Anche quest’anno, presso la chiesetta di San Giacomo in Mortirolo (comune di Monno), L’Associazione “Fiamme Verdi” di Brescia ha organizzato il tradizionale incontro per celebrare e ricordare i giovani “Ribelli per Amore” che su queste montagne hanno sacrificato la loro vita, per ricordare coloro che per 20 mesi hanno presidiato e combattuto contro fascisti e tedeschi che, numerosissimi (oltre 2000), hanno inutilmente tentato di conquistare il Mortirolo per aprirsi una via verso la Valtellina e la vicina Svizzera durante la ritirata dal territorio italiano. Lo scopo principale, dichiarato dal comandante fascista della Brigata nera “Tagliamento”, col. Merico Zuccari,  era quello di annientare il gruppo di partigiani (poco più di 200), asserragliati sulla montagna e di conquistare il passo del Mortirolo. A nulla valsero i ripetuti attacchi delle milizie fasciste, coadiuvate e sostenute da pesanti bombardamenti da parte dell’artiglieria nazista; i partigiani del Mortirolo al comando del capitano “Sandro” (Lionello Levi Sandri), furono in grado di resistere ai numerosi attacchi e di respingere in due memorabili battaglie campali; i militi del famigerato comandante Zuccari, nonostante l’apporto tedesco ed il grande divario numerico, non riuscirono a raggiungere il loro scopo e furono costretti a una ben poco gloriosa ritirata.

A 72 anni dalla Liberazione, l’Associazione “Fiamme Verdi”, aderente alla Federazione Italiana Volontari della Libertà (FIVL), ha riproposto la celebrazione annuale per ricordare le vicende che si svolsero in questa bellissima località nella primavera del 1945.

Numerosi i partecipanti all’appuntamento, in una giornata limpida anche se decisamente fredda: S.Ecc. il Prefetto di Sondrio, dott. Mario Scalia; il Dirigente dell’Ufficio Scolastico Territoriale di Brescia, prof. Mario Maviglia; moltissimi sindaci della Valle (e non solo), accompagnati dai labari dei loro Comuni; molte Associazioni d’arma con bandiere e gagliardetti: Alpini, Carristi, Fanti, Paracadutisti, Carabinieri e Bersaglieri; una folta delegazione dell’ANPI di Brescia e di Vallecamonica; e molti, moltissimi amici e simpatizzanti delle “Fiamme Verdi”.

Il cappellano delle FF.VV., Mons. Tino Clementi, ha celebrato la Santa Messa per i caduti. Nell’Omelia ha detto, tra l’altro:

Nella nostra vita abbiamo provato tutti momenti di sconforto, nei quali abbiamo magari pensato che fosse inutile anche pregare; forse anche i nostri amici che ricordiamo oggi, si sono trovati in questa situazione. Ma non possiamo stare qui a nasconderci: è meglio prenderci la responsabilità e agire. Questo è il significato che vogliamo ricordare: non dobbiamo voltarci indietro e dire “i nostri Padri… guarda com’erano bravi!”. Ora ci siamo noi in questo mondo, su questa montagna e vediamo tante cose che non vanno bene; Dobbiamo rassegnarci? Dobbiamo lasciarci sopraffare? O dobbiamo anche noi sentirci dentro quel fuoco ardente che non è possibile contenere, sentito dai giovani che sono saliti in montagna, senza dare retta alle voci vicine, amiche che dicevano: “Perché vai in Mortirolo?” (la mamma); “Sai che potresti non tornare? Io resto qui sola !” (la fidanzata); “Cosa pretendi di fare? Siete in quattro gatti…” (gli scettici). Ma, quando c’è questo fuoco dentro, si vince ogni resistenza e non si ascoltano quelle voci, anche vicine, che parlano col cuore ma non sono la parola di Dio: solo Lui vede al di là. Non lasciamoci vincere dalle seduzioni, dai pareri, dalle chiacchiere, dalle paure e dalle incertezze. … Il nostro Teresio Olivelli, che sarà proclamato Beato nel prossimo mese di febbraio, non ha dato ascolto a queste voci, si è lasciato sedurre da Cristo, come dice la Scrittura, e ha seguito la sua coscienza illuminata da Lui. Voglio concludere con le parole di Teresio Olivelli tramandateci nella Preghiera del Ribelle, che dice: “Tu che dicesti io sono la resurrezione e la vita, rendi nel dolore all’Italia una vita generosa e severa”. Non una vita bella, paciosa ma una vita “generosa e severa”; riflettiamo su queste parole, lasciamoci convincere che è in Cristo vincitore e vittima che noi possiamo pensare al nostro presente e al nostro futuro con fiducia.

Dopo la Messa, Ezio Gulberti, consigliere provinciale delle FF.VV. di Brescia, responsabile per l’Alta Vallecamonica, coordinatore della manifestazione, cede la parola al Sindaco di Monno, Roberto Trotti, che saluta e ringrazia le numerose Autorità politiche, civili, militari e religiose convenute. Il Sindaco ha detto, tra l’altro:

Ringrazio Ezio Gulberti e l’Ass. “Fiamme Verdi” che da sempre persevera nell’organizzazione di questo importante evento, che dà lustro a tutta la Comunità di Monno che tanto ha dato alla Resistenza, il cui ruolo non è forse stato adeguatamente riconosciuto dalle Istituzioni nazionali. Pur essendo passati molti anni dalla Liberazione, è bello ritrovarci ogni anno per ricordare i sacrifici di chi qui ha combattuto e sacrificato la propria vita per donarci un futuro migliore. Ringrazio per la sua presenza il Direttore dell’UST di Brescia, Prof. Mario Maviglia, che dopo la cerimonia sottoscriverà un Protocollo d’intesa tra L’Ecomuseo della Resistenza in Mortirolo e l’Ufficio Scolastico Provinciale proprio per trasmettere alle nuove generazioni l’esempio ed i valori della Resistenza attraverso la promozione di incontri e dibattiti nelle scuole. A tale proposito, ricordo il compianto Ermes Gatti, che sicuramente sarebbe fiero di questo risultato. l’Associazione “Fiamme Verdi” da tempo è impegnata, entrando materialmente nelle scuole con la Commissione Scuola a lui dedicata, per trasmettere quelli che sono i valori fondanti della Resistenza, che sono decisamente ancora attuali, sui quali è nata la nostra Costituzione, da difendere, oggi come ieri, da tutte le aggressioni che minano il nostro ordinamento Democratico.

Interviene poi S. Ecc. il Prefetto di Sondrio, Mario Scalia:

Desidero sentitamente ringraziare la Presidente dell’Associazione “Fiamme Verdi”, Agape Nulli Quilleri, il Presidente della Provincia di Brescia, Pier Luigi Mottinelli, e tutti i componenti il Consiglio dell’Associazione per l’invito alla celebrazione delle battaglie del Mortirolo oltre ad un caro saluto a tutta la popolazione presente. Condivido appieno la precisazione fatta dal Comandante Lionello Levi Sandri delle FF.VV. relativa all’uso del termine celebrare in luogo di commemorare. Il ricordo dei Caduti di tutte le guerre, per quanto doloroso per la perdita di tante vite umane spezzate e per l’indicibile dramma dei familiari, dev’essere monito imperituro alla devastazione che ha portato e che la guerra porta sempre con se ma, è giusto e sacrosanto che si metta l’accento e si esalti e la necessità di mantenere vivo l’insegnamento che serva soprattutto alle future generazioni, ai giovani che non hanno vissuto in prima persona tali tristi vicende perché è grazie anche al grande sacrificio di tanti coraggiosi italiani che oggi possono vivere in un Paese nel quale regna la Pace.

Gulberti ricorda che le FF.VV. hanno designato il Presidente della Provincia, Pierluigi Mottinelli, quale figura istituzionale incaricata di tenere il discorso ufficiale, e gli cede la parola nella doppia veste di oratore e di convalligiano camuno.

Buona giornata a tutti i convenuti, Autorità civili, religiose, militari in servizio e in congedo, ai Sindaci, al Coro ed al suo Maestro Pier Carlo Gatti, a cittadine e cittadini tutti che anche quest’anno siete saliti in Mortirolo così numerosi.
Ringrazio per il gradito invito l’Associazione “Fiamme Verdi” e l’amico Alvaro Peli che mi permettono di intervenire oggi per portare il mio saluto personale e quello della Provincia di Brescia che mi onoro di rappresentare, insieme ai Consiglieri provinciali Diego Peli, Giampiero Bressanelli e Filippo Ferrari che sono con me oggi, unendo così simbolicamente i duecentocinque Comuni e gli oltre duemilaseicento tra sindaci e assessori e consiglieri comunali che sono oggi la base elettiva della nuova Provincia.
La dimensione territoriale e demografica è un alto valore alla Resistenza che la nostra grande Provincia, nonostante le medaglie al valor militare – d’argento per la Città di Brescia, di bronzo ai comuni di Cevo e Corteno Golgi, che si uniscono a quelle dei tanti caduti, medaglie al VM Lorenzini, Cappellini, Perlasca, Schivardi, Venturini – non ha avuto i riconoscimenti che si merita, come altre Province hanno invece avuto. In particolare, è mancata un’onorificenza che riguardasse l’intera realtà provinciale: ma forse non è troppo tardi per riproporla.
Non nascondo un sentimento di emozione per essere qui alla Chiesetta di San Giacomo in Mortirolo, dopo l’omelia dell’amico cappellano delle FF.VV. mons. Tino Clementi, in un luogo reso sacro dal sacrificio e dall’impegno delle formazioni partigiane per liberare l’Italia dalle forze armate repubblichine e nazifasciste.
Un luogo, questo, teatro tragico e drammatico della Resistenza dove dal 22 al 27 febbraio prima e dal 9 aprile al 2 maggio 1945 poi, hanno avuto teatro gli scontri più rappresentativi della guerra di Liberazione bresciana dove, come affermano alcuni storici, si è svolta la più grande battaglia campale tenuta dalla Resistenza italiana.
Qui, chiaramente, il pensiero va anche ad altri luoghi della nostra Resistenza: Pratolungo, la Valsaviore, la Valmalga, la Città di Brescia.
Con la nostra partecipazione di oggi, sempre più numerosa, di anno in anno a discapito dei 72 anni passati, a dimostrazione e merito dell’importante lavoro di educazione nelle scuole che Fiamme Verdi e ANPI svolgono da anni, celebriamo non una semplice ricorrenza ma confermiamo la fedeltà al sentimento di libertà su cui è fondata la nostra storia e la nostra identità repubblicana, innervata nella Costituzione.
Possiamo ben affermare con orgoglio che la Valle Camonica – e la Provincia di Brescia tutta – hanno dato con forza e coraggio alla Resistenza; è quell’Italia che ci fa, oggi, essere liberi e in pace.
Infatti, come ebbe a dire Piero Calamandrei parlando agli studenti: “Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i Partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati: dovunque è morto un italiano per riscattare la Libertà e la dignità della Nazione, andate là giovani col pensiero, perché là è nata la Costituzione”.
Infatti, dopo gli anni bui della dittatura, l’Italia è riuscita sì a riscattarsi nella crescita della Democrazia, unendosi alle forze che si sono battute in Europa contro il nazifascismo, anticipazione del percorso che avrebbe portato poi all’avvio del progetto europeo, che mai come oggi appare fragile e che noi siamo chiamati a confermare di sviluppare.
È proprio in questi momenti di paura che c’è bisogno di un “di più” d’Europa e di un “di meno” di sentimenti nazionalisti e protezionisti.
Un periodo di drammatica incertezza, quello che l’Europa sta vivendo oggi, dove di fronte alla paura alcune formazioni politiche anche in Italia propongono la costruzione di muri e l’uso della forza, anche con privazione di libertà, evocando soluzioni autoritarie; dove tragedie profonde – la più recente a Barcellona – ci portano a interrogarci sul valore della pace, sull’orrore della violenza e ci portano a ricordare come la democrazia al pari della libertà non siano mai conquistate una volta per tutte. Sono un patrimonio che ci è stato consegnato dall’esempio e dal sacrificio di chi ricordiamo oggi, che trasuda da queste montagne e che anche dal volgere di mutamenti che sembrano tutto travolgere e mettere in discussione, dobbiamo essere capaci di conservare e trasmettere a figli e nipoti.
Momenti di trasformazione storici, con flussi migratori tra i paesi poveri e i cosiddetti paesi ricchi di proporzioni mai viste; l’affermazione di nuovi mercati emergenti; la globalizzazione economica che cambia gli scenari e toglie i punti di riferimento conosciuti: processi che vanno governati con capacità e lungimiranza, non con la reazione isterica della paura.
Anche oggi, anche se in contesti diversi, ci si sta ancora una volta confrontando con i valori di Libertà, di Pace, di Solidarietà e di Giustizia che animarono la rivolta morale del nostro popolo contro gli orrori della guerra, contro le violenze disumane del nazifascismo, contro l’oppressione di un sistema autoritario. Per costruire solidamente il nostro domani, la memoria dovrà essere rivolta a quei principi di rispetto sulla libertà altrui, di rifiuto della sopraffazione e della violenza, di uguaglianza tra le persone che proprio gli uomini della Resistenza scrissero in maniera indelebile. Sono diverse le figure da ricordare: i valorosi combattenti che hanno sacrificato la loro vita, perché credevano nei principi ricordati poc’anzi.
Molto si legge nel libro
La montagna non dorme di Dario Morelli: penso, tra gli altri, ad Antonio Schivardi, Giacomo Cappellini, Luigi Tosetti, che organizzarono le prime formazioni partigiane in Vallecamonica; penso a figure di comando come Lionello Levi Sandri, Romolo Ragnoli, penso all’amico Ermes Gatti che mi ha guidato nelle prime presenze in Mortirolo, ma voglio ricordare in questa occasione – lo ha fatto anche don Tino – la grande ricchezza della Chiesa bresciana, dove spiccano le figure dell’arcivescovo mons. Giacinto Tredici, il vescovo Carlo Manziana, padre Giulio Bevilacqua, padre Ottorino Marcolini, padre Gino Del Bono, alcune figure di sacerdoti camuni che hanno partecipato attivamente alla Resistenza dalle loro canoniche: don Carlo Comensoli, di Bienno, parroco di Cividate che ospitò nella sua canonica il comando clandestino della Divisione “Tito Speri” delle Fiamme Verdi e che per tutta la vita s’impegnò nei valori resistenziali e per il sostegno della rinascita economica e sociale camuna, reso noto alle nostre generazioni dagli scritti del nipote, Paolo Franco Comensoli; don Vittorio Bonomelli, di Valle di Saviore, curato a Sonico e poi Arciprete a Breno, cui i nazisti uccisero a botte il padre, che si arruolò nel servizio segreto inglese, venne paracadutato più volte nel Nord Italia, nella bergamasca e in Val d’Ossola, portando a termine importanti missioni.
Mi preme, in questo luogo per lui familiare, ricordare la figura di don Giovanni Antonioli, a 25 anni dalla morte, nato a Monno cento anni fa, parroco di Ponte di Legno, tra i collaboratori più attivi e tenaci delle “Fiamme Verdi” dell’Alta Valle Camonica: era il prete di tutti, fedele ai grandi ideali, sempre disponibile alla sua gente, sempre attivo per la sua gente contro il nazifascismo.
Ma come non citare gli altri innumerevoli sacerdoti, tra i quali spicca la figura di mons. Pietro Gazzoli, di Edolo, vescovo ausiliare. Tanti di loro addirittura arrestati, ne cito alcuni che hanno subito l’arresto, don Giuseppe Balzarini, curato di Breno; mons. Ernesto Belotti, curato di Artogne; don Andrea Boldini, parroco di Fraine; don Gian Battista Fanetti di Sellero, 
don Giovanni Rizzi, parroco di Incudine; don Giovan Maria Rodondi, parroco di Malonno; don Pietro Salari, parroco di Plemo; don Giovan Maria Spiranti, curato a Corteno e a Edolo, che ho avuto l’onore di apprezzare per la sua opera per i nostri concittadini all’estero, fondatore di “Gente Camuna”; per arrivare poi all’estremo sacrificio di Don Giovanni Battista Picelli, trucidato a Zazza di Malonno.

Questa veloce e incompleta elencazione non vuole proporre una riscoperta confessionale della guerra partigiana né un omaggio all’ispirazione cattolica dei partigiani dalle mostrine verdi, in continuità con la presenza militare delle truppe alpine; proprio nell’anno in cui Papa Francesco ha voluto ricordare don Primo Mazzolari e don Lorenzo Milani, esso vuol ricordare il grande impegno civico della Chiesa bresciana.
Come potete vedere, sono tanti gli eroi della Resistenza, a partire dai giovanissimi combattenti che hanno versato il sangue, che hanno perso la vita su queste montagne, su questi sentieri, affinché altri potessero ritrovare la libertà perduta. Ma anche donne, insegnanti, civili… una battaglia di popolo che ha sopportato una guerra partigiana nelle nostre borgate di montagna.
È necessario rivolgersi ai cittadini di oggi e di domani per raccontare il sacrificio compiuto da questi ragazzi che avevano la loro età. Eh sì, ci voleva coraggio per affrontare il regime nazifascista, a rischio della vita e delle ritorsioni sulle proprie famiglie: quei ragazzi lo hanno avuto e meritano di essere ricordati con rispetto e riconoscenza.
Quali sarebbero oggi i sentimenti dei Ribelli per amore di fronte alle sfide contemporanee?
Sicuramente un invito ad essere coraggiosi per difendere le nostre idee, i nostri principi, costi quel che costi.
A non aver paura dell’altro, anche se diverso da noi, se è di religione e di nazionalità diversa.
Grazie ancora alle Fiamme Verdi e ai partigiani tutti di quanto fatto allora, e alle loro Associazioni per quanto continuano a fare oggi per le nostre comunità, facendo mio l’impegno al fine che le Istituzioni siano sempre sensibili ai temi della Democrazia e della Libertà.
La presenza di oggi di tanti sindaci e di tanti gonfaloni è la testimonianza più bella che ciò già avviene. Per non dimenticare mai.

[scarica qui il Discorso del presidente Mottinelli]

Prende, infine, la parola Roberto Tagliani, consigliere provinciale delle FF.VV. e  recentemente eletto Vice Presidente Nazionale della Federazione Italiana Volontari della Libertà.

Buongiorno a tutti. Anche io mi unisco ai ringraziamenti che già, molto bene e molto dettagliatamente, il Sindaco di Monno ha rivolto a tutti i presenti; ringrazio davvero sia il Prefetto di Sondrio sia il Presidente della Provincia per le belle parole che ci hanno rivolto, così come ringrazio il Direttore dell’UST prof. Maviglia per la presenza molto significativa, di cui avrò modo di dirvi tra poco.
Porto con me il saluto della Presidente Agape Nulli Quilleri, che per ragioni di salute non ha potuto salire quest’anno in Mortirolo, come ormai  purtroppo succede da qualche anno: ma se l’età non aiuta gli spostamenti, il suo spirito è ancora molto energico e vitale, e ogni anno mi raccomanda di dire che non ci dobbiamo mai stancare di essere presenti su queste montagne, a ricordare i nostri caduti.
Insieme a quelli di Agape Nulli porto i saluti del Presidente Nazionale F.I.V.L. Francesco Tessarolo, che l’anno scorso era qui presente, proprio a poche settimane dalla sua elezione, e ci rivolse un importante contributo alla riflessione sul senso di essere testimoni della Resistenza oggi; avrebbe voluto tornare tra noi, ma oggi è a Granezze, in provincia di Treviso, sull’Altopiano di Asiago, dove si svolge un’altra importante manifestazione dell’A.V.L. di Vicenza, anch’essa aderente alla F.I.V.L. Nonostante l’assenza, non ha mancato di mandarci un messaggio, di cui vi leggo i contenuti principali:
“Carissimi, in occasione dell’annuale cerimonia di commemorazione delle battaglie del Mortirolo, voglio esprimere per iscritto, la mia piena partecipazione all’importante appuntamento. Nel disorientamento generale, sotto il peso di un’occupazione nazifascista particolarmente dura e feroce, i ragazzi giovanissimi, sulle montagne del Mortirolo seppero guardare nella propria coscienza, andare oltre la facile rassegnazione e la comoda attesa, distinguere nettamente e in prima persona tra Libertà e schiavitù, tra Democrazia e dittatura, tra Ragione ed esaltazione fanatica, tra Civiltà e barbarie e rinsaldare i vincoli, tanto preziosi quanto fragili del Bene comune. Anche oggi, di fronte alle tante incertezze e ai problemi del presente, dev’essere un obiettivo comune il preservare la memoria dei Caduti per la Libertà e il prendere esempio della scelta libera e responsabile che essi fecero. Ringraziandovi di cuore per quanto la vostra Associazione ha fatto per salvaguardare questo patrimonio morale ideale, colgo l’occasione per salutare le Autorità civili, militari, religiose e tutti i cittadini e le cittadine che anche quest’anno prenderanno parte e rifletteranno sui decisivi fatti d’arme e sul profondo monito che ancora oggi li accompagna”.

Insieme alle parole di Francesco Tessarolo voglio darvi alcune informazioni interessanti, che forse avrete appreso anche da alcune anticipazioni giornalistiche.
Come saprete, qualche mese fa è stato attivato un nuovo sito, collegato a quello della nostra Associazione che esiste ormai da alcuni anni,  che abbiamo reso disponibile a tutti coloro che possono collegarsi attraverso un computer: l’indirizzo è www.il-ribelle.it, ed in esso è presente l’intera serie del giornale clandestino “il ribelle”, che abbiamo ristampato in formato cartaceo in occasione del settantesimo della Liberazione (2015), insieme alla Provincia di Brescia. Quel libro, ripubblicato e distribuito in tutte le biblioteche, nelle scuole e a tutti voi, è oggi disponibile anche
online ed è a disposizione di studiosi e di tutti gli interessati che ne vogliono prendere visione. Questo è anche uno dei motivi per cui dobbiamo ringraziare, non soltanto per le parole che ci ha rivolto, il Presidente Mottinelli e tutto il Consiglio e l’Amministrazione Provinciale, per quanto sono vicini alle iniziative della nostra Associazione; colgo l’occasione per annunciare che, in continuità con quella pubblicazione, nel corso di quest’anno e all’inizio del 2018, pubblicheremo anche i “Quaderni del ribelle”, quelle piccole pubblicazioni tascabili che venivano distribuite clandestinamente per riflettere, per formare i cittadini che, il giorno dopo la fine dei combattimenti, sarebbero diventati i protagonisti della storia repubblicana. Anche in questo progetto, la Provincia di Brescia ci è vicina e ci sostiene.
Ancora: come accennava nella sua omelia mons. Tino Clementi, c’è un altro motivo di orgoglio che, non solo come Fiamme Verdi, ma come partigiani tutti, abbiamo vissuto in questi mesi e in queste settimane. Avrete sentito l’annuncio da parte del Papa, per tramite del Postulatore della causa di beatificazione del Servo di Dio Teresio Olivelli che, il 3 Febbraio 2018, a Vigevano, il nostro Teresio Olivelli verrà proclamato Beato, in una cerimonia pubblica. Teresio Olivelli non è solo l’autore della nostra amata “Preghiera del Ribelle”: è una figura straordinaria di partigiano e di cattolico, impegnato negli anni terribili del fascismo e della Resistenza. A Teresio Olivelli le “Fiamme Verdi”, in collaborazione con la F.I.V.L. e ocn l’Archivio Storico della Resistenza Bresciana e dell’Età Contemporanea dell’Università Cattolica, dedicheranno un convegno nel marzo 2018: la data dovrebbe essere quella di sabato 17. In questo convegno potremo riflettere sull’importanza di questa figura e sulla sua attualità, non solo in senso dell’ispirazione filosofica e religiosa ma, anche di moralità pubblica e d’impegno per la collettività.
Insieme a questo, abbiamo pubblicato sul nostro sito istituzionale, proprio oggi – giorno del raduno in Mortirolo, che per noi è sempre un giorno importante, oltre che un momento di grande rilevanza e di grande visibilità –  una riflessione storica di Rolando Anni, che precisa e approfondisce il caso della tragica scomparsa di Franco Passarella.
Voi sapete che è una vicenda che ha sollevato – in più occasioni e da più parti – polemiche e vicissitudini che molto spesso non hanno tenuto conto della documentazione storica conservata, e che sicuramente non hanno fatto bene alla storia della vicenda umana e della tragedia di quest’uomo. Vi invito quindi a collegarvi alla pagina dedicata nel sito www.fiammeverdibrescia.it per leggere questo approfondimento, per divulgarlo e farlo circolare. Daremo notizia anche sui giornali di questa pubblicazione. Come vedrete, si tratta di una riflessione storica, senza polemica e senza volontà divisiva ma, che si fonda sulla situazione materiale e documentata, cercando di chiarire i termini e i margini di questa tragedia umana che qualcuno ha cercato di strumentalizzare con una volontà polemica, che non ci appartiene da un punto di vista associativo né da quello del rispetto dei morti, che sempre ci guida. Quindi vi esorto a collegarvi al nostro sito, a leggere e diffondere questo scritto.
Infine, l’ultimo elemento – ma non ultimo per importanza, e anzi strategico per la continuità dei valori che oggi ricordiamo e celebriamo – è l’impegno che gli amici dell’Ecomuseo stanno portando avanti all’interno del rapporto con il mondo della scuola e con le giovani generazioni; è stato accennato prima: la presenza del prof. Mario Maviglia oggi è legata a un atto importante, la sottoscrizione di un Protocollo d’Intesa tra il MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca), rappresentato sul territorio della nostra provincia dall’Ufficio Scolastico Territoriale di Brescia,  e l’Ecomuseo della Resistenza in Mortirolo, per promuovere la formazione degli insegnanti e degli studenti attorno alle vicende che qui si sono realizzate e si sono vissute. Un esempio di come l’attività della testimonianza non sia fatta solo di cerimonie, che sono importanti, che sono utili e che sono anche moralmente doverose, ma che è fatta soprattutto di impegno a diffondere, a divulgare e a far conoscere la storia perché è dalla storia che si può conoscere la verità.

Ora, prima di concludere, procediamo alla consegna, come ringraziamento, di una copia della ristampa anastatica de “Il Ribelle” al Prefetto di Sondrio, al Presidente della Provincia Pier Luigi Mottinelli (che già la conosce, ma oggi la riceve in dono ufficialmente) e al Prof. Maviglia, che rappresenta tutte le Scuole della Provincia alle quali è già stata consegnata.
Un ultimo gesto di ringraziamento, per il quale vi chiedo veramente un applauso caloroso, è rivolto al nostro Ezio Gulberti, che è l’anima organizzativa di questa manifestazione: lavora per settimane, per mesi, per far sì che tutte le cose funzionino bene. Abbiamo pensato, nell’anno dedicato a Teresio Olivelli, che anche per lui sia piacevole approfondire la figura di Teresio Olivelli: così gli vogliamo regalare la biografia, recentemente scritta dai giornalisti di “Avvenire” Domenico e Renzo Agasso, dedicata appunto al “Difensore dei Deboli” Teresio Olivelli, così come Ezio è il difensore della nostra memoria in Alta Valle.

Non mi resta che ringraziare veramente tutti voi presenti: e lasciatemi dire che fa piacere vedere quanti Consiglieri, Assessori e Sindaci siano presenti oggi. E fa ancora più piacere che siano, molto spesso, persone molto giovani: questo ci fa ben sperare e ci fa pensare che il loro impegno sia anche frutto dell’impegno di chi qui ha combattuto ed è morto.

Grazie a tutti e arrivederci all’anno prossimo.

L’ultimo gesto della manifestazione è la deposizione della Corona al monumento dedicato ai Caduti: il Presidente Provinciale dell’ANPI, Giulio Ghidotti, Alvaro Peli per il coordinamento provinciale FF.VV., il Prefetto di Sondrio, il Presidente della Provincia di Brescia, il Sindaco di Monno e il Dirigente dell’UST rendono omaggio istituzionalmente ai Caduti del Mortirolo.
Terminata la Cerimonia davanti alla chiesetta di San Giacomo, una delegazione si è recata presso la Croce che ricorda il sacrificio del Maresciallo dei Carabinieri e Comandante Partigiano Luigi Tosetti (Berti), per la posa di una Corona in suo omaggio e ricordo.

Mortirolo (Monno), 3 Settembre 2017
a cura di Luigi Mastaglia