Fausta Gulberti, oratore ufficiale della cerimonia

Fausta Gulberti, oratore ufficiale della cerimonia

“Oratore ufficiale”… Un ruolo importante, impegnativo, che ha visto, nel tempo, figure eccellenti parlare tra queste montagne. Non vi nascondo che essere qui oggi a riflettere insieme a voi sull’importanza di questa celebrazione annuale è per me un onore e mi emoziona.

Vi sarete chiesti anche voi, perché, a una persona come me, nata alcuni anni dopo gli eventi che oggi ricordiamo, tocchi parlare di fatti che potrebbero sembrarle estranei… ma qui, fra i tanti che hanno combattuto, c’era un giovane che occupa un posto speciale nel mio cuore; c’era mio padre, 17 anni e tanta voglia di vivere messa a rischio dagli eventi a cui aveva coscientemente deciso di partecipare.

Questo legame profondo tra me e questa ricorrenza è il motivo principale che mi ha portata ad essere qui oggi.

Anche quest’anno, seppur con le dovute cautele dettate dalla situazione sanitaria in cui ci troviamo, non abbiamo voluto rinunciare al doveroso omaggio a uomini e donne che con coraggio hanno qui vissuto la resistenza tenendo alti i valori della dignità e della libertà.

La Resistenza, uno degli eventi più eroici della storia della nostra Patria.

Uomini e donne, coraggiosi e altruisti, si sono schierati contro le discriminazioni violente dell’oppressione fascista.

Quegli uomini e quelle donne hanno abbandonato le loro case… i loro affetti, molti di loro hanno abbandonato la spensieratezza della gioventù, hanno resistito e ci hanno fatto il dono prezioso della Libertà, della Democrazia e della nostra Costituzione, che abbiamo il dovere di difendere e diffondere. ci hanno fatto dono di così alti valori, a noi spetta il compito di difenderli da chi li strumentalizza!

Nel suo celebre discorso ai giovani studenti di Milano, nel 1955, Pietro Calamandrei, parlando loro della Costituzione, ebbe a dire queste parole:

Quanto sangue, quanto dolore per arrivare a questa Costituzione, dietro ad ogni articolo di questa Costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi, caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento….giovani come voi, che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa carta, che non è una carta morta: è un testamento, un testamento di centomila morti.

Parole forti che ci fanno riflettere, oggi come ieri.

È quindi nostro dovere ricordare, perché solo facendone memoria non voltiamo le spalle a chi ha sacrificato la vita per noi.

La loro Resistenza fu ribellione alle ingiustizie, fu desiderio di costruire un mondo migliore, un mondo giusto.

Scriveva il giovane Bortolo Fioletti (Poldo):

Cara mamma, non piangere per me, perdonami e pensa se fossi tra coloro che martirizzano la nostra gente… Io sono qui per nessun altro scopo che la fede, la giustizia e la libertà, e combatterò sempre per raggiungere il mio ideale. Presto verremo giù e vedrai che uomini giusti saremo! Allora si vivrà con la soddisfazione di vivere e non con l’egoismo di oggi.

Parole semplici ma dense di significato, che esprimono alcuni dei fondamentali principi su cui si è basata la lotta partigiana.

Ci commuoviamo ogni volta che la sentiamo e nei nostri cuori generano sentimento di profonda gratitudine nei confronti dei nostri ribelli.

Poldo non è più sceso da queste montagne; è morto in battaglia. Aveva 19 anni;  come 19 anni aveva Luigi Calvi; 19 anni Bortolo Bigatti; 18 anni Enrico Buila; 18 anni Costante Pianta, solo per citarne alcuni.

Il loro sacrificio e quello di tutti i partigiani, ci permette di vivere «con la soddisfazione di vivere».

Quanti uomini, mentre combattevano, avranno pensato alle loro mamme, alle loro fidanzate, alle loro spose, alle loro sorelle.

Ricordiamoci anche del ruolo di migliaia di donne che parteciparono alla Resistenza Italiana ed Europea.

Donne che solo sostituirono gli uomini nel loro lavoro per il mantenimento della famiglia, ma presero parte attiva e consapevole alla lotta , furono di sostegno concreto all’attività partigiana.

Attingo dal libro di Giuseppe Giovanelli, Fiamme Verdi:

Una presenza femminile notevole è quella delle infermiere partigiane. Spesso donne di paese che accudirono i feriti, portando una parola gentile di conforto e di fede, più efficace di una medicina. Sono anche suore non solo coinvolte nella cura clandestina dei partigiani, ma nella stessa attività cospirativa. Poi ci sono le staffette… Le nostre magnifiche staffette meriterebbero una storia a parte ed un maggior riconoscimento. Occorreva più coraggio per fare la staffetta che per fare il partigiano in montagna.

Queste sono parole di don Domenico Orlandini, il comandante “Carlo” della 284° brigata Fiamme Verdi “Italo”, operante sulla montagna reggiana.

Ci furono poi donne che abbracciarono la lotta partigiana armata, divenendo vere e proprie combattenti.

Queste donne, ognuna nel proprio ruolo, consapevoli del pericolo che correvano e facevano correre alle famiglie erano mosse da un unico grande obiettivo finale: LIBERTÀ… LIBERTÀ PER TUTTI.

Libertà. Mai come oggi, riusciamo a comprendere totalmente il valore di un concetto così – apparentemente – astratto.

Proviamo a considerare la Libertà non come un diritto scontato e acquisito ma come un dovere che richiede continuo impegno da parte di TUTTI NOI.

È un bene prezioso, la Libertà di cui tutti dobbiamo prenderci cura: per non vanificare i sacrifici di chi ha lottato e sacrificato la vita per farcene dono ed è dovere di ogni cittadino difenderla.

Ha bisogno di regole la Libertà, ed è necessario che queste regole vengano condivise e rispettate da tutti noi.

Concludendo, permettetemi: stringiamoci tutti in un virtuale abbraccio in ricordo di chi non c’è più, ma idealmente ci accompagna giorno per giorno, esortandoci a perseguire gli ideali di libertà e democrazia, che anche sotto questo cielo, tra queste montagne hanno visto la luce.