“Il Natale è sempre un dono del cielo”.

Così incomincia don Giovanni Antonioli il racconto della Messa da lui celebrata in Mortirolo con i partigiani la notte di Natale del 1944.

“I doni di Natale arrivati fin lassù – continua – non erano molti, ma non si potevano contare i lacrimoni dei partigiani mentre leggevano i bigliettini di accompagnamento…Di una cosa sono certissimo: anche i bigliettini sembravano caduti dal cielo. I partigiani non furono così contenti neanche quando ricevettero i grossi pacchi degli alleati, con dentro armi e viveri. Anche questi venivano dal cielo, ma non erano i doni di Natale…Dopo il dono di Dio, il cuore e gli ideali del partigiano avevano trasformato la notte di guerra in una notte di amore”.

Nella chiesetta del Mortirolo, martedì 3 gennaio 2017, don Dassa rilesse queste parole di don Giovanni per ricreare l’atmosfera di quella notte di 72 anni fa. I quasi cento che si erano ammassati nella piccola chiesetta di s. Giacomo ascoltavano con occhi socchiusi quasi a ricostruire mentalmente la suggestione di quella notte. Allora tutto parlava di guerra, ma “pur avendo sempre vicine le loro armi, parevano dolci come i suonatori di flauto”. Ora i presenti erano bene equipaggiati contro il freddo intenso, mentre fuori il paesaggio era completamente diverso da quella lontana notte: niente neve e nessun pericolo imminente, ma solo una falce di luna rischiarava leggermente tutto il paesaggio riarso e gelato, di un triste color marrone bruciato. I tanti “camminatori” arrivati fin lassù al richiamo di don Dassa, con altri saliti anche dai paesi vicini assieme ai monnesi, sollecitati da una così particolare rievocazione della notte natalizia dei partigiani, seguivano con partecipazione la celebrazione eucaristica.

L’idea era nata quest’estate, quando Ezio Gulberti, a nome dell’Associazione Fiamme Verdi di Brescia, aveva sollecitato Don Battista a realizzare questa iniziativa, subito condivisa anche dall’Ecomuseo della resistenza in Mortirolo, dalla Valorizzazione luoghi e sentieri Grande guerra e Resistenza, nonché dal Comune di Monno.

Ezio e don Battista ci hanno messo tutto il loro impegno per rendere la celebrazione non solo coinvolgente, ma particolarmente toccante, con ricordi e letture che riandavano al lontano Natale dei partigiani. Anche le soavi note di una chitarra hanno contribuito a rendere più intima la celebrazione, accompagnata dai canti accorati di tutti i presenti.

Prima di salutarci e riprendere la strada del ritorno, illuminato dalle torce elettriche frontali, tutti hanno coralmente espresso i più vivi ringraziamenti agli organizzatori, accogliendo entusiasti la proposta di Ezio di ritrovarci quassù ogni anno in questa notte magica per rendere tradizionale questo spettacolare incontro in ricordo anche del compianto monnese don Giovanni Antonioli, di cui ricorre quest’anno il centenario di nascita.

La serpentina di quanti avevano imboccato la strada di ritorno verso Monno formava una lunga scia punteggiata di lucine baluginanti. Il silenzio era rotto solo dallo scalpiccio degli scarponi battenti sul terreno gelato e sembrava quasi di udire un sommesso saluto by Domba: “Buon anno e buon cammino nella Pace!”

( Eugenio Ferrari)

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