a rischio la propria vita e molti persero, sono valori e parole oggi in gioco. Ricordo, perché i decenni passano e le cose si confondono, che chi scelse la libertà al tempo, scelse la parte più debole, qui nella capitale della Repubblica Sociale Italiana, qui che era un luogo di ferocia delle bande fasciste e di una molto estesa delazione diffusa di spioni, una scelta molto difficile e rischiosa. Perché venne fatta questa scelta? La scelta della parte debole, da tempo c’è chi vuole mettere sullo stesso piano chi scelse la Repubblica Sociale Italiana e i renitenti alla leva e i Partigiani. Vi fu una presa di coscienza dei morti in guerra, dagli scioperi che anche a Brescia dal marzo 1944 bloccarono le fabbriche, pure presidiate dalla Guardia Nazionale Repubblicana e dai nazisti. Perché tale presa di coscienza venne mossa dalla fame e dalla paura, ispirata dai molti preti e dai vecchi, pochi, oppositori al regime. Lo ricordo proprio perché va smentita questa tendenza a mettere tutti sullo stesso piano, che non si sapeva come sarebbe andata a finire, fino agli ultimi giorni dell’aprile del 1945. Sono invece democrazia, libertà e pace, beni fondamentali che appunto sono stati donati alle nostre generazioni dai Partigiani e ora questi valori, queste parole, devono confrontarsi con impetuosi movimenti nazionalisti e razzisti, devono confrontarsi con i fili spinati, devono confrontarsi con forti avanzamenti politici di forze xenofobe e razziste. Ci tocca di tornare a sentire l’indicibile, come accadeva nella Germania degli anni ’30, dove chi si impose lo fece, come scritto nella Terza Notte di Valpurga di Karl Kraus, con la domanda instancabilmente ripetuta «… perché l’Ebreo guadagna di più e più presto di un cristiano?…», questa era la base fondamentale della campagna del nazionalsocialismo di Hitler e dobbiamo stare ad ascoltare molti che non riconoscono la dignità della persona tra donne e uomini disperati per la guerra e per la povertà, in troppi casi non troviamo idee e parole adeguate per rispondere. È in questo modo che si indeboliscono le fondamenta della convivenza civile che i Costituenti e i Resistenti hanno edificato, prima con la Carta del 1948 e poi con l’Europa unita, lo fecero guardando al futuro, pensarono, come scritto da Teresio Olivelli, «ad un’Italia generosa e severa» due aggettivi che ancora oggi indicano un percorso difficile. Quella Italia costituzionale dell’art. 2 che così recita: «richiede l’adempimento di doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale» e che all’art. 3 afferma: «è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana». Questi sono principi e doveri inesauribili, sono un tesoro incorruttibile dentro i principi fondamentali, tra di essi, lo ricordo, l’art. 10 sul diritto d’asilo deve saperci guidare in questo quotidiano difficile e lo dovrà essere anche nei prossimi mesi. Noi ben conosciamo quale contributo seppero dare alla lotta di liberazione e poi alla costruzione della Repubblica i nostri esuli e penso e oggi con quelli che vengono qui da noi, forse, si potrà lavorare per la libertà in tante parti del mondo, una libertà non esportabile con una guerra infinita. Ma dico che è di grande valore anche il titolo costituzionale sui diritti e doveri dei cittadini e quello sui rapporti etico sociali, sono capitoli di terribile attualità, di contrasto ad una concezione autoritaria e xenofoba del governo degli Stati; una concezione, questa, che ha l’aggravante di essere contagiosa, perché si mostra risolutiva, capace di schiacciare le minoranze, di negare la dignità dell’avversario o se ci pensate, queste, sono pratiche del discorso politico quotidiano. È un’idea autoritaria, comoda, perché non affronta i problemi, li nega e li cancella, cancellando insieme i problemi e chi li vive, è una scorciatoia prima autoritaria poi totalitaria che si pone sempre un nemico da eliminare magari minoritario, ma poi si passa a eliminare anche gli altri. Purtroppo mi sento di dirlo, la storia non è mai maestra di vita e da lei non s’impara quasi mai. Sta quindi a noi, anche a noi, costruire un discorso, saper interrogare e dialogare, mostrare i problemi e le possibilità di soluzione, così il terrorismo islamista va mostrato come uno dei volti del totalitarismo del fascismo, così l’hanno definito quelle che hanno saputo sconfiggerlo senza usare la guerra, le donne di Algeria, queste a cinquant’anni dalla vittoria sul colonialismo francese, hanno dovuto lottare contro i fondamentalisti islamici che la sguazzavano a migliaia nei villaggi per stroncare la loro libertà. Esse hanno vinto usando le armi della parola e della denuncia, le armi della democrazia.
Certo, abbiamo da essere, come scrive Olivelli, «limpidi e diritti», generosi perché aperti ai problemi dei più poveri, generosi perché ci preoccupa più il dare che l’avere. È possibile; mi rifaccio alle parole scritte da Vassilli Grossman: «la bontà, l’amore cieco e muto è il senso dell’uomo… la bontà è debole e fragile questo è il segreto della sua vitalità, essa e invincibile». E scrive da Auschwitz: «anche se in momenti come questi l’uomo conserva qualcosa di umano, il male è destinato a soccombere». Quindi, lottiamo per una più vasta solidarietà di spiriti e del lavoro, dei popoli e tra i popoli, sempre citando Olivelli, mettendo insieme «dolore» e «speranza». Fu dall’esilio, dal carcere, che uomini e donne della Resistenza produssero il miracolo dell’idea della Costituente quale obiettivo primario per la ricostruzione morale e civile di un’Italia alleata di Hitler. Quegli uomini e quelle donne, superarono rancori e delusioni e trovarono un’unità di intenti che seppe superare diffidenze sospetti, per un progetto di valore fondativo e di lunga durata. Noi intendiamo seguire il loro esempio, imparando dalla loro esperienza, che la storia nobile dell’Italia che seppe risorgere a una vita dignitosa e di moralità, è lì che dobbiamo tenere i piedi e la testa, ogni giorno e sempre.

Ezio Gulberti: questi sono momenti nei quali occorre ricordare fare memoria. È necessario ricordare quale prezzo è stato pagato per conquistare la libertà e la democrazia, quale sacrificio è stato compiuto da coloro che volontariamente lottarono e offrirono la loro vita per raggiungere questi traguardi. Legandomi a quello che diceva Marco Fenaroli, si dice che la storia serva ad imparare dagli errori compiuti, ed è anche per questo che esistono queste celebrazioni, che hanno il senso di unire i cittadini con i valori di uno Stato democratico che ha dell’antifascismo il proprio fondamento. Uno degli scopi della nostra Associazione è quello di fare memoria, far sì che quanto accadde nel periodo che va dalla formazione del partito fascista fino alla liberazione ed alla conquista della democrazia non sia relegato tra le cose passate. In un articolo apparso sul Corriere della Sera dello scorso 26 agosto, Cesare Giusti scrive che: «che la crescita dei movimenti neofascisti è ormai un fenomeno costante, ragazzi tra i 15 e 18 anni»; l’età che avevano i nostri ragazzi. «Sono andati a rimpolpare le fila di movimenti dell’estrema destra lombarda, la retorica della violenza per far valere le proprie ragioni diventa calamita di rabbia e di violenza e non solo a parole e questo è un pessimo segnale la penetrazione nel mondo delle tifoserie, sempre più a destra, ha consentito vari settori dell’ultradestra di attingere un bacino considerevole di ragazzi e ragazze… tutto questo significa una cosa sola, la destra, specie se estrema, esercita un’attrattiva sui giovani così si rafforzano le fila di Forza Nuova, Cuore Nero, Casa Pound». Cerimonie nazifasciste si rafforzano a Predappio, a Rovetta ed anche a Lovere; al cimitero monumentale di Milano si manifesta per ricordare i caduti della Xª Mas nelle vicinanze, o a cavallo del 25 aprile. È per questi motivi che a tutela dei nostri giovani, la nostra Associazione da anni, tramite l’apposita commissione scuola intitolata a Ermes Gatti (già Presidente delle Fiamme Verdi), collabora con gli Istituti scolastici per tenere lezioni sulla Resistenza e per far conoscere ai ragazzi gli ultimi testimoni di quel periodo. Una collaborazione questa, tra l’Associazione e la Scuola, indispensabile per contrastare l’insinuarsi tra i nostri giovani di una nuova mentalità fascista che, ha facile presa in questi momenti di crisi economica. Questa collaborazione può essere anche rafforzata con l’utilizzo di ulteriori strumenti recentemente creati tra comuni della Valle Camonica e della Valtellina, si tratta della costituzione dell’Ecomuseo della Resistenza in Mortirolo. Tale struttura sta operando al fine di poter informare i giovani sui percorsi storici nelle nostre montagne, per portarli a vedere dove furono scritte le gloriose pagine di storia della Resistenza, dai loro coetanei di allora. Per noi di una certa età, la memoria è un dovere per trasmettere ai giovani questi importanti valori che ci sono stati tramandati.

Roberto Tagliani, la nostra cerimonia continua con la deposizione di una corona al cippo che ricorda i caduti del Mortirolo. A nome dell’Associazione Fiamme Verdi e del Direttivo provinciale, ringrazio le Autorità Religiose, Civili (sindaci, Consiglieri regionali e provinciali) e Militari intervenute, il nostro Cappellano don Tino, i nostri Partigiani, il Presidente dell’ANPI provinciale e dell’ANPI di Vallecamonica, il Coro Voci della Valle con i musicisti della Banda di Borno magistralmente diretti dai Maestri Gatti e Fenaroli, gli operatori della Protezione Civile e tutti voi che siete intervenuti. Permettetemi anche tre ringraziamenti speciali, a due che vengono da lontano e questa mattina si sono dovuti svegliare presto per poterci raggiungere: al nostro Presidente della FIVL Nazionale Francesco Tessarolo, partito da Bassano del Grappa; e da ancora più lontano, da Udine, il nostro amico Roberto Volpetti con un suo collaboratore che hanno voluto partecipare in rappresentanza della Brigata Osoppo del Friuli, che insieme alle Fiamme Verdi e ad altre 40 Associazioni fanno parte della Federazione Italiana Volontari della Libertà. Insieme a loro un ringraziamento particolare al nostro amico Marco Fenaroli, che prima come presidente dell’ANPI ed oggi come rappresentante dell’amministrazione comunale di Brescia ma, soprattutto come grande amico nostro, è sempre presente e vicino alle Fiamme Verdi e a questa manifestazione in particolare. Ora verrà deposta la corona al cippo dei Caduti della resistenza in Mortirolom con l’accompagnamento del Coro Voci della Valle che eseguirà Bella Ciao. Grazie e arrivederci al prossimo anno!

Monno, Mortirolo, 4 Settembre 2016
Registrazione e trascrizione a cura di Luigi Mastaglia